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    Dibattiti incivili 

    unioni civili

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    Stiamo assistendo in questi giorni alla discussione in Parlamento del ddl Cirinnà sulla regolamentazione delle Unioni Civili, una discussione affrontata già da tempo nei maggiori Paesi europei e che vede l’Italia unico Paese tra i 6 fondatori dell’Unione Europea a non riconoscere diritti civili alle coppie dello stesso sesso. Un disegno di legge già restrittivo, a causa della mediazione con le varie “aree” della maggioranza di Governo, ma comunque un grande passo avanti verso quella che dovrebbe essere nient’altro che una presa d’atto, e cioè che in Italia esistono migliaia di coppie omosessuali che reclamano il diritto di essere riconosciute come una famiglia, senza discriminazione o limitazione di alcun genere, con i diritti ed i doveri che ne conseguono. 

    Invece no. Ancora tante, troppe persone non sono disposte ad accettare tale situazione, ad aprire gli occhi verso quella realtà che è sotto gli occhi di tutti, come se questo potesse influenzare negativamente le loro vite a tal punto da indire manifestazioni a difesa della famiglia tradizionale. Quelle stesse famiglie che stanno in silenzio prone al potere e al malaffare, che assistono inerti alle vite dei figli sempre più smarriti e depressi tra l’incertezza del futuro e la degenerazione mentale da selfie su Facebook sono pronte a scendere in piazza contro un nemico inesistente, spinte in modo fraudolento da Associazioni pseudo-cattoliche o da esponenti politici che hanno possibilmente, nel tempo, cambiato più mogli e sparso figli per il mondo o che magari hanno anch’essi qualcuna di quelle tendenze che in Piazza combattono a puro scopo elettorale. Siamo quindi arrivati al punto in cui si scende in piazza non più per difendere diritti, ma per impedirli.

    Ovviamente il dibattito è stato “arricchito” dalle spesso aberranti dichiarazioni di alcuni esponenti politici indegni in un Paese normale della minima considerazione o da alcuni rappresentanti della Chiesa Cattolica che, piuttosto che predicare l’amore ed il rispetto per il prossimo, spingono alla discriminazione e/o intervengono a pugno duro sulla vicenda permettendosi di fare pressioni a quelle che dovrebbero essere le laiche istituzioni, come ad esempio l’intervento del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, che si è spinto a dare direttive alla politica “auspicando” una votazione a scrutinio segreto.

    Certamente la cosa più divertente (e al tempo stesso tragica) è stata la posizione di alcuni Parlamentari di centro-destra, ex o attuali seguaci di Berlusconi (altro rappresentante della famiglia tradizionale perfetta), contrari alle Unioni Civili “in difesa della Costituzione”, che “non le prevede”. Ovviamente questo è assurdo, intanto perché se fosse come sostengono costoro, non essendo previste non sarebbero neanche vietate, ma soprattutto perché questi personaggi sono gli stessi che negli anni hanno cercato e ancora oggi cercano di stravolgere la nostra Costituzione, senza alcun rispetto né pulizia morale per farlo. Quindi il loro neo-ruolo di partigiani della Costituzione è francamente ridicolo. Proprio per questo, quello sulle Unioni Civili è stato uno dei dibattiti più incivili della storia repubblicana.

    Con questo non si vuole certo dire che le coppie omosessuali vanno riconosciute in quanto perfette mentre quelle tradizionali sono un disastro o viceversa: sarebbe questo un discorso “buonista”, privo di senso. Si vuole solamente dire che anche le coppie omosessuali possano avere il diritto di vivere insieme, quindi di gioire ma anche di litigare, di stare insieme per tutta la vita oppure separarsi quando il rapporto viene meno, di crescere i propri figli nel migliore dei modi o, come capita spesso anche nelle famiglie tradizionali, sbagliare qualcosa e far prendere ad essi cattive strade. La facoltà di amarsi, tradirsi o essere fedeli, restare a fianco nella buona e nella cattiva sorte, di avere i diritti di qualsiasi altra famiglia, in caso di vita e di morte. Perché nessuno di noi ha il diritto di impedire ad altre persone il corretto e sereno svolgimento della propria vita, questo sì che sarebbe non cattolico ed anti-costituzionale.

                                                                                                                          Alberto Lucifora

     

     

     

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