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Una poltrona sicura 

Non c’è dubbio sulla sconfinata cultura artistica di Vittorio Sgarbi, né sul fatto che egli sia un curatore strepitoso di mostre presenti lungo l’intera Penisola. Non è messa in dubbio neanche la sua capacità come scrittore o come collezionista d’arte di fama. Non lo è neanche la sua stridente reputazione di strano personaggio tivù, capace di esplosioni di rabbia incontrollata e di un turpiloquio notevole che cozza con la delicatezza che usa per parlare di quadri e statue. Bisogna ammetterlo: uno strano connubio di qualità e difetti, non c’è che dire. Certe qualità (o difetti) risaltano ancora di più se dal palco dello spettacolo approdano a quello della politica e della cosa pubblica. Sgarbi infatti è oggetto di voci e interessi che ruotano attorno alla sua carriera politica e all’imminente salto di qualità che sta per fare. Insomma, non è l’amante dell’arte a essere sotto esame, ma è l’uomo politico quello che ci interessa.
Non parliamo del suo operato in qualità di sindaco di Salemi (2009) o di Assessore al comune di Cosenza con delega per il centro storico (2016), né delle pendenze e dei processi ancora aperti (come il processo per diffamazione nei confronti del critico d’arte ferrarese Italo Tommasoni o quello contro Davide Benati, sempre per lo stesso tipo di reato). Della lunga carriera politica (iniziata nel 1990 e militata tra partiti di varia estrazione) a noi interessa specificamente l’ultimo tassello: la sua nomina ad Assessore ai Beni Culturali e all’identità siciliana, nomina affidatagli dal neopresidente eletto Nello Musumeci, dopo la vittoria alle regionali del 2017. Una carica promessa al noto critico d’arte, forse anche assai ambita, ma che nei fatti sembra destinata a durare poco. A pochi mesi dalla nomina infatti non si è registrata nessuna manovra d’interesse culturale o che salvaguardasse cultura e identità dell’Isola. L’unico atto politico degno di nota registratosi in questi mesi è stato l’aumento degli stipendi dei parlamentari dell’ARS, in barba alle promesse fatte, voluto da Miccichè, unico e vero detentore del potere politica. 

Come in ogni campagna politica, chiunque possa dare una mano al partito, la dà. Che importa se si accumulano responsabilità, competenze o uffici, accumulare cariche è uno sport in Italia. Genera entrate cospicue e privilegi. Quel che importa è accumulare influenza e potere e scavarsi un posto nelle stanze che contano. Anche Sgarbi non è da meno: pazientemente come un pittore che traccia la trama della sua tela, pianifica le mosse della sua personale carriera politica. Come? Accettando la più conveniente proposta di Berlusconi e candidarsi in Lista con lui. Più importante di Palermo per fare carriera politica, c’è solo Roma. Tant’è che Vittorio, uomo fine di fine intelletto, ha colto immediatamente la palla al balzo abbracciando la proposta fattagli dal Cavaliere. In cambio della candidatura guadagnerà un seggio sicuro al Senato della Repubblica. Un posto fisso e noioso insomma. Si prevede una prossima poltrona vuota alla Regione Sicilia? Non sia mai! Vittorio ci rassicura con la sua proverbiale pazienza (Capra!), asserendo che le voci dell’imminente abbandono dell’assessorato sono tutte menzogne, l’abbandono potrebbe avvenire solo se venisse nominato Ministro dei Beni Culturali. Dice di preferire la Sicilia e il suo incarico isolano che lo gratifica di più. Insomma, la fuga avverrebbe per una nomina ministeriale, mica per piccole cose come la nomina senatoria! Malgrado comunque le sue rassicurazioni, Musumeci va già in cerca di un sostituto (un mettere le mani avanti che la dice lunga).

Insomma, che cosa possiamo dedurre da una simile notizia? Ricaviamo la conferma che la Sicilia è, il più delle volte, solo un trampolino di lancio per chiunque abbia ambizioni nella politica nazionale. Questi politici di professione (come li avrebbe chiamati M. Weber, usando l’accezione negativa) vivono di politica, godendo nell’esercitare la propria personale influenza nella ridistribuzione di ricchezza e potere nel Paese. Non c’è una reale vocazione al bene politico, né al bene dell’Isola e del suo plurimillenario patrimonio artistico, storico e naturalistico (non che ultimamente, negli ultimi 20 e più anni ci sia stato qualcuno che possedesse la vocazione alla Politica). Non siamo dentro la mente di Sgarbi e dunque non possiamo conoscere le sue reali intenzioni, ma finché non smentirà con i fatti il sospetto di essere più interessato alla poltrona che alle responsabilità che ne derivano, è lecito considerarlo alla stregua di un qualsiasi burocrate. Una tigre di carta se preferite, o una coda di paglia.

Giovanni Busà

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