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    Il punto di vista “Radicale” sullo scioglimento dei comuni 

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    All’indomani della tempesta scatenatasi nel ragusano dopo lo scioglimento del Comune di Vittoria per mafia, nella vicina Scoglitti si è riunita l’assemblea del Partito Radicale, contestualizzata perfettamente in relazione di una delle otto proposte “di legge di iniziativa popolare contro il regime”, proposte di legge così denominate dal Partito Radicale, e cioè quella relativa allo scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose. “Il caso fa bene le cose” – ha esordito Elisabetta Zamparutti, membro del comitato organizzativo del Partito Radicale ed ex parlamentare, sottolineando come soltanto 14 ore dopo lo scioglimento del Comune di Vittoria, l’assemblea Radicale cascasse a fagiolo per riflettere sull’istituto dello scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa.
    I toni sprezzanti durante l’assemblea

    Durante l’assemblea, moderata da Sergio D’Elia, esponente di spicco del Partito Radicale, nonché ex membro di un’organizzazione terroristica operante negli anni di piombo, il tema dello scioglimento dei comuni ha monopolizzato l’incontro, che inizialmente doveva vertere anche sugli altri temi caratterizzanti le proposte di legge dei Radicali, tra le quali amnistia, misure di prevenzione e informazioni interdittive, ergastolo ostativo, riforma della Rai, leggi elettorali e incarichi extragiudiziali dei magistrati. Alcuni di questi temi sono stati accennati durante la conferenza, ma l’importanza tematica contestuale dettata dagli avvenimenti del giorno prima ha indirizzato l’incontro a senso unico. All’interno dell’assemblea sin dalle prime battute l’antifona era caratterizzata da feroci critiche nei confronti delle misure di scioglimento dei comuni. Lo stesso Sergio D’Elia ha parlato di “terribilità” delle misure antimafia, che confliggono con lo stato di diritto, e criticando aspramente la dialettica del Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, che poche ore dopo lo scioglimento esultava con un “infelice” tweet, dedicando lo scioglimento al giornalista antimafia Paolo Borrometi.

    La rabbia di chi direttamente coinvolto.

    Se da un lato durante l’assemblea le parole degli esponenti Radicali erano orientate su un punto di vista assolutamente critico nei confronti delle misure preventive e di scioglimento degli enti locali, dall’altro, il fiume di rabbia di chi era direttamente coinvolto in mansioni operative all’interno del Comune di Vittoria a stento si riusciva a trattenere.  Andrea Sessa, responsabile dell’ufficio stampa del Comune di Vittoria, ha duramente affermato, durante il suo intervento in assemblea,  che né il consiglio dei ministri, né un giornalista antimafia avrebbero potuto toglier loro l’orgoglio, e ha affermato che le inchieste della procura hanno dato luogo a una scelta antidemocratica. Elogiando poi le iniziative di legalità dell’ormai ex sindaco di Vittoria Giovanni Moscato, ha parlato di come le inchieste della procura e il successivo scioglimento abbiano portato a un sovvertimento della volontà popolare. Più lucida invece la disamina del consigliere comunale di Vittoria Salvo Sallemi che seppur critico nei confronti delle misure di scioglimento, “basate su un principio fondato sul sospetto”, si è limitato a precisare di voler attendere le sentenze definitive della giustizia per far chiarezza su quanto accaduto.

    Il comune senso di sfiducia istituzionale da parte dei radicali

    Michele Sbezzi, presidente della Camera penale degli Iblei, ha proseguito i lavori durante l’assemblea esprimendo solidarietà all’ex sindaco Moscato, criticando il provvedimento di scioglimento che secondo lo stesso Sbezzi arrivava a termine di un procedimento sbagliato. Tenendo poi una vera e propria lezione di diritto, Sbezzi ha spiegato ai presenti i vari passaggi del processo che porta allo scioglimento di un ente, concludendo comunque con la necessità di dover attendere gli esiti del ricorso per far luce sulla vicenda vittoriese, in relazione a quanto accaduto nel 2015 a Scicli, con lo scioglimento e il successivo assolvimento dell’ex sindaco di Scicli Susino dopo due anni. Seppur con toni più aspri lo stesso concetto è stato poi ribadito da altri esponenti del Partito Radicale, prima Gianmarco Ciccarelli, che ha parlato di giustizia come massimo problema istituzionale del paese,  poi Elisabetta Zamparutti , che parlando delle misure di scioglimento dei comuni e interdittive, esse si fondano su quadro basato su elementi di sospetto, che configurano un vero e proprio “stato di polizia”.

    Lorefice il “caso Scicli”

    Nella fase conclusiva dell’assemblea è intervenuto il giornalista Bartolo Lorefice, che ha messo sul piatto l’esperienza vissuta dalla comunità di Scicli, che ha portato allo scioglimento del comune per mafia nell’aprile del 2015, mentre nel 2017 la procura generale di Catania ha rinunciato alla prosecuzione dell’azione nei confronti dell’ex sindaco di Scicli Franco Susino, determinando la sua assoluzione, mentre ai Mormina non è stato riconosciuta l’associazione mafiosa. Sebbene questi eventi abbiano portato incertezza nell’operato delle istituzioni, non è altrettanto facile associare quanto avvenuto a Scicli con i recenti avvenimenti di Vittoria. Eppure durante la conferenza dei Radicali in parecchi hanno fatto facili accostamenti tra la vicenda sciclitana e quella vittoriese, gettando discredito sull’operato istituzionale. Tra questi Lorefice, che ha definito lo strumento dello scioglimento come quello dell’arbitrarietà, con cui “decide chi ha il potere”, ha subito paragonato le due vicende, evidenziando caratteristiche affini tra lo scioglimento di Vittoria e quello di Scicli. Lorefice ha infine evidenziato alcuni aspetti poco chiari delle circostanze sciclitane, come un presunto ricatto da parte dell’ex governatore della Regione Rosario Crocetta, che in seguito allo scioglimento del Comune di Scicli affermava che nessuno avrebbe premuto per lo scioglimento, se alle elezioni al posto di Susino fosse stato candidato un esponente della lista di Crocetta.

    Per conoscere la verità sul caso di Vittoria, e se quindi le accuse della procura saranno confermate o meno, occorrerà attendere i tempi della giustizia. I Radicali invece hanno già emesso la propria sentenza.

    Giovanni Massari

     

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