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    Agromafie – Intervista a Gian Carlo Caselli 

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    Incontriamo il Dott. Gian Carlo Caselli al termine della presentazione del suo ultimo libro a Ragusa, durante la manifestazione culturale A Tutto Volume, festival del libro giunto alla sua settima edizione.

    Dott. Caselli, lei presiede, da diversi anni, il comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e nel sistema agroalimentare, che produce ogni anno (insieme ad Eurispes) un dossier sull’attività delle criminalità organizzate nel comparto agroalimentare. Tale attività ha un forte impatto anche sociale: da un’indagine di Coldiretti (2011) 6 disoccupati su 10 sarebbero disposti a lavorare per un’azienda mafiosa.

    Le agromafie sono un grosso problema del Paese, e lo sono anche dal punto di vista economico. Ogni anno il business delle agromafie aumenta: attualmente siamo a 18 miliardi di euro l’anno. Le mafie sono presenti in tutti i settori, in tutti i segmenti della filiera agroalimentare: dal controllo dei terreni alla produzione, dal trasporto alla commercializzazione, allo sfruttamento dei ragazzi grandi e piccoli alla ristorazione. Non c’è segmento della filiera che possa dirsi aprioristicamente immune dal pericolo dell’infiltrazione mafiosa.

    Anche alla luce degli ultimi fatti emersi nel 3° rapporto sulle Agromafie, qual è il grado di emersione del fenomeno?

    Recentemente c’è stato un tragico attentato, per fortuna fallito, al Presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, a dimostrazione del fatto che le mafie sono presenti nel settore agricolo non soltanto per controllare quei terreni e quei pascoli, ma anche per poter controllare i finanziamenti europei.E poi, ancor più recentemente, abbiamo avuto il sequestro, disposto dalla Guardia di Finanza di Torino, di tonnellate sacchetti di plastica taroccati che vengono imposti al mercato: costano molto meno ma sono nocivi per la salute e non si riesce a smaltirli. Dunque, dal terreno alla distribuzione (attraverso i sacchetti), ma anche attraverso centri commerciali che sono notoriamente caratterizzati da presenza mafiosa, finanche alla ristorazione: l’inchiesta nota come Mafia Capitale ci dimostra come in Via Veneto a Roma i locali più prestigiosi siano controllati dalla ‘ndrangheta.
    Non stiamo facendo i pessimisti, stiamo dicendo le cose come stanno.

    Già nel 3° rapporto sulle agromafie si sottolinea come la filiera corta possa rappresentare una possibile soluzione: verrebbe meno l’intermediazione mafiosa in diversi settori (confezionamento, trasporto, distribuzione). Quale ruolo può avere l’economia digitale in questo settore?

    La conoscenza di questi fenomeni, quale che sia la via attraverso la quale si realizza, è fondamentale per poterli affrontare meglio. Per quanto riguarda il profilo economico, via internet ci sono contraffazioni a raffica, che sono difficilmente fronteggiabili, saperlo già è un punto di partenza per difenderci.

     

    Simone Lo Presti

    About the author: Simone Lo Presti

    Ho iniziato a scrivere per Generazione Zero nell'aprile del 2011 spinto dal bisogno e dal coraggio di guardare il mio territorio con occhi curiosi mai paghi delle belle parole, ma desiderosi di osservare i fatti. Ho imparato, così, che un buon giornalista deve stare dentro la notizia e raccontare i fatti da quella prospettiva.

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