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L’evasione di Mr. Minimal da una società opprimente 

Ultimamente capita sempre più spesso di trovare, in giro per le strade romane, sticker, poster e murales di un uomo che ha la “testa fra le nuvole”. È un uomo in bianco e nero, spesso in giacca e cravatta e con un collo lunghissimo slanciato verso l’alto. Si tratta di Mr. Minimal, un personaggio ideato da un artista romano, il quale è riuscito ad avere un importante seguito negli ultimi anni.
Mr. Minimal incarna la figura del “classico” impiegato alienato in un ufficio, è un pensatore con la testa fra le nuvole, lì dove può dare sfogo alle sue idee e ai suoi pensieri lontano dallo stress della vita urbana.
Dopo aver visto l’ennesimo sticker nella fermata della metro A “Repubblica”, abbiamo deciso di contattare l’artista (che preferisce restare anonimo) e fargli qualche domanda:

Ciao! Innanzitutto ti chiedo: come è nata questa tua idea?
L’idea è nata diversi anni fa, grosso modo nel 2003. In principio ho pensato ad una fuga dall’ufficio; l’attore principale è un impiegato frustrato, inchiodato alla sua scrivania che, non potendo fuggire fisicamente, evade nell’unico modo possibile: con la testa! Certo, pur con camicia bianca e cravatta nera, Mr. Minimal nel 2003 era un po’ diverso, i tratti si sono “minimalizzati” negli anni e forse continueranno ancora ad evolvere.

Chi è Mr. Minimal? E perché hai deciso di chiamarlo proprio così?
Mr. Minimal non ha un’identità, Mr. Minimal è chiunque si veda in lui, è per questo che finora l’ho rappresentato nelle situazioni più diverse. Mi sono poi stati chiesti tanti soggetti personalizzati (tennista, barman, dentista, attore e altri), segno che effettivamente molte persone si sono viste in lui. Si chiama così per via dello stile minimale con cui lo rappresento nelle situazioni più disparate, al lavoro, mentre è in macchina, quando s’innamora, lavora, eccetera. Nel tempo, poi, Mr. Minimal è diventato qualcosa di più dell’impiegato frustrato che medita l’evasione da un mondo che lo opprime, mi sento di dire che è ora un’operazione di disegno concettuale aperta alle suggestioni di tutti coloro che vedono in lui qualcosa che hanno già visto o sentito.

Nella descrizione presente sulla pagina Facebook c’è scritto: “Mr.Minimal non sa però, che se solo riuscisse a ritrovare la sua testa, a riportarla saldamente sulle spalle, potrebbe riscoprire il mondo che ha ormai dimenticato, un mondo che vale ancora la pena osservare da vicino”. Secondo te, riuscirà mai a ritrovare la sua testa?
A questa domanda potrebbe non esserci una risposta, almeno per quanto riguarda il personaggio. Invece credo sia più importante chiederci: noi, invece, ritroveremo mai la nostra testa? Riusciremo a riagguantare il presente e a vivere ogni momento appieno senza pensare ad altro, al passato, al futuro, a quello che vorremmo, a quello che posteremo sui social e a quanto saremo apprezzati?  Spero che un giorno si possa tornare giù tutti, per godere delle cose belle e lottare per quelle che sono da cambiare.

Ho visto anche che i tuoi disegni di Mr. Minimal hanno partecipato a varie esposizioni, raccontaci di più.
Finora ho fatto diverse mostre e partecipato a diversi festival di street art. Nelle mostre solitamente espongo quelli che ho chiamato “minimal frames”, ovvero fotogrammi della vita di Mr. Minimal per la maggior parte di piccole dimensioni, come fossero foto di famiglia. Più recentemente ho iniziato la produzione di quadri di formato più grande dedicati a soggetti particolari, diciamo pure speciali. Inoltre ho partecipato a festival di sticker e poster art, sia nazionali che internazionali. Ho realizzato anche alcuni murales, di cui il più grande è a Paola (Cosenza) e il più recente è a Roma in zona Portonaccio.

È stato difficile emergere artisticamente in una città come Roma?
Onestamente, sento che devo ancora emergere! Non sono mai pienamente soddisfatto dei risultati che ottengo, credo sia naturale voler puntare sempre più in alto. Devo dire che la scena che conosco meglio e di cui mi sento di parlare, la cosiddetta street art, a Roma da qualche tempo si è rianimata e spero che con il tempo questa scena riuscirà ad imporsi a livello internazionale. In questo ambito essere presenti non è molto difficile, si opera al di fuori dei poteri e degli schemi del sistema dell’arte, perciò chiunque può scendere in strada e veicolare il proprio messaggio. È una forma di arte libera, democratica in cui emerge chi ha qualcosa da dire e ha un linguaggio personale e maturo per dirlo. A mio avviso, quello che conta realmente per poter emergere è avere non solo tanta passione per l’arte, ma anche pazienza, tenacia, impegno, umiltà, fedeltà a se stessi e ai propri ideali e apertura al confronto e alla collaborazione: il successo come in qualsiasi altro ambito non arriva dall’oggi al domani!

Secondo te un Paese come l’Italia che ha alle sue spalle una storia artistica e culturale impressionante, investe poco nel settore artistico?
Direi proprio di sì, e questo vale per tutte le forme di arte contemporanea, non solo per il disegno o la pittura. L’impressione che ho tuttora è che all’estero prendano molto seriamente queste attività, al contrario del nostro Paese. Per esempio, se dici di essere un artista, qui in Italia è probabile che ti ridano in faccia e ti chiedano che lavoro fai veramente; oltre i nostri confini, invece, il sentire comune è molto diverso. Un grosso problema di questo Paese è che si adagia troppo sulle glorie del passato, sull’eredità di periodi in cui, ironia della sorte, si è investito moltissimo in arte; assistiamo, quindi, a fenomeni di iper protezionismo di alcune città d’arte che sono completamente ripiegate sul loro passato. Insomma, secondo me non riusciamo a stare al passo con il presente e abbiamo sottratto valore all’arte, che non è decorazione (dal soggiorno alla facciata cieca di una palazzina), ma messaggio, visione, linguaggio. A mio modo di vedere ci sono fin troppe gallerie d’arte dedicate a soggetti e stili del passato ormai vuoti di significato (ma che evidentemente hanno ancora un mercato) e non offrono spazi a giovani artisti, alle nuove tendenze, al vero contemporaneo.

Per Mr. Minimal hai altri progetti futuri in mente?
Vorrei fare mostre, esplorare nuovi spazi espositivi, incontrare persone, avviare nuove collaborazioni, fare più murales e per questo confido di più all’estero, ma vorrei sbagliarmi. Vorrei continuare la serie “speciale” di Mr. Minimal che mi diverte molto, e sembra faccia divertire anche gli altri. Non l’ho detto prima, ma si tratta di un progetto di rivisitazione, o “minimalizzazione”, di opere d’arte famose che spero incuriosisca il pubblico ad andare a vedere l’opera orginale e a scoprirne la storia. Finora la serie è composta da “Minimal Gothic”, “AAAAAAAH!” e “The dance (of the frustrated employees)”, e “son of minimal”, vediamo quale sarà il prossimo….

Per sostenere e seguire tutte le vicende di Mr. Minimal andate sulla sua pagina Facebook

 

Youssef Hassan Holgado

 

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