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    Vo(l)tiamo pagina 

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    Ci siamo, la campagna referendaria volge al termine, e con essa tutto ciò che l’ha accompagnata in questo periodo: fatti e misfatti, un po’ di società civile (finalmente), informazione (poca), mezze verità, falsità complete, opinioni divertenti pur nella loro tragicità, prese di posizione più o meno strumentali, dichiarazioni e relazioni istituzionali discutibili. Tutto questo, seppur immagine dell’ignoranza crassa e dell’impreparazione in tema energetico che regnano sovrane tra gli italiani, dalla base ai vertici, ha comunque avuto il merito di far comprendere l’importanza vitale che la “strategia energetica” gioca in un Paese, e come essa sia in grado di influenzarne e deciderne il futuro. Quindi il lato positivo è certamente quello di avere quanto meno aperto una discussione su questo tema, che certamente è destinata a continuare negli anni a seguire.

    Se vogliamo entrare nel merito, si può certamente dire che, comunque andrà giorno 17 Aprile, i comitati hanno già ottenuto vittorie importanti, in quanto ci tengo a ricordare che il quesito che ci apprestiamo a votare è l’unico superstite dei sei inizialmente proposti (gli altri sono stati assorbiti dalla recente Legge di Stabilità) e quindi, salvo escamotage a cui questo ed i Governi passati ci hanno abituati, per gli altri quesiti si è trovata una risposta. Il quesito proposto è molto “tecnico”, quindi difficile da spiegare in soldoni ai cittadini che dovranno esprimersi su questo; da qui sono nate varie forme discutibili di propaganda, sia dalla parte del SI che dalla parte del NO, a volte esagerate e non corrette, ma che comunque fanno parte del gioco della comunicazione. Voglio solo dire che ad ogni modo questo è un tema che va trattato con serietà e visione realistica del presente e del futuro che verrà. Perché, se sappiamo benissimo che ad oggi le fonti di energia rinnovabile disponibili, o meglio, il loro attuale sfruttamento non è sufficiente a coprire il nostro fabbisogno, sappiamo anche che non è possibile immaginare un futuro che regga sulle fonti di energia fossile, in via di esaurimento e destinate a futuri costi di estrazione insostenibili.

    È fuori di dubbio che tutto si gioca sulla ricerca di più pulite e alternative fonti di energia per il futuro e che, se ancora nel presente è difficile fare a meno dal petrolio e dalle fonti fossili in generale, nel futuro queste non avranno più spazio, saranno economicamente svantaggiose e quantitativamente insufficienti, senza contare la loro insostenibilità a livello ambientale. Ed è per questo che io il 17 Aprile andrò a votare e voterò SI, prima di tutto perché un popolo che si definisce “evoluto”, se chiamato ad esprimersi, ha la responsabilità di informarsi ed andare a votare, qualunque sia la sua scelta; e poi perché io definisco questo voto una scelta “futurista”, in quanto gli effetti di questo Referendum, che nel bene o nel male non provocheranno nessuno stravolgimento dal punto di vista energetico,  qualora si raggiungesse il quorum, si vedrebbero fra 20-30 anni, e cioè in un futuro in cui sicuramente la ricerca e lo sviluppo ci permetteranno di guardare ad altro, come ci permetteranno di andare in spiaggia a guardare un tramonto a mare, e osservare il Sole sparire dentro ad esso, e non dietro una piattaforma petrolifera.

            Alberto Lucifora

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