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    Rapporto Ecomafie 2018: un anno da record 

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    Il 2017 è stato un anno notevole sia per quanto riguarda l’incremento dei reati ambientali, sia per quanto riguarda il contrasto delle forze dell’ordine. È ciò che emerge dal Rapporto Ecomafie 2018, in cui Legambiente ha elaborato una serie di dati che forniscono la misura del danno che ogni anno subiscono i nostri territori ed il ruolo dei clan nei reati ambientali: ne sono stati censiti oltre 331 in attività. Con il termine ecomafie, coniato da Legambiente stessa nel 1994, si tratteggia l’interesse e il coinvolgimento delle mafie nei reati che colpiscono il patrimonio naturale, agricolo e ambientale. Mai nel nostro Paese si sono svolte tante indagini sui reati contro l’ambiente come nel 2017 e i dati sottolineano un aumento del numero degli illeciti ambientali, segnalati a quota 30.692 (+18,6% per cento rispetto all’anno precedente, per una media di 84 al giorno, più o meno 3,5 ogni ora); il numero di persone denunciate (39.211, con una crescita del 36%) e dei sequestri effettuati (11.027, +51,5%).

    I numeri presentati ci dicono che il fatturato dell’ecomafia sale a quota 14,1 miliardi, con una crescita del 9,4%, dovuta soprattutto all’incremento nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale.
    Allo stesso modo, cresce l’attività delle forze dell’ordine: sono circa 76 le inchieste sul traffico di rifiuti,77 gli arresti, 992 i trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati nel 2017. Il settore dello stoccaggio e del prelievo dei rifiuti è quello più gettonato dagli ecocriminali. Uno dei settori prediletti è quello dell’abusivismo edilizio, in gergo detto delle “cascate di cemento”, in particolar modo legato al cosiddetto “ciclo illegaledel cemento” che riguarda per il 44% le regioni dove è più presente il fenomeno mafioso.
    I reati nel comparto agroalimentare sono in crescita e toccano quota 37 mila; sono inoltre 22 mila le persone denunciate e/o diffidate, 196 gli arresti e 2.733 i sequestri nel settore. I settori più colpiti sono anche qui quelli più redditizi: quello vinicolo, ittico(recente, ad esempio, il sequestro di diverse tonnellate di tonno rosso) e della ristorazione.

    È interessante notare l’incremento dei dati riguardo i sequestri, in esplosione dal 2016, anche grazie all’implementazione normativa con la legge 68/2015 sugliecoreati, con cui si è agito sul problema storico della qualificazione penale di certe attività e sull’efficacia dello strumento penale in questa materia.

    In tutto questo miasma il collante risulta la corruzione. L’alta mole di capitali investiti nel settore attira gli interessi delle cosche che vanno ad inquinare le amministrazioni pubbliche. L’interesse in questo tipo di reati è infatti principalmente di natura economica e intercetta una serie di livelli organizzativi dello Stato. E il trend, nel 2018, non tende a scendere, come si evince dalle recenti inchieste nel settore della gestione dei rifiuti in Sicilia.
    Il quadro che ci si pone davanti è preoccupante e l’impegno di Legambiente come propulsore della creazione di una “agenda ambientale” per il Parlamento, se da un lato non trova ancora cittadinanza nelle dichiarazioni degli attori della vita pubblica, dall’altro impone una scelta personale, etica ed ecologica.

    Sandro Tumino

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