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    19 Luglio 2018 – Intervento Libera Ragusa 

    Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del presidio di Libera Ragusa durante la manifestazione “Marina di Ragusa non dimentica – sui passi di Paolo Borsellino”, tenuta lo scorso 19 Luglio nella località marittima.

    Prima di cedere la parola agli ospiti di questa sera, vorrei spendere due parole, a nome del presidio di Libera Ragusa: perché, se ogni anno negli ultimi 7, ci siamo dati appuntamento al 19 Luglio, prima a Ragusa Ibla, poi a Marina di Ragusa, non è solo per mera tradizione o per folklore. Lavoriamo ogni giorno, su diversi fronti, e non smettiamo di pensare che queste occasioni possano essere un modo per fare il punto della situazione, per interrogare noi e, auspichiamo, ciascuno di voi, sui cardini del nostro vivere comune. Ed è proprio di questo che vi vorrei parlare.

    Qualche settimana fa si è concluso il processo Borsellino-quater. È stata emessa una sentenza di 1800 pagine circa, in cui si ripercorrono oltre 20 anni di indagini e processi, tra falsi pentiti e servitori dello Stato infedeli. “Su via D’Amelio uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”, così si legge tra le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Caltanissetta, e si legge di Bruno Contrada e del Sisde, della testimonianza di Scarantino, dell’agenda rossa e di molto altro ancora. Si legge ancora che Borsellino “rappresentava un pesantissimo ostacolo alla realizzazione dei disegni criminali non soltanto dell’associazione mafiosa, ma anche di molteplici settori del mondo sociale, dell’economia e della politica compromessi con ‘Cosa Nostra’” e “che la finalità della strage è sicuramente terroristica: non fu soltanto un fatto di mafia, ma un fatto di terrorismo mafioso”.

    La sentenza rappresenta così una pietra miliare nel difficile compito di definire la verità sulla strage, perché ricostruisce anche i ruoli poco trasparenti di vari pezzi dello Stato.

    Allo stesso modo, ci sembra fondamentale sottolineare che il territorio in cui viviamo non è scevro da fenomeni mafiosi. Le vicende del mercato ortofrutticolo; del traffico di stupefacenti; dei porti di Pozzallo e di Marina di Ragusa; le interdittive antimafia intervenute su alcune aziende che gestiscono i rifiuti in provincia; i legami tra i clan locali, della Stidda, e le mafie più note, in particolar modo la ‘Ndrangheta; l’omicidio Brandimarte; le decine di operazioni di polizia che sgominano quasi quotidianamente i traffici dei clan sono solo alcuni esempi di come il nostro territorio sia invaso da forze criminali che lucrano sulle spalle di ciascun cittadino onesto.

    Ci hanno detto per anni che la mafia a Ragusa non esiste, che forse a Vittoria, ma chi ne parla lo fa solo per infangare il buon nome di questa terra. Ci hanno, persino, detto di avere le fette di prosciutto sugli occhi. Quello che invece hanno costruito, per il buon nome, sono salumerie delle coscienze: ovattate dall’indifferenza e oscurate da una comunicazione che genera odio e ci distrae dal nemico.
    Questo lo denunciavamo 7 anni fa, durante la prima edizione di questa manifestazione; questo lo denunciamo ancora oggi. Se è vero che le parole sono rimaste le stesse, immutato è il nostro spirito, perché siamo convinti che la storia sia dalla nostra parte, a noi, ciascuno nei ruoli che ricopre e nelle competenze che sviluppa, tocca dare una spinta alla storia.

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