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    Il caso Micron – Il sogno dell’Etna Valley muore 

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    “La disoccupazione è una cosa per il disoccupato e un’altra per l’occupato. Per il disoccupato è come una malattia da cui deve guarire al più presto, se no muore; per l’occupato è una malattia che gira e lui deve stare attento a non prenderla se non vuole ammalarsi anche lui.”

    Alberto Moravia

    Da un giorno all’altro

    Progetti, tesi, relazioni. Esperimenti, verifiche, brevetti. Sono tutti termini che fanno parte del lessico scientifico, sia si occupi del campo universitario sia di quello lavorativo. Arriva, però, un brutto giorno in cui tutti questi termini si svuotano di significato. Perdono senso e non hanno più contatto con la realtà effettiva e con lo stato delle cose. Un giorno, spesso e volentieri, preannunciato da una lettera collettiva o da comunicazioni individuali che, come un fulmine a ciel sereno, informano di mutate condizioni lavorative, di delocalizzazione, di cassa integrazione o, dulcis in fundo, di fallimento. Casi sempre più all’ordine del giorno.

    Senza dubbio, in queste situazioni, è da includere il caso Micron, gigante mondiale dell’informatica, impresa dedita allo sviluppo ad “alto contenuto tecnologico”, che doveva essere la “punta di diamante” dello sviluppo al Sud e invece si è dimostrata l’ennesima cattedrale nel deserto destinata al fallimento. Quattro sedi italiane (nelle vicinanze di Milano, Napoli, ad Avezzano in Abruzzo e a Catania) per un totale di ben 421 probabili licenziamenti. Una situazione pesante, un colpo alle ginocchia di tante promesse non mantenute. Una situazione che riguarda, come abbiamo già detto su, molto da vicino anche la cittadina etnea: si calcola che a Catania i licenziamenti possibili sono 128. Un centinaio di vite sprofondate nel baratro.

    Nessuna “Silicon Valley” al Mezzogiorno

    Il sogno di una Silicon Valley californiana nel Sud d’Italia sembra dunque oramai tramontato. La microelettronica catanese per il tanto agognato progetto dell’Etna Valley sembra ormai un residuato bellico. Fisici, ingegneri e tanti altri studiosi e lavoratori che hanno impiegato anni della vita per studiare e, non bisogna mai smettere di dirlo, compiere dei sacrifici per rimanere nella nostra terra, si sono sentiti improvvisamente mancare la terra sotto i piedi. Le proteste non si sono fatte attendere: il 6 febbraio scorso, una manifestazione, coadiuvata dalle segreterie provinciali dei principali sindacati metalmeccanici, si è irrorata per le vie della città. Sembra che si sia anche preparata una vertenza immediata al comune di Catania, al palazzo degli Elefanti (qualcosa di elefantiaco, in effetti, all’interno di quel palazzo può essere ravvisato) con tentativi per trovare una soluzione “adeguata” al problema. Il sindaco, Enzo Bianco, e l’assessore regionale alle attività produttive, Linda Vancheri, attuano promesse per la risoluzione di un’azienda che “non solo non è in crisi ma produce ricchezza e guadagna”. Licenziamenti dunque, a detta del sindaco, incomprensibili. Uno schiaffo ai lavoratori onesti dal dogma, ormai assodato, della delocalizzazione. Che il caso possa essere risolto con la celerità augurata dall’establishment politico catanese sembra, certamente, una mera chimera. I casi attuali (vedi la vicenda Electrolux) ci mostrano un’Italietta abbandonata a se stessa e un mezzogiorno del quale stanno seccando persino le radici. Un sogno sta morendo. Anni di sacrificio stanno andando in fumo, per sempre.

    Simone Bellitto           

    About the author: Simone Bellitto

    Simone “Bob” Bellitto. Nato a S.Agata di Militello (ME) nel 1987. Nato e cresciuto sul giornale on-line “Megaron”, ha collaborato e collabora a giornali on-line quali “Dietrolequinte”, “La Zanzara”, “Abits” e da maggio 2011 a “Generazione Zero” di cui attualmente è redattore nonché operaio in prima linea. Ha partecipato come redattore al progetto europeo “Generazione Zero Sicilia“, finanziato dal programma “Gioventù in Azione”. Scrive di storia, spazio civile, ingiustizie di vario genere e entità. Appassionato di cinema e musica, ha riversato per intero la sua passione per il sociale e per il buon giornalismo nel progetto di Generazione Zero, per una Sicilia migliore o perlomeno più informata.

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