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    Quando l’impegno per l’ambiente diventa internazionale 

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    Viviamo in una società sempre più diffidente verso ciò che non ci appartiene o ci appare distante e la crisi economica ha spinto la maggior parte di noi al solo consumo del necessario.
    Probabilmente la Norvegia la pensa in modo differente ed infatti dal 2008 ad oggi ha versato alle tasche del Brasile quasi un miliardo affinché il Paese sudamericano si impegnasse a salvare la Foresta Amazzonica. Ovviamente i brasiliani non si sono fatti sfuggire l’occasione e si sono adoperati in questo compito virtuoso, riducendo del 75% la deforestazione.
    E per fortuna, dovremmo dire noi: tale foresta ha una vastissima biodiversità e, grazie alla sua posizione, produce enormi quantità di ossigeno, indispensabili per la vita. Nonostante questo, però, è da più di settant’anni minacciata dallo sfruttamento delle risorse naturali che offre, come il legno, che viene venduto in molti mercati occidentali, compreso quello italiano, a prezzi elevatissimi, o le terre, che la popolazione locale, sempre più in aumento, sfrutta per la coltivazione. Salvare la Foresta Amazzonica sarebbe dovuto essere uno degli impegni primari di ogni cittadino, soprattutto degli abitanti delle nazioni cosiddette “avanzate”, ma ancora una volta ci siamo fatti prendere dalla corsa all’arricchimento personale.

    La Norvegia si è dimostrata invece molto altruista e ha intrapreso accordi simili anche con la Tanzania, l’Indonesia e la Liberia. Questi accordi sono stati promossi dal ministero dell’ambiente norvegese e rientrano nell’iniziativa del NICFI (Norway’s International Climate and Forest Initiative) che dona ogni anno circa 300 milioni di euro a gli Stati che si impegnano contro le deforestazioni. Chiaramente la Norvegia non guadagna economicamente da questo progetto, ma ha un ritorno pubblicitario che mette in buona luce il governo e il Paese intero, ottimizzando i rapporti con gli Stati con cui vengono fatti gli accordi.
    Nel caso brasiliano, inoltre, i denari non vanno direttamente alle casse statali ma al “Fundo Amazonia”, un fondo speciale, creato ad hoc dall’allora presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. Questo fondo, negli anni, è stato alimentato anche dalla Germania e da una multinazionale petrolifera brasiliana, Petrobras. Oggi il Brasile ha delle norme ambientali più rigide e, attuando collaborazioni con le amministrazioni locali, riesce a contrastare meglio la deforestazione. Gli esperti hanno calcolato che finora sono stati salvati 53.000 chilometri quadrati di foresta: un ottimo risultato, se si pensa che Roma ha un’area di poco meno di 1.300 chilometri quadrati.

    Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha scritto: «Questo è un eccezionale esempio di quella collaborazione internazionale che dobbiamo assicurarci di stabilire per un futuro sostenibile del nostro pianeta».

    Enrico La Rosa

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