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    “Chi siamo, chi siete”: l’integrazione passa anche dalla legalità 

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    “Sono qua da qualche tempo, ma quello che sento è che sono solo”. La solitudine è spesso il prezzo che paga chi va cercando; del migrante che cerca lavoro, che cerca la vitaWP_20151017_10_51_27_Pro, che cerca rispetto e libertà. È questa la riflessione che ci affida il signor Ikhlaq Gill, richiedente asilo originario del Pakistan, da qualche mese ospite del progetto SPRAR della Cooperativa Nostra Signora di Gulfi di Chiaramonte Gulfi (RG), durante il quarto incontro del corso sulla legalità “Chi siamo, chi siete” promosso da Generazione Zero. Ci incontriamo il sabato mattina, nei locali della cooperativa chiaramontana, con circa venti ragazzi provenienti da diversi Paesi dell’Africa: la lingua non è un grande ostacolo, grazie soprattutto alla collaborazione di alcune operatrici della cooperativa. “Ci siamo prefissati l’obiettivo – afferma Simone Lo Presti, responsabile antimafia di Generazione Zero – di riuscire a tessere una tela di regole comuni basate sulla conoscenza reciproca dei principi fondamentali delle diverse culture. D’altronde, migrare significa anche essere alla ricerca e cercare è il presupposto del conoscere”. Infatti, il corso poggia sull’assioma che per formare una comunità integrata bisogna, innanzitutto, conoscersi. Questa è la chiave di una nuova società sempre più multiculturale e multietnica, che si fonda sul principio di inclusione. “I partecipanti al corso sono molto curiosi – continua Simone Lo Presti – e non nego che al primo incontro ci ha un po’ spiazzati, non ce l’aspettavamo, ma ci ha resi contenti”. Le domande sono continue ed è emersa quasi subito la questione legata al lavoro. “Avevamo preparato un percorso diverso – racconta Sebastiano Cugnata, redattore di Generazione Zero – ma abbiamo deciso di modificarlo e cominciare ad affrontare il prima possibile il tema del diritto al lavoro e del reale pericolo del caporalato nelle campagne della nostra zona”. La sensibilità dei ragazzi ospiti della Cooperativa Nostra Signora di Gulfi verso questo problema è molto alta. “Noi vogliamo sapere quale è legge in Italia per lavoro”. È ancora il signor Ikhlaq Gill che si fa portavoce del gruppo dei partecipanti al corso. “Sappiamo già cosa succede in campagna”. È la sua denuncia. “Abbiamo dedicato al tema del lavoro i primi tre incontri del corso – prosegue Sebastiano Cugnata – conclusi dall’ospite Peppe Scifo (Flai Cgil) che ha spiegato alcuni strumenti di tutela previsti dalla normativa italiana e che ha promesso di distribuire altro materiale informativo”. Non manca di arguzia, però, il signor Ikhlaq Gill: “quello che ho capito è che problema è applicazione di legge”. Chiunque l’avesse ascoltato non avrebbe potuto che essere d’accordo con il suo giudizio. “Le prossime tappe di questo percorso – conclude Simone Lo Presti – riguarderanno lo sviluppo della cultura antimafiosa e della lotta per i diritti, raccontando l’idea ispiratrice del progetto di Unione Europea e la nostra Costituzione, nell’ambito di un continuo confronto e dibattito aperto con i ragazzi del corso”. Costruire una comunità non significa solo condividere una lingua, gli usi e i costumi, ma soprattutto creare un sistema di regole comuni di convivenza che non possono prescindere dalla comunione delle diverse culture presenti in un territorio. È ciò che accade da diversi anni in Europa con l’ingente fenomeno migratorio, che non è più (e forse non è mai stato) un’emergenza. È la realtà del nostro tempo, la sfida della storia che ci impone di ripensare le nostre collettività.

    La Redazione

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