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Referendum catalano: le ragioni del “NO” 

Nelle seguenti interviste daremo spazio alle voci di chi voterà “NO” alle urne in questa prima domenica d’ottobre. La prima intervistata è Anna, una pensionata catalana che vive a Barcellona:

Signora Anna perché vota no?
Perché ho sempre preferito la proposta dello Stato federale un tempo supportata dal PSOE ma che ora non dispiace neanche a Podemos. Questa soluzione permetterebbe di rispettare la nostra autonomia, ma anche di mantenere unito il paese. Mi sento catalana e spagnola allo stesso modo.

Cosa pensa del comportamento di Puigdemont e Rajoy?
Credo che entrambi abbiano sbagliato. Puigdemont per come ha fatto accettare la legge al Parlamento catalano senza una maggioranza e Rajoy perché è politicamente un deficiente e codardo incapace di dialogare.

Andrà a votare il primo ottobre e perché?
Il primo ottobre andrò a votare perché credo nella democrazia. Vorrei poter votare nella sezione in cui ho sempre votato come un’elezione qualsiasi. Ovviamente ho qualche dubbio visto che il referendum è illegale e quindi anche il voto verrebbe considerato illegale. Ma in ogni caso voterò, voterò “no”, ma voterò.

Lei è un po’ la memoria storica di questa Regione. Ricorda altri momenti di tensione tra Spagna e Catalogna come quello odierno?
Sicuramente ci sono stati altri momenti di scontro, ma mai si è arrivati alla barbarie di questi giorni.

 

La seconda voce del “No” è Claudio Lo Curlo, agente immobiliare residente a Barcellona:

Claudio cosa chiede questo referendum e perché la situazione è così tesa?
Il referendum chiede ai catalani se vogliano uscire dalla Spagna per formare un nuovo Paese indipendente: la Catalogna. Il problema è che questo quesito è stato giudicato incostituzionale dalla corte costituzionale, ma nonostante ciò il governatore catalano Carles Puigdemont è andato avanti per la sua strada creando un gran caos in tutto il Paese.

Come hanno reagito le autorità spagnole di fronte a questa scelta di Puigdemont?
Il Governo ha deciso di applicare le leggi e stamattina (20/09) ha arrestato un membro del Governo catalano Josè Maria Jovè nell’ambito di operazioni contro una votazione considerata criminale da parte dei popolari. Non si sa neanche dove si potrà votare visto che non tutti i sindaci hanno deciso di mettere a disposizione i seggi per il referendum. E Inoltre i 700 che lo hanno fatto rischiano di finire in carcere per atti contro la Costituzione. 

Come sono percepiti questi avvenimenti dall’opinione pubblica catalana?
I catalani chiedono l’indipendenza dai tempi di Franco quando il solo parlare catalano era considerato un crimine. È proprio il trattamento ricevuto durante il suo regime la ferita mai rimarginata nell’orgoglio catalano. Non è un caso che oggi gran parte della propaganda filo-indipendentista accosti Rajoy al Generalissimo. È una questione prevalentemente di cuore, i catalani si sentono maltrattati dal governo popolare che ha sempre fatto muro a qualsiasi richiesta da parte della Catalogna.

Nello scenario politico nessuno cerca un compromesso?
La destra e i Popolari come già detto sono contrari a qualunque autonomia. Il PSOE è storicamente legato alla Catalogna, ma non può ignorare il resto del Paese e propone di fare della Spagna un paese federale simile agli Stati Uniti. Podemos anche è abbastanza ambiguo e chiede di indire assemblee in vista di un referendum legale dove spera vincano gli unionisti. A favore del referendum sono solo i partiti di estrema sinistra o prettamente catalani che rifiutano qualsiasi compromesso, compreso quello di dare alla Catalogna un’autonomia finanziaria come quella dei paesi baschi.

Quindi tutti i catalani vogliono la indipendenza?
In realtà parlare di catalani è un po’ complicato. La Catalogna, Barcellona in particolare, è sempre stata oggetto di immigrazione sia interna, come gli andalusi, sia straniera come i latinoamericani. Io per primo sono argentino e vivo qui da quasi vent’anni. Eppure è interessante notare come ci siano catalani “adottati” che vogliono l’indipendenza e catalani “dop” che vogliono rimanere in Spagna. Certo è che se a Barcellona la situazione è quasi in pareggio, a livello regionale la maggior parte dei catalani vuole l’indipendenza. Ciò non toglie che l’argomento sia molto sentito e che conosco più di una famiglia divisa su di esso e che evita di parlarne per non iniziare le pratiche del divorzio.

Che effetti hanno gli eventi di questi giorni da un punto di vista economico? E cosa potrebbe accadere all’economia locale se davvero la Catalogna diventasse indipendente?
Nel settore immobiliare tutto è immobile perché tutti sono in attesa di vedere cosa accade dopo il primo ottobre. C’è una situazione incerta che sta danneggiando l’economia in diversi settori. Inoltre se davvero si dovesse uscire dalla Spagna la situazione rischierebbe di diventare disastrosa: bisognerebbe creare una nuova moneta e chiedere di rientrare nell’Unione Europea dove non è per nulla detto ci accettino. Infatti anche se Junker ha rilasciato un “no comment” sulla questione, ogni paese UE ha una regione ribelle al suo interno: per esempio la Germania ha la Baviera e l’Italia ha la “Padania”. E nessuno vuole che queste realtà prendano fiducia vedendo che un loro simile è rientrato nell’UE come Angela Merkel ha già fatto capire. Uno dei gridi più sentiti in questi giorni è “usciremo fuori dalla Spagna”…ma, mi domando, per andare dove?

Interviste di Giunio Panarelli

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