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Ostia, un territorio in pasto ai lupi della mafia e dell’estrema destra 

Negli ultimi dieci giorni siamo stati travolti mediaticamente dai fatti di Ostia. Dopo l’aggressione al giornalista Rai Daniele Piervincenzi e alla sua troupe (Edoardo Anselmi), i riflettori si sono puntati sul X Municipio romano, ma nonostante l’attenzione rivolta al territorio, la “guerra” tra clan non si è fatta aspettare. A fine novembre è stato gambizzato in un agguato Alessio Ferreri, nipote del boss Carmine Fasciani, e pochi giorni dopo sono stati sparati 5 colpi di pistola contro la porta dell’abitazione di un membro della famiglia Spada. È evidente come le due famiglie stiano cercando di ridisegnare le sfere di potere sul territorio, soprattutto alla luce degli ultimi arresti (all’interno dei Fasciani) e sequestri effettuati da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Quello che emerge da questi fatti è che per anni si è sottovalutata la realtà criminale romana negando l’esistenza di una mafia autoctona che si alimenta tramite lo spaccio di droga, l’usura e il racket delle case popolari. Eppure è da tempo che la giornalista Federica Angeli, sotto scorta da oltre 3 anni dopo essere stata sequestrata e minacciata, denuncia con la sua penna le azioni criminali dei clan “Fasciani” e “Spada”, cercando di abbattere il muro di omertà che si erge ai confini del litorale romano.

Per anni le autorità politiche non hanno accettato che a Roma esista la mafia, che la Capitale d’Italia, anche se con caratteristiche diverse, è stata colpita dal virus mafioso al pari di tante altre città del Nord e Sud della Penisola. Eppure le sparatorie ci sono e ci sono state, il pizzo viene chiesto ai piccoli commercianti e lo spaccio di droga ha un commercio sempre più floreo. Per anni Ostia è stata lasciata alla mercé di famiglie influenti che indisturbatamente hanno avuto modo di costruire il loro impero criminale sul territorio, grazie anche ad organizzazioni e movimenti politici. “Spada in società con Colloca di Casapound e con la complicità della pubblica amministrazione – scrive Federica Angeli – piegava tutti al suo potere mafioso.” Inoltre, come emerso dall’inchiesta giornalistica di Alessandra Buccini, Casapound e il clan Spada partecipano alla gestione del racket delle case popolari ad Ostia. Infatti, “secondo un ex militante di Casapound – si dice nel servizio – nelle case popolari di Ostia non si muove nulla senza il consenso degli Spada, ma è proprio su questi alloggi che Casapound avrebbe preso i voti”. Secondo l’inchiesta, Casapound difenderebbe dagli sfratti le famiglie italiane che non sono in graduatoria e non hanno nemmeno il diritto di starci, ma che si trovano ad alloggiare in quelle case popolari grazie al sostegno degli Spada, che in cambio di denaro gestiscono un mercato immobiliare nero, distribuendo gli alloggi tra i residenti per qualche migliaia di euro. Ovviamente l’ultimo successo elettorale di Casapound (9% alle ultime elezioni municipali) non dipende soltanto dal rapporto con gli Spada, ma anche dalle idee politiche discriminatorie e xenofobe che hanno fatto leva sulla povertà e sul malcontento degli abitanti del X Municipio romano. Per troppo tempo si è trascurato il lido romano permettendo la proliferazione dell’illegalità. Ostia sembra essere un terreno dato in “pasto ai lupi” e il commissariamento del Municipio a causa di infiltrazioni mafiose all’interno della macchina amministrativa è soltanto l’apice di una realtà criminale che è ben radicata all’interno del territorio. Dopo le indagini e i blitz condotti in questi giorni la Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, ha affermato che “nessuno può negare che ad Ostia ci sia la Mafia” e che “la risposta dello Stato è forte e consapevole, e sta già ottenendo risultati importanti” anche se dovrà passare ancora un po’ di tempo prima che la situazione possa essere estinta.

Soltanto individuando e non sottovalutando la potenzialità effettiva delle famiglie autoctone del litorale ci può essere un’opposizione seria da parte delle forze dell’ordine e della magistratura. Le istituzioni devono incominciare a colmare il vuoto lasciato in questi anni, affinché le famiglie che appartengono agli strati più deboli della società non si affidino agli “Spada” o ai “Fasciani” di turno in cerca di denaro o di protezione dagli sfratti. In un certo senso l’attività criminale da loro svolta viene legittimata e compresa da molti cittadini romani, che proprio per questo motivo non parlano o addirittura negano l’esistenza di un fenomeno mafioso radicato nel loro territorio. Parallelamente all’opposizione della magistratura e ad una maggiore presenza delle istituzioni (a guida 5 stelle nella capitale), è bene che le organizzazioni e Associazioni locali promuovano un’educazione alla legalità affinché l’attività mafiosa, o più in generale criminale, non sia l’unica alternativa per ragazzi e giovani che vivono in situazioni disagiate. Ora che tutta l’Italia- autorità ed istituzioni comprese- è consapevole che anche a Roma ci sia la “montagna di merda” bisogna agire e non abbandonare l’ennesimo territorio colpito da questo virus letale.

Youssef Hassan Holgado

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