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L’Uomo in rivolta di Guglielmo Manenti 

Una mostra che fa pensare

Il 17 novembre è stata inaugurata, presso la raccolta civica di palazzo Zacco a Ragusa, la mostra di Guglielmo Manenti “L’uomo in rivolta”, esposta fino al 16 dicembre.

Curata da Andrea Guastella, è una riflessione sull’identità dell’uomo attraverso la trasposizione grafica di tre opere letterarie particolarmente attuali e significative nel contesto sociale odierno:  “La metamorfosi” di Kafka, “Woyzeck” di Büchner e l’opera poetica di Majakovskij.

La mostra è una raffigurazione del cammino dell’uomo nella Storia, tra gli ostacoli che lo bloccano e la costante ricerca dei modi per vincerli e liberarsene. È un connubio perfetto tra la forza dell’immagine illustrata e l’intensità della parola scritta, partendo da testi che risultano attuali, perché parlano di una dimensione umana immutabile, sospesa tra oppressione e incomprensione.

Il filo conduttore è la presenza del concetto di rivoluzione: non solo collega gli scritti di tre autori vissuti in epoche e contesti diversi, ma è anche l’elemento che li avvicina alla nostra realtà. Tre gli aspetti di rivoluzione presenti nelle opere: rivoluzione sociale, rivoluzione individuale, rivoluzione forzata e violenta. In tutti e tre i casi sono forme che ritornano costantemente, storie che continuano ad avere un forte impatto sociale ancora oggi.

«Guglielmo Manenti ha voluto cogliere l’aspetto condivisibile di ogni moto rivoluzionario.

ha sottolineato il curatore Andrea Guastella.

Le illustrazioni portano alla luce una dinamica tipica di ogni uomo: l’esigenza di cambiare, di rivoluzionarsi, come sottolinea l’artista stesso nell’intervista seguente.

Com’è nata l’idea di tradurre in immagini dei testi letterari?

Tutto nasce dalla mia passione per gli scrittori dell’Est. In generale, mi sono sempre interessati per le atmosfere oscure e profonde che trasmettono. I loro testi mi rendono attivo e mi stimolano ad agire. Leggere Kafka o Majakovskij mi incitava, sono un incentivo a intervenire per cambiare ciò che non è in sintonia con noi e con le nostre esigenze. Esprimono esattamente l’esigenza di mutamento che ogni uomo può sentire e comprendere.

Illustrazione ispirata alle ‘Metamorfosi’ di Karfka

 

Protagonista assoluta è la  rivoluzione. Perché ha scelto in particolare questi tre autori?

Quando scelgo i racconti cerco di trovare delle atmosfere particolari; sono alla continua ricerca di un tipo di tensione interiore da esplicitare esteriormente attraverso l’arte.

Tutte e tre le serie di raffigurazioni esposte nella mostra presentano qualcosa di inquietante e poco chiaro. Il mio non è soltanto un discorso estetico che si ferma all’illustrazione. Cerco di interagire con quello che mi circonda attraverso una riflessione sul nostro tempo che sicuramente ha dei rimandi alle situazioni di disagio espresse perfettamente dai tre autori.

Nella prima serie di illustrazioni  ha scelto di riferirsi al poeta  Majakovskij per raffigurare la rivoluzione sociale. La tematica proposta assume ancora più spessore alla luce del centenario della Rivoluzione Russa. In che modo le dinamiche di quel contesto storico sono presenti in Majakovskij e come ha scelto di riprodurle graficamente?

La rivoluzione è come un’onda che lentamente si vede crescere e assumere dimensioni monumentali, a cui segue un inevitabile declino. Per quanto riguarda la Rivoluzione Russa, il momento più alto per me è rappresentato proprio dalle poesie di Majakovskij, che è riuscito a bloccarlo nella sua arte. La sua poetica ha spezzato nettamente con la tradizione letteraria precedente, per questo all’inizio non è stato compreso dai suoi contemporanei. È stato, invece, particolarmente apprezzato nel corso della rivoluzione perché ha colto lo spirito che c’era nell’aria, esponendo nelle sue poesie l’esigenza di cambiamento, di progresso, tanto da diventare lui stesso il simbolo della rivoluzione. I disegni che mi sono stati ispirati dalle sue poesie sono caratterizzati dalla costante presenza del colore rosso. Si riallaccia alla grafica del periodo, che era molto stilizzata. È un colore simbolo dei moti rivoluzionari russi, in quanto di forte impatto, e catturava facilmente l’attenzione con la stessa intensità con cui riusciva a catturarla Majakovskij quando recitava le sue poesie in pubblico. In ogni rivolta c’è un soggetto oppressore e un soggetto oppresso che si ribella e che ha bisogno di tanta forza per ottenere un cambiamento. Nel colore rosso c’è sicuramente anche questo simbolo di energia e di spinta necessaria per portare avanti la rivolta.

