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    Biotestamento, una legge morale 

    Il 13 dicembre è ufficialmente entrata in vigore la legge sul Biotestamento, votata dal Senato con una maggioranza di 180 voti favorevoli, 71 contrari e 6 astenuti. Rifiutare o sospendere le terapie è ufficialmente un diritto del paziente.

    La legge tutela il diritto all’informazione, all’autodeterminazione e alla libertà di scelta. D’ora in avanti chiunque potrà liberamente scegliere di non sottoporsi ad alcuni metodi cura o di interromperli, evitando così l’accanimento terapeutico. Le volontà del paziente vanno dichiarate per iscritto o tramite videoregistrazione, nelle disposizioni anticipate di trattamento (Dat), importante mezzo per salvaguardare la capacità decisionale anche nel caso in cui, a causa di una patologia cronica, questa dovesse venir meno. È possibile nominare un fiduciario che rappresenti il paziente nelle relazioni con le strutture sanitarie. Le Dat, inoltre, possono essere modificate o revocate in qualsiasi momento.

    Si tratta di un importante traguardo per la legislazione italiana e di una grande vittoria per i cittadini, una vittoria che arriva dopo lunghi anni di lotta, portata avanti soprattutto dai Radicali Italiani e dall’Associazione Luca Coscioni.
    “Qualche lacrima è uscita quando abbiamo visto il cartellone del voto, qualche emozione forte anche in ricordo di una lunghissima battaglia. Più di dieci anni fa quel dibattito insopportabile sul caso Englaro che mi toccava presiedere con qualche insulto. E quanto tempo, quanta fatica per arrivare a una legge di umanità” – cariche di soddisfatta emozione le parole di Emma Bonino, esponente dei Radicali Italiani, presente il giorno 13 dicembre nella tribuna dell’Aula del Senato insieme ai dirigenti dell’associazione Coscioni.

    In Italia negli ultimi anni non sono mancati casi che hanno sollevato la questione, portandola ad avere una forte attenzione mediatica: Eluana Englaro, Luca Coscioni e il celebre caso di “Dj Fabo” hanno accentuato l’urgenza e l’importanza di affrontare la faccenda dal punto di vista giuridico. Insieme alla vittoria e alla soddisfazione di chi ha abbracciato la causa, non sono tardate ad arrivare le polemiche.
    Un aspetto che ha fatto molto discutere riguarda la possibilità di interrompere e rifiutare la nutrizione e l’idratazione artificiale. Su questo punto molti hanno avuto da ridire perché, soprattutto nell’ambito sanitario cattolico, nutrizione e idratazione sono ritenute “innegabili e dovute al malato”.
    Un altro articolo della normativa che ha sollevato numerose polemiche riguarda l’obbligo per gli operatori sanitari di assecondare inderogabilmente le volontà dei pazienti e agire secondo quanto indicato dagli stessi nelle Dat. Tutti gli ospedali, indipendentemente dal loro orientamento religioso o dalle loro convinzioni morali, devono garantire al paziente l’attuazione delle sue volontà, espresse e certificate nel testamento biologico.

    Si è dichiarato contrario il centrodestra, che ha definito la legge una “norma stalinista che permette la morte di Stato”. Contro la nuova normativa anche i medici cattolici, che hanno condannato la legge come una forma di eutanasia e di suicidio assistito.  Dichiarazioni opinabili dal momento che non si tratta di far morire, piuttosto di lasciare morire e lasciare che la natura faccia il suo corso, senza insistere in modo accanito e inutile con terapie che evidentemente non portano a nessun miglioramento, per di più contro la volontà del paziente. Molti medici hanno dichiarato di non voler obbedire a quanto prescritto dalla legge, perché la loro “coscienza” li dissuade dal compiere un’azione, giudicata da loro, come “immorale e innaturale”.

    Egoismo mascherato da buon senso. Rifiutarsi di realizzare l’ultima volontà di un uomo o di una donna, negare loro l’unica via d’uscita da irrimediabili sofferenze, significa calpestare le volontà del prossimo, alienare la sua libertà e le sue convinzioni morali pur di non compromettere le proprie.
    Alla protesta dei medici cattolici, la ministra della salute, Beatrice Lorenzin, ha risposto dichiarando che si sarebbe adoperata per garantire loro la possibilità di appellarsi all’obiezione di coscienza. Affermazione non apprezzata dall’associazione Luca Coscioni, la quale ha manifestato il proprio dissenso in un comunicato pubblicato sul sito ufficiale (associazionelucacoscioni.it):

    “Sembrano fuori dal tempo (non solo fuori tempo) le dichiarazioni della ministra della salute, Beatrice Lorenzin, all’indomani dell’approvazione della legge in merito all’applicazione delle Dat, quando ha dichiarato che garantirà l’esercizio dell’obiezione di coscienza sulle Dat  a medici e strutture cattoliche. Il valore delle dichiarazioni della ministra è evidentemente solo politico, risultando privo di qualsiasi significanza ed effetto sul piano giuridico. […] Se una struttura sanitaria non garantisce l’applicazione di una legge, la regione, se la struttura è pubblica, ha l’obbligo di nominare un nuovo direttore generale, se la struttura è privata, ha l’obbligo di chiuderla sino a quando il rispetto della legge non venga ripristinato.”

    La difficoltà che pone la questione sta nel distinguere la morale personale del medico da quella del paziente. Non è accettabile che un medico o una struttura ospedaliera impongano la loro visione etica e le loro decisioni a discapito di quelle del paziente, rifiutando di assecondare le sue richieste. La libertà personale è inviolabile, nessuno può essere obbligatoriamente sottoposto a trattamenti sanitari contro la propria volontà. Il medico deve saper individuare la linea di confine tra le sue personali convinzioni e scelte di vita da quelle del paziente. Per una convivenza civile bisognerebbe ricordare che esistono altre idee e altre scelte che vanno indiscutibilmente rispettate. Trattenere una persona forzatamente in vita – o forse è più opportuno dire “non-vita”, dal momento che la vita perde ogni suo senso se legata esclusivamente a una macchina – è immorale e innaturale.

    Se per morale si intende ciò che salvaguarda il benessere dell’individuo, la sua dignità, nel rispetto delle sue scelte di vita e, soprattutto, della sua inalienabile libertà, allora la legge sul testamento biologico è un importante traguardo di civiltà ed è a tutti gli effetti una legge morale che consente di restare “Liberi fino alla fine”.

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