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    L’imperialismo israeliano e l’ipocrisia occidentale 

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    Ho avuto modo di leggere, qualche tempo fa, un articolo di Costanzo Preve – filosofo che ci ha lasciati lo scorso anno – a proposito della Grande Guerra e delle sue cause scatenanti. Il filosofo non individua nell’assassinio di Francesco Ferdinando da parte dello studente nazionalista serbo, Gavrilo Princip (come invece il senso comune e i libri scolastici fanno), la causa principale del conflitto, quanto piuttosto nello squilibrio dei rapporti di forza fra le potenze europee, dettati dalle contraddizioni in seno al capitale stesso, a ragioni soprattutto economiche. Secondo Preve, dunque, è nella teoria leniniana dell’imperialismo che vanno ricercate le cause del primo conflitto mondiale essendo, di fatto, esso già premeditato.

    Le bombe sopra Gaza

    “Pretesto”, analogamente all’omicidio dell’erede al trono d’Austria-Ungheria, è l’unica parola che ho in mente ascoltando i telegiornali in questi giorni, mentre si susseguono i bombardamenti a Gaza, ad una settimana dal ritrovamento dei tre ragazzi israeliani, rapiti nel mese di giugno e ritrovati a Halhul, a nord di Hebron, in Cisgiordania. Netanyahu, primo ministro israeliano, ha giustificato i bombardamenti con la “presunta” volontà di colpire le abitazioni dei “presunti” assassini che, secondo il governo israeliano, appartenevano ad Hamas (sebbene l’organizzazione politica non abbia rivendicato alcun omicidio). I raid aerei si sono rivelati, però, tutt’altro che mirati, avendo causato la distruzione di centinaia di abitazioni. La situazione resta dunque drammatica. Sono già decine i palestinesi che hanno perso la vita nei bombardamenti e centinaia i feriti, senza contare le esecuzioni sommarie come quella di Mohammad Abu Khdeir, bruciato vivo, e il sequestro da parte della polizia e delle organizzazioni paramilitari di circa seicento persone.

    Tramite queste operazioni, Netanyahu intende continuare la linea politica imperialista che dalla sua fondazione ha caratterizzato lo Stato d’Israele, con il beneplacito dei paesi occidentali e delle Organizzazioni internazionali, che mai hanno espresso parole di sdegno per i crimini perpetrati ai danni dei palestinesi, da decenni segregati all’interno del loro “carcere a cielo aperto”, derubati della propria libertà e della propria dignità (il popolo palestinese funge per Israele da manodopera a basso costo). La Palestina rappresenta ad oggi uno dei pochi baluardi di resistenza anti-occidentale all’interno del mondo arabo, oltre alla Siria. Israele intende, tramite queste operazioni criminali, non solo ampliare le proprie mire espansionistiche, ma anche legittimare, tramite la supremazia militare, la propria sovranità su quelle terre, se non altro per il peso internazionale di cui godono i Paesi (quelli del blocco Nato) che hanno voluto la sua istituzione nel ’48 e che hanno continuato ad appoggiare la linea politica criminale per tutti questi anni.

    I media occidentali

    La stampa occidentale non ha affatto incentrato la propria attenzione sui numerosi raid aerei (circa 120) che continuano a devastare Gaza, anzi ha preferito apostrofare come “difesa” il vile attacco dell’esercito israeliano di fronte all’impotente “oppressore” palestinese, rendendosi complice dell’assedio militare in Palestina e della “pulizia etnica dei palestinesi” come ha dichiarato Avram Noam Chomsky. “Restiamo umani”, erano le parole con cui Vittorio Arrigoni era solito terminare i propri articoli. Già, ma quanta umanità ci è rimasta?

     

    Sebastiano  Cugnata

    About the author: Sebastiano Cugnata

    Sono nato a Ragusa il 23 Luglio 1992. Studio Filosofia all'Università di Catania. Nel dicembre del 2011 ho avuto l'opportunità di far parte della redazione di Generazione Zero. Curo l'organizzazione di eventi all'interno dell'associazione. Nel 2013 ho dato vita, a Chiaramonte Gulfi, all'associazione culturale l'Eskimo.

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