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    Libera Ragusa alla “Pirandello”. Parla Giorgio Abate 

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    Il 29 gennaio un gruppo di attivisti di Libera- tra cui l’autore dell’intervista-  è andato alla scuola media Pirandello di Comiso e ha lavorato con i ragazzi del corso di Italiano. Ci racconta che cosa è successo Giorgio Abate, coordinatore provinciale.

    Che cosa siete andati a fare a Comiso?
    Giorno 29 abbiamo partecipato ad un incontro sul tema della lotta alle mafie e all’illegalità con un gruppo di studenti di terza media dell’Istituto Pirandello.
    Una delle attività dei volontari di Libera, tra le più importanti, consiste nell’animare percorsi di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva, al fine di promuovere la conoscenza critica delle mafie e dei fenomeni legati all’illegalità e di far acquisire ai partecipanti il concetto di legalità intesa come costruzione e condivisione di norme, in difesa dei diritti di tutti e del benessere sociale.
    In una terra come la Sicilia, considerata la terra natale della mafia, è importante confrontarsi con i più giovani sui temi del contrasto alle mafie e alla cultura mafiosa per tracciare un futuro, il loro, che sia invece libero da ogni forma di violenza e omertà, di negazione di diritti, di indifferenza, di emarginazione.
    Per parlare del futuro dobbiamo partire dalla nostra storia, dalla nostra cultura, dalle nostre tradizioni che spesso vivono di un fatalismo che danno ragione a Verga e non a chi ha speso la propria vita per realizzare il riscatto di questa terra: dal 1995 Libera, e le tante realtà che ne fanno parte, essendo essa una rete di associazioni, raccontano una storia diversa, di persone eccezionali che hanno fatto della Sicilia non terra di mafia ma terra di antimafia.
    Non a caso il motto di Libera è “Tu da che parte stai?” e nella scelta delle due parti, mafia e antimafia, ci è stato insegnato che non scegliere o far finta di nulla in realtà significa schierarsi dalla parte della mafia. Per questo invitiamo i ragazzi a schierarsi con i loro progetti, con le loro idee, con la loro voglia di impegnarsi dalla parte di chi combatte la mafia: solo così il futuro sarà loro.

    Le attività proposte ai ragazzi hanno funzionato?
    Negli incontri, specialmente nelle scuole secondarie di primo grado, cerchiamo di coinvolgere il più possibile i ragazzi al dibattito che può svilupparsi attraverso la tecnica del brainstorming, di buzz groups o di giochi di ruolo.
    Dopo una breve presentazione di Libera traiamo spunto da un fatto storico o di attualità, da una base dati o da un film visto in classe dai ragazzi, per affrontare il tema dell’incontro e si inizia così a lavorare insieme, professori, studenti e volontari, in modo da incoraggiare tutti i ragazzi a partecipare: nel metodo cooperativo è infatti più facile conoscersi, confrontarsi e ogni membro del gruppo avverte la propria responsabilità per il raggiungimento dell’obiettivo comune.
    Le attività così diventano occasione di vero confronto ed un ottimo esercizio di democrazia.

    Che cosa hanno scritto i ragazzi riguardo alla mafia?
    All’inizio dell’incontro abbiamo chiesto ai partecipanti di scrivere le proprie idee sul significato della parola mafia riferito ai nostri giorni: questa è una forma di brainstorming che ci permette di stimolare successivamente la discussione e, nel contempo, di capire quale è la percezione del fenomeno mafioso tra i ragazzi della classe.
    Nelle risposte del gruppo si fa principalmente riferimento all’organizzazione criminale che opera per arricchirsi tramite la commissione di omicidi; alcuni aggiungono come altra attività della mafia lo spaccio di droga o/e il pizzo.

    Le esperienze che Libera sta vivendo in provincia con le scuole stanno dando buoni risultati?
    Negli ultimi anni ci siamo dedicati particolarmente alle attività scolastiche e di solito i risultati migliori si sono ottenuti quando gli incontri non sono stati singoli, ma si è intrapreso, invece, grazie all’ausilio dei professori che si rendono disponibili o degli stessi studenti, un percorso di incontri. In quel caso, diversi sono gli esempi di ragazzi che si sono poi dedicati a frequentare Libera e le associazioni che ne fanno parte o a spendersi in altri contesti di impegno civile: l’importante è vincere la rassegnazione, l’ignoranza, l’indifferenza e andare a scuola e confrontarsi su temi così delicati è per gli studenti, e anche per noi volontari, occasione per  togliere tramite l’istruzione l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa, parafrasando il giudice Caponnetto.

     

    Intervista di Giulio Pitroso

     

     

     

    About the author: Giulio Pitroso

    Giulio Pitroso, nato nel 1989 a Ragusa. Laureato in Lettere Moderne a Catania, in Culture Moderne Comparate a Torino. Ha collaborato con Il Clandestino con Permesso di soggiorno, Sciclipress, IlMegafono.org. Ha diretto dalla sua fondazione Generazione Zero Sicilia fino al luglio 2012. Dallo stesso anno è presidente di Generazione Zero. I suoi articoli sono stati ripresi su Liberainformazione e i Siciliani giovani.

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