Migranti, giovani, precari, ambiente|sabato, novembre 17, 2018
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    Il DEF d’azzardo 

    Tempo di lettura: 4 minuti

    Il Def (Decreto Economia e Finanza) è stato redatto e nonostante la bocciatura da parte di organi indipendenti come Bankitalia, di organi istituzionali come l’Ufficio parlamentare di Bilancio e da parte dell’Unione Europea, i nostri leader politici tirano avanti verso l’approvazione definitiva. In queste due settimane esperti ci hanno tutti messo in guardia non soltanto per aver sforato i limiti europei portando il deficit al 2,4% ma anche perché le previsioni di crescita previste da questa manovra sembrano essere troppo ottimiste e il prezzo da pagare rischia di essere troppo alto. Ma allora perché Di Maio, Salvini e Tria sono decisi ad andare avanti verso l’approvazione di un decreto che sembra essere un azzardo per gli italiani? Evidentemente il ritorno elettorale non è da sottovalutare in vista delle elezioni europee di maggio 2019 e il fatto di aver mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale per le politiche di marzo, aumenta la credibilità del binomio giallo-verde.
    Ma il gioco vale la candela? Non è di certo soltanto la paura di sforare il tetto europeo a connotare negativamente questa manovra, dato che anche la Francia lo ha fatto (anche se sono due situazioni molto diverse), si discute piuttosto su come questi soldi vengano spesi.

    La manovra

    Tra i punti principali della manovra ci sono: l’abolizione della Fornero, il reddito di cittadinanza, la riforma dei centri per l’impiego e l’istituzione di un fondo per risarcire i risparmiatori di Monte dei Paschi e infine condoni, condoni e ancora condoni per gli evasori.
    Mandare in pensione circa 400,000 persone equivale non soltanto a garantire posti di lavoro ad altrettanti giovani, ma vorrà dire anche che ci saranno 400 mila pensioni in più da pagare ogni mese per i prossimi anni, con un costo stimato dall’INPS di circa 140 miliardi. Un fardello che peserà, non poco, sulle spalle di noi giovani. Dopo quasi dieci anni di crisi era ovvia la necessità e la voglia di far rifiatare gli italiani, proprio per questo l’idea del reddito di cittadinanza non è completamente sbagliata ma è inadeguata in un momento storico del genere dato l’esorbitante costo (circa 10 miliardi) a fronte di stime di crescita veramente basse, una misura assistenzialista che rischia di paralizzare il Paese piuttosto che rilanciarlo. Per non parlare poi del controllo su come verrà usato questo reddito di cittadinanza e a chi verrà distribuito, in che modo si riuscirà a verificare le spese dei benefattori di questo reddito? Ricordiamoci che dopo il rilascio dei buoni scolastici di 500 euro, durante gli anni del governo PD, centinaia di studenti tramite artifizi e furbizie se li sono rivenduti ottenendo un guadagno “cash” da spendere come meglio credevano. Se non siamo stati in grado di controllare qualche migliaio di studenti, riusciremo a garantire che circa 6 milioni di persone non facciano i furbetti nell’utilizzo di questo reddito? Non si poteva semplicemente aumentare il budget dell’attuale sussidio di disoccupazione (fermo a 2 miliardi)?

    L’idea di riformare i centri per l’impiego è altrettanto nobile e giusta, dato che soltanto il 3% degli iscritti riesce a trovare un’occupazione tramite questi organi. Poteva diventare una riforma strutturale portante per il mercato del lavoro italiano se non fosse che il budget stanziato è veramente irrisorio. La Germania ha utilizzato circa 11 miliardi di euro per riformare questi centri mentre la manovra italiana ne prevede soltanto uno. Basterà?

    Nonostante le battaglie contro i condoni fiscali fatte negli anni in cui erano all’opposizione, oggi il Movimento 5 Stelle, insieme alla Lega, ce li ripropongono, camuffandoli come misure di pace fiscale per coloro che hanno compilato erroneamente l’ISEE o per coloro che hanno fatto i furbetti, i quali però hanno l’opportunità di redimersi (pagando meno di quanto dovuto). Ma cosa si poteva fare con tutti questi soldi? Innanzitutto visto il grave stato in cui versano le infrastrutture italiane, Toninelli stesso ha affermato che non riesce a “dormire perché preoccupato di alcuni tratti altamente instabili dell’A24 e A25”, potevano essere messe in sicurezza e ristrutturati quei viadotti e ponti che sono a rischio crollo. Si poteva migliorare il servizio sanitario italiano, dotando gli ospedali e i centri medici di tecnologie all’avanguardia e di nuovo personale medico, regolarizzando i precari che da anni chiedono tutele e adeguamenti di contratto. Con qualche miliardo si sarebbero potuti aumentare i salari minimi, investire in nuovi posti di lavoro e combattere il lavoro nero, piaga sociale del nostro Paese. Per creare occupazione basterebbe iniettare nelle casse del MIUR risorse importanti per regolarizzare migliaia di professori precari ma anche per ristrutturare gli edifici scolastici che spesso e volentieri vivono in uno stato di completo abbandono. Piuttosto che eliminare il criterio del numero chiuso a medicina, si poteva investire in nuove borse di specializzazione per i medici (e non), che è la vera esigenza all’interno del mondo della medicina e delle Università. Si potevano abbassare le rette per le università pubbliche dato che secondo un ultimo studio, gli studenti italiani sono tra quelli che pagano più tasse rispetto agli studenti dei Paesi dell’Unione Europea. Infine è necessario investire nella ricerca per evitare la continua fuga di cervelli e trattenere, dopo esorbitanti costi da parte dello Stato, gli studenti che vogliono portare avanti progetti ambiziosi per incrementare il know-how del Paese.

    Insomma, le risorse monetarie potevano essere impiegate in maniera diversa per far ripartire l’economia italiana dopo una lenta e dolorosa uscita dalla crisi, soprattutto senza rischiare azzardi e pensando ai problemi reali del Paese. Ricordiamoci che stiamo aumentando il debito più delle soglie consentite, il che significa che dovremmo convincere gli altri investitori a darci i soldi, il problema è che lo stiamo facendo con un piano finanziario inadeguato, che rischia di impantanare il nostro Paese. Ancora una volta aleggia lo spettro di una crisi nera, viverne due in meno di dieci anni non è proprio uno scenario desiderabile. Evidentemente se tutti ci mettono in guardia un motivo valido ci sarà, il problema è che abbiamo un ennesimo governo che di cambiamento non ha proprio nulla, ma che pensa soltanto ad arricchire la sua pancia elettorale, come tutti gli altri.

    Youssef Hassan Holgado

     

    About the author: Youssef Hassan Holgado

    Nato il 2 settembre del 1995 a Salamanca, una piccola cittadina spagnola situata nella regione della Castilla y León. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, redattore di Generazione Zero da settembre 2016. Da gennaio 2018 occupo la posizione di Direttore Editoriale, continuando a fare del giornalismo la mia passione.

    In risposta a Il DEF d’azzardo

    1. Daniela Pappalardo

      A proposito di alternative alla finanziaria
      http://controfinanziaria.sbilanciamoci.org/

       

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