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    Pio La Torre torna a Comiso per volare 

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    Viniennu re Scugghitti nun c’è n’insegna ri l’aeroporto. Cu c’ha mettiri: u Comuni o a Provincia? (Venendo da Scoglitti non c’è un’insegna per l’aeroporto. Chi la deve mettere: il Comune o la Provincia)”. Veniamo accolti così da un signore anziano che, dialogando con un amico, fa notare che mancano i cartelli direzionali per l’aeroporto di Comiso sulla strada che parte dalla località marittima di Scoglitti. Sono le 09.30 della mattina del 7 giugno e il sole già picchia forte. Mi danno un passaggio Giorgio Abate e Caterina Riccotti di Libera e Franco dell’associazione Giovanni XXIII.
    Siamo un po’ in anticipo, anche rispetto a qualche autorità (ma, si sa, quelle ritardano sempre) ed alle forze dell’ordine che ancora non hanno finito di transennare la zona antistante l’ingresso dell’aeroporto, dove si terrà la cerimonia di re-intitolazione a Pio La Torre dello scalo dedicato al Generale Vincenzo Magliocco, noto per le vicende belliche in Etiopia. Per arrivare all’ingresso dell’aeroporto attraversiamo, comunque, via Magliocco, segno forse che le autorità cittadine non hanno voluto scontentare nessuno.
    IMG_0576Al nostro arrivo noto dei cani antidroga mentre controllano gli zaini dei musicisti che suoneranno l’inno. Sento una voce profonda e la riconosco subito: è quella di Pippo Gurrieri, noto attivista ragusano impegnato nella lotta contro il Muos e con lui ci sono anche gli attivisti del comitato No Muos di Ragusa. Mi avvicino per fare qualche domanda a Pippo sul motivo della loro presenza: “siamo qui in protesta – mi conferma – perché il Muos è incompatibile con l’aeroporto di Comiso. La cerimonia è una minchiata, se poi non si fa nulla per bloccare il Muos. Crocetta ha un atteggiamento contraddittorio, perché mentre è qui per Pio La Torre, che era contro i missili, avalla il progetto americano”. La polemica contro il governatore della Sicilia è sostenuta, con toni ancora più aspri, anche da Salvatore Garofalo, Presidente del circolo provinciale di Sel: “Crocetta ha il merito storico di passare per un imbroglione: promette in campagna elettorale e poi non mantiene”.
    Tra le 10 e le 10.30 iniziano ad arrivare i sindaci dei Comuni iblei, diversi cittadini e un altro gruppo di attivisti No Muos da Modica. Passa anche il furgoncino di un bar addetto al buffet che fa scattare l’applauso di qualche goloso. Sul tetto di uno stabile davanti l’ingresso dell’aeroporto (e, quasi paradossalmente, alle spalle degli attivisti No Muos) vedo dei militari, qualcuno anche armato. “Nemmeno negli anni ‘70” è il commento di un signore. Nel frattempo, arrivano anche le autorità: il Ministro della Giustizia, Orlando ed il Presidente del Senato, Grasso. Non si vede ancora Crocetta.
    Passa ancora qualche altro minuto di attesa ed inizia la cerimonia con un intervento del Sindaco di Comiso, Filippo Spataro, il quale, ringraziate “le autorità civili e militari presenti”, cede la parola al Presidente del Senato. Un breve discorso, il suo, sul senso del “ridare ciò che era stato tolto” che anticipa la lettura di due note istituzionali giunte al Sindaco di Comiso dalla Segreteria della Presidenza della Repubblica e dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini. Il destino, a volte, è beffardo, soprattutto nei riguardi  della seconda missiva, perché alle parole “Pio La Torre, che si è battuto per impedire l’avamposto militare” arriva il Governatore Crocetta, accompagnato dai fischi e dai cori dei comitati No Muos. “No al Muos, no alla guerra: via le basi Usa dalla nostra terra”, il sempreverde “buffoni, buffoni”  e la canzone “Bella Ciao” accompagnano anche lo svelamento della targa di intitolazione dell’aeroporto.
    Le autorità si spostano all’interno dell’aeroporto per gli interventi istituzionali e il buffet. Proviamo anche noi ad entrare, ma le porte sono bloccate da gruppi di uomini in divisa e qualche minuto più tardi capiamo che per entrare bisognava accreditarsi chiamando in mattinata il Comune di Comiso. Molti non eravamo stati informati e siamo rimasti fuori. Accanto a me Caterina, 30 anni e una forte vocazione antimafiosa, mi dice: “I discorsi se li fanno tra di loro”. Non posso, allora fare a meno di pensare, all’inflazionato scollamento tra loro e noi, tra le istituzioni e i cittadini, spesso tirato in ballo nei talk televisivi (o tribune elettorali, per gli appassionati di Battiato). Ed è quasi paradossale come ci ritroviamo sempre sullo stesso piano: noi fuori, loro dentro.
    Le TV fanno le ultime riprese di rito e mi resta il tempo per leggere lo striscione, dal sapore apocalittico, “Il Muos ucciderà l’aeroporto di Comiso”, mentre fuori, sul piazzale, non è rimasto quasi nessuno.
    Simone Lo Presti
    About the author: Simone Lo Presti

    Ho iniziato a scrivere per Generazione Zero nell'aprile del 2011 spinto dal bisogno e dal coraggio di guardare il mio territorio con occhi curiosi mai paghi delle belle parole, ma desiderosi di osservare i fatti. Ho imparato, così, che un buon giornalista deve stare dentro la notizia e raccontare i fatti da quella prospettiva.

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