Migranti, giovani, precari, ambiente|martedì, Ottobre 20, 2020
Ti trovi qui: Home » Esteri » Jean McConville e l’eterna guerra civile britannica

    Jean McConville e l’eterna guerra civile britannica 

    Tempo di lettura: 3 minuti

    “Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista.”

    Bobby Sands

    Ogni maledetta domenica di sangue

    La Gran Bretagna, il Regno Unito o UK che dir si voglia, è un campo minato. Fondamentalmente lo è sempre stato. Le lotte civili e intestine all’interno delle due grandi isole al di là del Canale della Manica fra popoli di cultura e, spesso, ceppo linguistico diverso, hanno fatto assomigliare per secoli questo ampio lembo di terra a qualsivoglia altro posto del mondo in cui le lotte tribali sono il pane quotidiano. Sarebbe, infatti, stupido non ammettere che nel Regno Unito una forma acuta di balcanizzazione ci sia sempre stata. Il XX secolo ha acuito questo scontro aperto con i vicini di casa irlandesi e con i “coinquilini” nordirlandesi. Di recente, il placido velo dell’indifferenza posto sull’IRA e sulle rivendicazioni autonome dell’Ulster su coloro che sono avvertiti come dei meri invasori è stato squarciato. Il centro della questione ruota attorno al triste caso di Jean McConville, una donna, madre di dieci figli, rapita e assassinata nel 1972 da alcuni militanti della celeberrima già citata Irish Republican Army. Jean, uccisa per il sospetto di essere una spia o, quantomeno, una simpatizzante degli “invasori” inglesi, per anni è stata annoverata fra gli scomparsi (i cosiddetti Disappeared) di quella recrudescenza violenta e solo nel 1999 alcuni rappresentanti dell’IRA, al termine di un lento processo di pacificazione, hanno riconosciuto il suo omicidio. A 42 anni dal terribile misfatto, però, la vicenda si riapre e si colora di tinte politicamente oscure. Dell’omicidio è stato accusato e, in seguito a questa accusa, arrestato, uno dei leader storici del partito Sinn Féin, di colore socialdemocratico, vale a dire Gerry Adams. Il sessantacinquenne leader del partito e, negli anni passati, uno dei principali protagonisti dei trattati di pacificazione fra le due parti in conflitto (che hanno favorevolmente portato l’IRA ad abbandonare “ufficialmente” la lotta armata nel 2005) è stato rilasciato dopo quattro giorni di detenzione. Il caso politico, intanto, è comunque scoppiato.

    Giochi di potere vs verità

    Le elezioni europee sono dietro l’angolo. Gerry Adams, che ha sempre smentito di aver fatto parte dell’IRA, potrebbe essere il capro espiatorio perfetto per aprire giochi di palazzo che poco o nulla hanno a che fare con la scoperta della verità sul caso McConville o degli altri disappeared. La volontà di utilizzare ogni pretesto buono per affossare l’avversario politico rimane sempre intatta e valida. Bisognerebbe, oltretutto, dare un’occhiata ai comportamenti “politici” utilizzati in passato per renderci conto che la povera Jean McConville rischia di diventare un semplice specchietto per allodole, teso a celare manovre politiche condite dalla più assoluta disinformazione. In realtà, come abbiamo già detto, queste tecniche non sono affatto nuove. È assolutamente vero che gli scontri crudeli fra esercito inglese e militanti repubblicani (sottolineando le perdite ingenti da ambedue i fronti) hanno portato a migliaia e migliaia di vittime, con sole 1800 vittime tra il 1970 ed il 1992 attribuili al solo movimento di liberazione repubblicano. Come già detto, però, è anche vero che la disinformazione coatta dalle fonti inglesi a insabbiato parecchie vicende avvenute sul suolo nordirlandese, con decenni di false accuse, imprigionamenti ingiustificati con annesse torture e vere e proprie campagne di falsificazione di fatti sanguinosi effettivamente avvenuti. Basti ricordare le vittime innocenti trucidate da alcuni agenti di polizia durante una manifestazione pacifica a Derry, divenuta celebre poi come Bloody Sunday, la domenica di sangue del 1972. Oppure rimembrare i processi senza alcuna prova fondata che hanno incriminato e condannato sei persone innocenti per l’eccidio al pub di Birmingham del 1974. Casi che, ormai, sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo popolare grazie a film, canzoni pop, libri e spettacoli teatrali di vario tipo. Tutto ciò per non parlare di tanti altri piccoli crimini sconosciuti ai più commessi negli ultimi quarant’anni tramando nell’ombra o alla luce del sole. Il Regno Unito, così, rischia di reimmergersi in quella spirale di violenza e romanzi oscuri in cui si è avvolta per tanto tempo. Questa strumentalizzazione (vocabolo insopportabile e inflazionato che stavolta, però, si s’addice perfettamente al caso) di Jean McConville rischia di avere due effetti: riattizzare il fuoco dell’odio mai sopito fra repubblicani e unionisti e, ancora peggio, continuare a trascinare nel limbo della menzogna le vicende di personaggi la cui vita e morte continueranno ad essere un mistero per l’opinione pubblica.

     

    Simone Bellitto

     

     

     

     

     

    About the author: Simone Bellitto

    Simone “Bob” Bellitto. Nato a S.Agata di Militello (ME) nel 1987. Nato e cresciuto sul giornale on-line “Megaron”, ha collaborato e collabora a giornali on-line quali “Dietrolequinte”, “La Zanzara”, “Abits” e da maggio 2011 a “Generazione Zero” di cui attualmente è redattore nonché operaio in prima linea. Ha partecipato come redattore al progetto europeo “Generazione Zero Sicilia“, finanziato dal programma “Gioventù in Azione”. Scrive di storia, spazio civile, ingiustizie di vario genere e entità. Appassionato di cinema e musica, ha riversato per intero la sua passione per il sociale e per il buon giornalismo nel progetto di Generazione Zero, per una Sicilia migliore o perlomeno più informata.

    6 Risposte a Jean McConville e l’eterna guerra civile britannica

      Aggiungi commento