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    Europa Verde per un cambiamento green dell’Unione Europea 

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    Tutti i partiti, o quasi, si apprestano ad affrontare le prossime elezioni Europee con un programma “green” volto alla tutela ambientale dopo gli allarmi degli ultimi mesi. Il partito dei Verdi in Italia non ha mai ricevuto una grande attenzione da parte dell’opinione pubblica e dai media, per via delle basse percentuali raggiunte nelle varie elezioni, soprattutto nell’ultimo decennio. Eppure Europa Verde concorre alle prossime elezioni con un programma interessante, con alcuni punti che sono ripresi in altre liste. Per cercare di capire meglio il loro manifesto politico e la loro posizione all’interno dell’Unione Europea abbiamo contattato Angelo Bonelli, ex deputato e Presidente dei Verdi fino allo scorso anno, attualmente candidato per Europa Verde nella Circoscrizione Nord Est.

     

    Quali sono le misure prioritarie da intraprendere a livello europeo per salvaguardare il nostro pianeta e invertire la rotta negativa?Bisogna avviare un processo di conversione ecologica attraverso una politica energetica che si ponga l’obiettivo, da qui ai prossimi anni, di arrivare alla produzione di energia rinnovabile al 100%. Bisogna avviare processi di innovazione tecnologica per avere una maggiore efficienza e un risparmio energetico, questo significherebbe far risparmiare tanti soldi alle famiglie italiane. È necessaria un’agricoltura sostenibile per garantire una sicurezza alimentare nelle tavole degli italiani, dove troppe volte si servono cibi carichi di pesticidi. Va modificato il piano agricolo comunitario, le risorse devono essere indirizzate verso un’agricoltura biologica e di conseguenza contro gli OGM. Infine bisogna individuare un processo di conversione ecologica dell’industria automobilistica. L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha denunciato che ogni anno in Italia 87.000 persone muoiono per inquinamento, con danni economici e sociali pari a 47 miliardi di euro. Proprio per questo vogliamo incentivare l’elettrico: si pensi che in Norvegia già oggi un’auto su due è elettrica. Questo sarà un grande processo di innovazione capace di rilanciare l’occupazione.

    A proposito di occupazione e green jobs. L’Italia è pronta ad una transizione ecologica?
    L’Italia ad oggi non è pronta ad una transizione ecologica. Non è pronta perché ha una classe politica inadeguata, incompetente e che non ha una visione del futuro. Lo scontro che si prospetta per il 26 maggio qualcuno vorrebbe derubricarlo come un referendum tra Salvini e Di Maio. Niente di più sbagliato, in realtà entrambi sono la faccia della stessa medaglia. Quello che sta accadendo tra i due viceministri è un litigio scientificamente pianificato e irriguardoso nei confronti degli italiani. Se vogliamo sintetizzare il 26 maggio in un referendum si prospetta uno scontro tra chi vuole costruire un futuro diverso e chi invece vuole mantenere lo status quo.

    Tant’è vero che l’Italia non risulta tra i paesi firmatari del documento europeo “Un paese pulito per tutti” che si pone l’obiettivo di azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050…
    No l’Italia non ha firmato il documento ed è un fatto molto grave. L‘atteggiamento del governo sul tema ambientale è inaccettabile. C’è un livello di ipocrisia molto alto. Questo perché proprio il M5S, lo scorso anno, ha fatto una campagna elettorale mettendo al centro il tema ambientale. Arrivati al governo, però, hanno cambiato idea radicalmente, tradendo e voltando le spalle a tante battaglie come ad esempio l’Ilva e la TAV. Hanno fatto la stessa cosa, se non peggio, di quello che faceva Berlusconi, introducendo il silenzio assenzo sui vincoli paesaggistici ambientali. Infine hanno autorizzato di spargere sui suoli agricoli fanghi di depurazione che hanno una quantità di diossine elevatissime, come la PCB ossia una molecola vietata dal 1982 perché cancerogena.

