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    Sentinelle e Cavatelli: l’inutilità dello scontro 

    Tempo di lettura: 2 minuti

    “Il nostro obiettivo è quello di risvegliare le coscienze perché riteniamo che la legge, di cui si sta discutendo in Parlamento, in particolare i ddl Scalfarotto e Cirinnà, siano contro la dignità della persona umana: l’utero in affitto, l’adozione per coppie dello stesso sesso sono anti-dignità umana”. Queste le parole di Valeria Leotta, portavoce del gruppo delle ‘Sentinelle in piedi’ di Ragusa, protagoniste ieri, 23 maggio, di una nutrita manifestazione in Piazza San Giovanni. Non è mancata la contestazione goliardica di un folto gruppo di manifestanti che, parodiandone il nome, si sono riuniti sotto il vessillo dei ‘Cavatelli seduti’. “Ce l’aspettavamo – prosegue la portavoce – la contromanifestazione, perché già avevamo avuto le avvisaglie, ma non capiamo perché se la prendono personalmente quando noi non abbiamo niente contro gli omosessuali, noi difendiamo la dignità umana”.

    Il quadro di Piazza San Giovanni alle 18 del 23 Maggio era sicuramente pittoresco: sembrava di essere in una scena di un film di Paolo Sorrentino. Mentre sulla piazza si consumava lo scontro (solo verbale) tra le ‘Sentinelle’ silenziose che leggevano un libro (tra cui anche L’arte di amare di Schopenauer che, forse, risulta fuori contesto) e i ‘Cavatelli’ che mangiavano e cantavano, sul sagrato della Chiesa, al suono delle campane, si lanciavano coriandoli e riso per la felicità di un matrimonio: la sposa sarà stata felice di dover condividere il suo momento con le due manifestazioni che hanno rappresentato il paradosso della questione. Lo scontro, a differenza del confronto, non è mai sinonimo di democrazia e le posizioni delle due parti, assunte per partito preso, non sono state certo di buon esempio.
    È chiaro, ciò che si è consumato ieri non ha nulla a che fare con uno Stato laico, il cui compito è quello di garantire e difendere i diritti di ciascun cittadino checché ne dica una parte di religiosi, credenti con i paraocchi: “Sono dispiaciuta – afferma la portavoce delle ‘Sentinelle – perché loro (i ‘Cavatelli’?) hanno avuto uno spazio, il 17 di Maggio, in cui hanno potuto protestare contro questa benedetta omofobia, che è un concetto che non esiste”. Tuttavia, queste parole non legittimano l’azione dei contestatori che non hanno permesso, con le loro urla, ad alcune ‘Sentinelle’ di esprimere le proprie, sia pur discutibili, opinioni.

    La posizione rigida delle ‘Sentinelle’ e la goliardia della contro-manifestazione dei ‘Cavatelli’ è risultata fine a se stessa, non raggiungendo gli obiettivi auspicabili e lacerando il sottile tessuto del confronto democratico ricamato, in questi anni, da uomini e donne di diversa estrazione politica, religiosa e sociale, sempre convinti che non si possa rinunciare alla laicità dello Stato ed al rispetto delle leggi civili, così come non si possano negare i diritti sulla base dell’orientamento sessuale.

    Simone Lo Presti

    About the author: Simone Lo Presti

    Ho iniziato a scrivere per Generazione Zero nell'aprile del 2011 spinto dal bisogno e dal coraggio di guardare il mio territorio con occhi curiosi mai paghi delle belle parole, ma desiderosi di osservare i fatti. Ho imparato, così, che un buon giornalista deve stare dentro la notizia e raccontare i fatti da quella prospettiva.

    6 Risposte a Sentinelle e Cavatelli: l’inutilità dello scontro

    1. Gianpiero "CapitanPesto" Agueci

      Vorrei informare che le manifestazioni che in questi giorni si stanno svolgendo in tutta italia, sotto denominazioni tipo “Tagliatelle in Piedi” “Cavatelli Seduti” “Sardinelle in Piedi” ecc. sono processioni religiose pastafariane.
      Siamo la religione più pacifica del mondo. Facciamo della tolleranza la nostra bandiera.
      Vi assicuro, cercate un po’ in rete, che sono le sentinelle che non accettano il dialogo. Forse per discriminazione religiosa.

