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    La frontiera romana – parte I: “Il ‘serpentone’ di Corviale” 

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    Interno del palazzo di Corviale

    Quando andiamo a visitare Corviale è una mattina di marzo. Il cielo è terso, ma l’aria è particolarmente gelida. Mentre l’autobus si avvicina a questo quartiere alla periferia di Roma ovest, la città cambia rapidamente volto, diventa più umana: non ci sono più gli edifici nobiliari del centro e le tonnellate di turisti sparse per le strade, ma soltanto delle case dai tetti bassi e delle anziane signore che aspettano alla fermata coi sacchi della spesa in mano. Voltando la curva, ce lo si ritrova davanti, il palazzone di Corviale: un “serpentone” composto da due “vele” parallele di cemento lunghe quasi un chilometro e alte nove piani, divise in cinque lotti separati da delle torri a vetrate che contengono le scale d’accesso. 

    Nell’idea originale, questo grattacielo orizzontale, costruito alla metà degli anni ’70 per conto dell’Istituto Autonomo Case Popolari, doveva rappresentare un’evoluzione del modo di pensare all’urbanistica: un palazzo che contenesse all’interno non soltanto degli alloggi residenziali, ma anche una spina di negozi, locali e servizi, che lo rendesse autosufficiente e lo emancipasse dal resto della città. Un progetto nato dall’esigenza di porre un freno alla speculazione che aveva fagocitato enormi aeree periferiche attorno al centro di Roma durante il decennio precedente, ma che di fatto rimase incompiuto, tanto che tra i ritardi nel completamento della struttura (la ditta che aveva in carico l’appalto fallì prima della chiusura dei lavori) e le mancate assegnazioni degli alloggi esistenti, un’area del palazzo, tra cui anche la parte riservata ai servizi, venne occupata in maniera abusiva: il sogno del palazzo autosufficiente di Corviale si trasformava in un enorme e decadente dormitorio per più di 1200 famiglie, privo di servizi e lontano dal resto della Capitale.

    Negli anni successivi Corviale ha subito diversi interventi di riqualificazione edilizia e parallelamente sono nati anche progetti di “riqualificazione sociale” della comunità che abita al suo interno.

    Reportage da Roma Corviale Calciosociale

    Centro sportivo di Calciosociale

    È Benedetta Piola Caselli, che di professione fa l’avvocato e che ha seguito attivamente la vicenda di Corviale e di altre zone periferiche di Roma, a parlarci dell’attività di Calciosociale: “L’associazione Calciosociale è nata sette anni fa. In realtà il progetto nasce nella parrocchia di Nostra Signora di Coromoto, a Monteverde: alcuni catechisti ed ex scout che ruotavano attorno al parroco di allora, don Romano Rossi, si sono messi insieme per ripensare le regole del calcio, in modo da renderlo strumento di educazione ed integrazione. Le squadre di Calciosociale sono composte da ragazzi e ragazze di tutte le età, alcuni con problemi fisici, o psichici, o di emarginazione sociale. Il contesto di Monteverde, tranquillo quartiere borghese, si è subito rivelato “stretto” per le possibilità educative di Calciosociale: e così il progetto si è trasferito in periferia. L’ associazione opera in perfetta trasparenza. Tutti gli educatori sono volontari e non vengono retribuiti; la costruzione della struttura è stata possibile grazie a sponsorizzazioni pubbliche e private, e anche grazie all’autofinanziamento. Una volta terminato il comodato d’uso, la struttura verrà resa – ristrutturata- al comune.”

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    Le squadre di Calciosociale sono composte da ragazzi e ragazze di tutte le età, alcuni con problemi fisici, o psichici, o di emarginazione sociale.

    Per questa mattina, l’associazione Calciosociale ha organizzato l’evento “Un calcio contro l’illegalità” che è stato voluto dopo le vicende di Mafia Capitale, e che ha visto insieme gli amministratori locali di Avviso Pubblico e la Nazionale Italiana Magistrati.

    In un clima particolarmente informale, nella sala del centro sportivo riservata ai cineforum, uno dopo l’altro gli ospiti parlano di fronte ai ragazzini e ai genitori venuti per l’occasione.

    Il dibattito finisce in fretta, anche perché i ragazzini non vedono l’ora di scendere in campo a giocare. Per l’occasione anche i giudici hanno allacciato gli scarpini e adesso si sono spostati all’interno del campo, nell’attesa che vengano formate le squadre: si gioca tutti insieme, grandi e piccoli.

    A pochi metri dal campo c’è un curiosa casetta in legno con all’interno alcune immagini votive. Benedetta mi spiega che, durante il recupero del campo, la casetta era usata dai volontari per presidiare lo spazio h 24, ed evitare che fosse “riconquistato” come base di illegalità e di spaccio.Reportage da Roma Corviale calciosociale

    Come spesso accade nei quartieri di periferia, la criminalità organizzata ha, infatti, trovato a Corviale il terreno ideale per i propri affari, tanto che l’area in cui oggi sorge il campo è stata a lungo una della piazze dello spaccio e della prostituzione di Roma ovest. Alcune fonti affermano che ancora oggi all’interno dei lotti vengano custodite le grandi partite di droga da smerciare ai piccoli trafficanti della zona.

    Un ulteriore problema è dato dalla fatiscenza della struttura, e dalla non chiara occupazione degli appartamenti: “Sono stati stanziati 22 milioni di euro per la ristrutturazione dell’edificio -afferma Benedetta- e si attende che inizino i lavori. Gli investimenti finalmente sbloccati permetteranno anche di accertare se le famiglie presenti negli alloggi hanno titolo – o hanno ancora titolo – per usufruire delle case popolari. Alcuni degli appartamenti, infatti, sono stati occupati abusivamente e senza tener conto delle graduatorie; altri sono in mano a famiglie che oramai potrebbero tranquillamente permettersi una sistemazione diversa perché hanno un reddito sufficientemente alto, e dovrebbero lasciare il posto ad altre famiglie in condizioni di bisogno, altri ancora sono stati ‘rivenduti’ dagli assegnatari originari ad altri nuclei più svantaggiati. Questo tipo di operazione – che riguarderà in particolare il quarto piano della struttura – genererà una forte opposizione fra gli occupanti.”

    Mentre finiamo di discutere, stanno terminando anche le partite. Benedetta ci invita per il giorno successivo ad assistere alla premiazione di un altro torneo di calcio fatto stavolta tra gli inquilini di un palazzo occupato in via Tor De Schiavi, nel quartiere di Centocelle, dall’altra parte della Capitale. 

    Giuseppe Cugnata

    About the author: Giuseppe Cugnata

    Giuseppe Cugnata, nato a Ragusa nel 1995, ma cresciuto a Chiaramonte Gulfi, studia Scienze politiche e relazioni internazionali presso l'università La Sapienza di Roma. Nell'aprile 2012 comincia la sua attività giornalistica all'interno de “Il Volantino Indipendente”, foglio d'informazione redatto nella cittadina stessa di Chiaramonte. Nell'agosto del 2012 inizia a scrivere per Generazione Zero, curando, in particolare, l'immigrazione e gli esteri. Nel 2013 inizia la sua attività da videomaker amatoriale. Il 29 aprile 2014, Rai 3 trasmette una sua clip sulle agromafie: "Agromafie: dal produttore al consumatore". Dal gennaio 2015 è direttore editoriale di Generazione Zero. I suoi articoli sono apparsi anche su I Siciliani Giovani.

    4 Risposte a La frontiera romana – parte I: “Il ‘serpentone’ di Corviale”

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