    Recentemente la causa ambientale è esplosa grazie al caso di Greta Thunberg, Fridays For Future e i vari movimenti giovanili. Non pensa che ci sia stato un errore di comunicazione politica che non ha saputo coinvolgere i più giovani alle tematiche ambientali?
    “Si è probabile che ci sia stato ma può essere anche l’inverso, ovvero il rischio di un’informazione generalista che è assolutamente impreparata e che non affronta questo tema come si deve. Le cose che dice Greta noi le diciamo da anni. Siamo molto felici e guardiamo con grande speranza il fatto che ci siano milioni di giovani che nel mondo scendono in piazza per questo. Però, ad esempio, in questi sei mesi di campagna elettorale l’Europa Verde non è stata invitata in nessun contenitore di approfondimento televisivo visto da milioni di telespettatori. Cartabianca ci ha dato solamente 15 secondi per presentare il nostro programma. C’è quindi un problema serio anche per quanto riguarda la democrazia, perché il livello di censura della questione ecologica è qualcosa di irresponsabile dal punto di vista morale.”

    Le dichiarazioni che ci sono state nei confronti dei giovani manifestanti per il clima come le interpreta?
    Ci sono state dichiarazioni offensive ed aggressive. Dopodiché ci sono stati dei politici come Berlusconi e Zingaretti che hanno esternato ammirazione per Greta, pur avendo fatto un lavoro inaccettabile a livello ambientale. Zingaretti ha cementificato e autorizzato provvedimenti pro-urbanistici, fa parte del PD che ha autorizzato le trivelle. Berlusconi è quello dei condoni edilizi. È tutta una grande ipocrisia dove l’ambiente diventa solo politica di marketing.”

    Cambiando argomento, voi chiedete una forte riforma delle Istituzioni europee: maggiori poteri al Parlamento, abolire il potere di veto del Consiglio Europeo e infine un’Europa federale. Viste le forti divisioni che ci sono tra i paesi dell’Ue, divisi tra sovranisti e liberali, non trova che un tipo di governo federale possa rallentare maggiormente l’Ue?
    Un’Unione Europea non federale che non ha una politica interna, di difesa, fiscale, sociale o di welfare unica non può andare da nessuna parte. È necessario riformare il Trattato di Dublino, il problema è che i sovranisti come Salvini o Meloni prendono come esempio Orban e quelli che il Trattato di Dublino non lo vogliono riformare, diventando i peggiori nemici per gli interessi dell’Italia.

    Sempre a livello europeo, secondo uno studio dello Sockholm International Peace Research Istitute (SIPRI), l’export di armamenti è aumentato dal 10% tra il 2013 e il 2017. Qual è  il giusto compromesso tra interesse economico e la vendita di armi a paesi in guerra?
    Non possiamo non arrivare ad un processo di conversione dell’industria delle armi. È chiaro che se dicessi che da qui ad un anno scompaiono le armi in tutto il mondo non sarei per nulla credibile. Però, la questione della produzione delle armi come quelle prodotte in Sardegna, che poi vanno in Yemen a far saltare in aria i bambini, sono un problema morale che il più delle volte entra in contraddizione con l’interesse economico. Ogni anno si spendono nel mondo 1.700 miliardi di dollari in armamenti. Se solo il 10% di questa cifra fosse destinata per dieci anni alla cooperazione, agli investimenti nelle infrastrutture, alla formazione e all’ambiente noi avremmo salvato l’Africa da una situazione drammatica. È una decisione che va presa altrimenti non basteranno nemmeno muri alti 50 metri per fermare i conflitti sociali che arriveranno dall’Africa e che busseranno alla porta dell’Europa.

    Per concludere andiamo un attimo sulle questioni interne. È di pochi giorni fa la notizia dell’uscita di Civati e di Possibile dalla sua lista, accusando che ci sono alcuni candidati di estrema destra all’interno di Europa Verde. Può spiegarci meglio?
    “Civati ha visto un film che non esiste, non ci sono candidati di estrema destra. Le accuse fatte a queste tre persone sono assolutamente inaccettabili e le spiego il motivo. Giuliana Farinaro viene dal Partito Comunista Italiano, ha militato nelle liste Verdi a finie anni ’80 ed è una professoressa di scienze naturali che fa le sue battaglie nella Terra dei Fuochi. Elvira Vernengo è una giovane donna che assiste i bambini migranti; Mario Canino è uno storico ambientalista di Roma che si porta ancora oggi i segni di una sprangata risalente a fine anni ’80 per mano dei fascisti. Tutto questo equivoco è nato perché queste persone sono iscritte ad un’associazione chiamata Fronte Verde, fondata da un ex membro del Movimento Sociale italiano. Ciò comporta che sia un’organizzazione di estrema destra e fascista? Francamente penso che questo sia un modo veramente autoritario di interpretare l’Antifascismo.

    Riccardo Lucentini

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