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    Questione Russia – Ucraina: questione di sincerità 

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    Federico è uno studente di Lettere Moderne presso l’Università di Catania. Oggi ci ha inviato un suo pensiero riguardo alla situazione ucraina. E voi che cosa ne pensate?

    Preciso che non sono filo-Putin, né filo-russo a prescindere. Chi mi conosce, sa bene che ho un rapporto per lo meno particolare con Mosca e la Russia, ma questo non mi ha mai impedito di criticare la storia di questo paese e la sua politica attuale, cioè quella di Putin: un uomo senza scrupoli, dalle mani sporche, un dittatore (anche se un dittatore di quelli che sembrano usciti da un romanzo, da un film, comunque con le palle, per i quali si può, con le dovute distanze, quasi parlare di un “fascino del male”).
    Detto questo, il problema qui non riguarda neanche la Russia o Putin, riguarda la Crimea, regalata stupidamente da Krusciov all’Ucraina nel 1954, ma in realtà rimasta sempre lì, in mezzo al fuoco delle contraddizioni che l’URSS e la caduta dell’URSS hanno acceso.
    Fatti, non parole: nel 2008 il Kosovo proclama unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia. In Crimea c’è stato un referendum popolare per decidere sull’eventuale annessione del paese alla Russia. Hanno votato tre elettori su quattro (numeri che l’Italia nei suoi referendum ed elezioni si sogna); il 96% di questi (anche qui numeri che la confusa, contraddittoria, evanescente popolazione italiana si sogna) ha espresso il proprio parere positivo in merito a tale annessione. L’Europa e, soprattutto, gli Stati Uniti d’America hanno dichiarato che non intendono riconoscere l’esito di tale referendum, commettendo quindi un’azione altamente anti-democratica. Bene, perché?
    Smettiamola di pensare che qui ci siano i buoni e i cattivi: qui non c’è epica, non ci sono ideali e non ci sono nette contrapposizioni etiche. Ci sono solo interessi economici-strategici-politici.
    Gli USA non riconoscono tale referendum, e appoggiano l’Ucraina, perché la Crimea vuol dire sbocco sul mare, per la Russia tanto quanto per i suddetti USA, che, dal dopoguerra, si impegnano con abnegazione al fine di chiudere tale sbocco, come quello sull’Europa, alla Russia stessa. E l’Europa la segue a ruota, vittima della NATO e della speranza/possibilità che gli USA, in un futuro prossimo, possano garantirgli più gas e a prezzo più basso.
    La Russia, dal canto suo, ha tutto l’interesse a che la Crimea si unisca ad essa: per lo sbocco sul mare, per la presenza ancor più forte e incombente sull’Europa e sull’Ucraina e perché è proprio vero che lì la stragrande maggioranza dei cittadini è russa e in Russia ha parte della propria famiglia.
    In ultimo l’Ucraina, che tanto desidera rientrare nell’Unione Europea: per sentimento partecipativo? Per filo-europeismo? Perché si sente parte integrante di questa confusa e molto astratta entità sovranazionale? No signori miei, la risposta è no, perché a guidare la “rivolta” ucraina c’erano sopra tutti degli ultra-nazionalisti fascisti, che inneggiavano ad un certo Bandera (filo-nazista, collaborazionista con Hitler). Persone per cui l’Unione Europea non vale proprio nulla ed anzi è, forse, qualcosa che va contro i loro principi. La verità è che l’ingresso nell’Unione Europea garantirebbe soldi (che lì al momento scarseggiano), e soprattutto la liberazione da quell’ostacolo che rappresenta il visto, per poter emigrare in giro per l’Europa in cerca di miglior fortuna. Ricerca che, senza alcuna vena di razzismo, caratterizzerebbe tanto le brave persone quanto quelle più pericolose e spregevoli.
    Diffidate quindi infine dai sontuosi, hollywoodiani proclami degli Stati Uniti. Qui dalla parte sbagliata della Storia ci stanno tutti e non ci sta nessuno, perché se una cosa la Storia insegna, è che le rigide categorizzazioni cedono facilmente ad un’ambiguità e una complessità ineluttabili e incontrovertibili. Ieri era lo scontro tra due ideali diversi di vita, oggi tra due imperialismi economici. E l’Europa sempre lì in mezzo, flebile banderuola che guarda un po’ qui e un po’ là, confusa, smarrita e retoricamente vuota di contenuti.

     

    Federico Salvo

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