Tuttavia parlare di rivolta significa anche rendersi conto che la situazione intorno potrebbe tardare a cambiare. Non è facile ottenere il cambiamento e soprattutto non è facile ottenerlo con la stessa velocità con cui lo vorrebbe attuare il rivoluzionario. Ho espresso questo concetto in un’opera in cui figurano in secondo piano dei soldati macchiati di sangue, il cui colore ritorna sui piatti di pasta dei borghesi che emergono in primo piano in totale indifferenza, estranei alle vicende che stanno avvenendo tutt’intorno.
La seconda serie di illustrazioni è incentrata sull’aspetto individuale, psicologico e introspettivo della rivoluzione. L’opera di riferimento è “La Metamorfosi” di Kafka.  In che modo emerge esteriormente una rivoluzione che si sviluppa interiormente?

La metamorfosi di Gregor Samsa, il protagonista del racconto, è da leggere nell’ottica dell’impossibilità di interagire con il mondo esterno, un’impossibilità che si palesa nel senso di disagio e che deriva dall’esigenza di un mutamento che si realizza nella trasformazione. Paradossalmente è proprio in uno spazio limitato, come può essere una stanza, che il protagonista inizia a considerare con maggiore attenzione quello che gli capita attorno.
In generale tutta la tradizione di racconti che presentano una trasformazione ha la capacità di smontare e spostare i parametri di narrazione. Le situazioni da una parte sono molto teatrali, dall’altra poco definite. I personaggi stessi avanzano nell’incertezza senza riferimenti . Questo senso di spaesamento lo manifesto facendo leva sull’utilizzo del bianco e nero e, per esempio, tramite la raffigurazione di un paesaggio nebbioso o di una stanza scura in cui non si riesce a  definire tutto lucidamente.

 

Infine l’ultima serie è dedicata alla rivolta di un soldato schiacciato dal potere: Woyzeck.  Di che rivoluzione si tratta?

È una rivoluzione brutale, una reazione all’oppressione imposta dalla realtà circostante. Woyzeck è un dramma dell’ 800 scritto da Büchner. Narra la  triste vicenda di un soldato oppresso e maltrattato da chiunque gli  stia intorno. Convive con una donna che rappresenta il centro del suo mondo e, quando questa lo tradisce con un ufficiale, perde il senno e arriva persino a ucciderla.

È un gesto di violenza brutale che a suo modo rappresenta una tragica forma di rivolta e reazione, una rottura dell’autocontrollo.

È la rivolta di chi si ribella all’oppressione altrui, di chi viene quasi costretto a uno sfogo violento causato dal silenzio accumulato.

Le tre opere da cui ha preso spunto sono straordinariamente attuali. Parlano di Rivolta rivolgendosi direttamente all’uomo odierno: quali sono i punti di contatto tra la nostra realtà e la rivoluzione espressa da questi autori?

Al di là della collocazione storica sono testi che  continuano a parlarci di qualcosa che non fatichiamo a comprendere perché la sentiamo vicina. Volevo cogliere esattamente questo aspetto. Non mi interessava fare qualcosa sul piano letterario o storico, né una celebrazione per un centenario. Sono delle serie disegnate per cogliere le tensioni interne all’uomo, che non cambiano nonostante l’avanzare degli anni.  In  tutti i casi emerge  un rapporto con il potere molto forte, sempre comprensibile nonostante faccia riferimento a  situazioni e a tempi diversi. La straordinaria attualità di questi grandi autori parla  e ha parlato a intere generazioni.

 La rivolta dell’uomo contemporaneo rispetto ai testi da cui ha preso spunto per le sue opere verso quale direzione volge?

È difficile definire la rivoluzione dell’uomo di oggi, perché si tratta  di più rivoluzioni  combattute contemporaneamente su diversi livelli.

C’è sicuramente una rivolta personale, che si manifesta nelle singole scelte e nelle singole azioni. Tuttavia per la globalizzazione è come se l’individualismo si disperdesse in un mare ben più profondo in cui rischia di annegare. Gioca un ruolo molto importante anche la situazione sociale che a livello globale è sempre più sgretolata. Basta guardarsi intorno per accorgersene.

 

Ones Farhat

 

 

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