Migranti, giovani, precari, ambiente|venerdì, settembre 21, 2018
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    Migranti e rifugiati: narrazione ostile, Ragusa non ci sta. 

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    Al sopraggiungere del 20 giugno, un’Italia un po’ confusa sul tema ha celebrato la giornata mondiale del rifugiato. Ricorrenza che intende accendere un faro sugli invisibili 68 milioni di rifugiati che, a quanto pare, “infettano” questo mondo. Si, proprio così! Questo è il messaggio che viene trasmesso dai mezzi dell’informazione e rimandato in maniera martellante sui social. Chi fugge da miseria e lotta per la sopravvivenza non è ben accetto, non è il benvenuto, non ha spazio. Per combattere questa linea narrativa sono stati tanti gli appuntamenti organizzati a Ragusa dal 19 al 28 giugno con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’immigrazione e dei rifugiati.  Si è parlato di narrazione, giornalismo e di molto altro, in occasione della due giorni organizzata da UNHCR Italia, Fondazione Migrantes, Fondazione San Giovanni Battista, SPRAR e Caritas Diocesana di Ragusa, svoltasi a Ragusa il 27 e il 28 giugno. Un momento di incontro e di discussione con l’impegno implicito di risvegliare qualche “anima bella” dal torpore dorato della distanza mediatica, al fine di confrontarsi con chi tocca con mano la sofferenza di migliaia di persone. Il 28 giugno si sono riuniti nella saletta Avis voci distinte del grande coro dell’accoglienza Ragusana, cattolica e non: Filippina Coccuzza, Prefetto di Ragusa, da sempre attenta al dossier immigrazione; Renato Meli, Presidente della fondazione San Giovanni Battista; Maria Elisabeth Basilone, responsabile per la Sicilia di UNHCR; tra le voci più coinvolte personalmente troviamo: il Direttore della Caritas Diocesana di Ragusa, Domenico Leggio, il Presidente di Fondazione Migrantes Ragusa, Padre Rosario Cavallo e l’inviato di Avvenire Paolo Lambruschi, il tutto moderato da Gianni Molé, Segretario provinciale di Assostampa Ragusa.

    Proprio l’inviato del quotidiano cattolico si è reso protagonista di un appassionato intervento. Citando JohnAdams, ha sottolineato come nella mancanza di numeri si creano spazi in cui i fatti vengono distorti e la verità resa monca e muta. “Gli Italiani sono il popolo più ignorante in Europa in tema di Immigrazione” afferma, “pensano che ci sia un’invasione quando in realtà gli arrivi sono calati dell’80 per cento”. Il messaggio è forte e diretto: probabilmente l’Italia e l’Europa si stanno rendendo complici di uno dei più grandi business di esseri umani al mondo, aiutando le guardie di frontiera libiche.

    Inoltre, negli ultimi mesi sono giunte vergognose dichiarazioni di guerra al mondo delle ONG, che da sole, o quasi, sopportano il peso dei salvataggi in mare, salvataggi che sarebbero comunque compiuti da mercantili di passaggio in maniera meno tempestiva e meno sicura per le vite dei migranti. Si sta mettendo sotto processo il mondo della solidarietà senza dati fondati, senza prove, senza fatti. “Tutto questo”, tuona,” è inaccettabile per un giornalista”. La recrimina colpisce una stampa italiana miope, incapace di essere più che provinciale e dove non si parla mai di Africa. Già, perché i più grandi giornali italiani non hanno più corrispondenti in Africa e di questo cambiamento non si discute. Da quando si è deciso che il problema riguarda l’immigrazione in sé e non l’Africa come continente?

    Alla sua voce risponde una comunità partecipe e attenta, che si è ritrovata anche nelle manifestazioni del giorno precedente in Piazza G.B. Odierna per la premiazione dei racconti scritti dai migranti e per il suggestivo concerto dei Radiodervisch.

    Sandro Tumino

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