       
      • Simone Lo Presti

        La ringrazio per il suo commento. L’articolo descrive solamente ciò che è accaduto a Ragusa, dove entrambe le parti hanno eretto un muro: da una parte, come ha già detto Lei, hanno preferito il silenzio, dall’altra si è preferito coprire con le proprie urla la voce di chi esprimeva le proprie opinioni (pur, dal mio punto di vista, discutibili). Sono convinto che non possano essere negati i diritti delle persone: sia di chi vorrebbe una tutela legale della propria relazione affettiva, sia di chi esprime pareri contrari. In una società che vive lo scontro come quotidianeità, penso sia sempre più necessario il senso di ‘metriotes’ di oraziana memoria.

         
        • Gianpiero "sempreCapitanPesto" Agueci

          Un secondo.
          Siamo tutti Charlie. Finchè si prendono per il culo gli altri, vero?
          Coi sassi non si dialoga.
          Al massimo, democraticamente e nel rispetto delle libertà di tutti, si può “pregare per loro”.
          Le “sentinelle” manifestano provocatoriamente, vigilano militarmente contro idee di modernità. Come se potessero fermare il tempo, o il progredire della società. Non siamo noi tagliatelle/sardinelle/cavatelli che ci neghiamo al dialogo. Sono loro quelli refrattari.

    2. bruna natoli

      il diritto di manifestare il dissenso è di per se il fattore che contraddistingue una democrazia, per cui in piazza non abbiamo visto una lacerazione di quest’ultima, semmai una delle sue più alte espressioni. noto che in questo articolo è però stato intervistato uno dei due lati della piazza, il lato delle sentinelle, mentre se aveste parlato con i cavatelli avreste avuto delle risposte decenti da citare, oltre alle parole “pittoresco” e “goliardia”. difendere i diritti dell’uomo dovrebbe essere cosa fondamentale, un articolo che però cita la sentinella che sostiene che l’omofobia è un concetto che non esiste senza, giornalisticamente parlando, citare per lo meno un dizionario qualunque, per quanto stia cercando di essere obiettivo o super partes, non lo è, o almeno non appare tale. in ogni caso, se avessimo chiesto ai partigiani d’italia di stare tranquilli e sereni aspettando che la democrazia arrivasse da sola invece di combattere il nemico, saremmo ancora in camicia nera.

       
      • Simone Lo Presti

        Ciao Bruna, forse hai frainteso il mio articolo. Se mi è concessa la possibilità di interpretarmi, vorrei che fosse chiara la posizione di totale dissenso rispetto a quelle frasi della ‘sentinella’, che, mi pareva superfluo dover contraddire (considerato il target di riferimento). Ciò non toglie che lo scontro (per inciso, quello in questione non ha niente a che vedere, secondo me, con la lotta partigiana) non è mai produttivo di soluzioni, ma solo di altri conflitti. In una società che vive la dimensione dello scontro come quotidiana, penso sia sempre più importante il senso della ‘misura’, poiché mi hanno insegnato il valore della sentenza ‘in media stat virtus’.

         
        • bruna natoli

          non mi metto a discutere con te di politica qui perché non mi pare il luogo adatto, spiegarti le similitudini tra i partigiani che combattono il fascismo e i cavateli che combattono il “fascismo”, mi pare superfluo; certo, non siamo in uno di quei paesi dove l’omosessuale è punito col carcere o la morte, ma chi lo sa, domani potrebbe svegliarsi un Salvini qualsiasi e proporre una legge becera. il fatto è che non il tuo articolo non lascia molto spazio all’interpretazione, dice delle cose, porta solo una fonte, ed esprime anche troppe opinioni personali. non è proprio giornalismo, ecco.

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