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    Stalin è già segretario 

    Tempo di lettura: 3 minuti

    stalin-1-300x293«Macché, il segretario sono io». La blusa slacciata, gli occhi al cielo e il solito sguardo divertito. Alle sue spalle una foto che lo ritrae intento in fanciulleschi giochi. Guarda la picture e sorride, sotto i baffi. «Lo sa, lei, che non ho mai dovuto tagliare i baffi?». Non gli piacciono i consulenti d’immagine. Se è per questo, faccio notare sommessamente, non ha affrontato alcuna campagna elettorale di recente. Contiene l’impeto di una risposta acida o forse è solo una qualche strana convulsione. Beh, dovremmo cominciare questa benedetta intervista, in un luogo segreto della Maremma (dove il nostro si riposa dopo un viaggio importante, forse addirittura presso il Vaticano), quando squilla il telefono, modello stile antico, e il nostro affezionatissimo si mette a rispondere in russo. Da quel poco che capiamo ha a che fare con un avversario da liquidare. Previene le domande insidiose. «Non c’è alcuna liquidazione, miei cari compagni…» un attimo di smarrimento «ed amici, si tratta solo di una liquidazione, di una svendita della bottega di un amico».

    La prima domanda è secca: lei non crede, signor Giuseppe, che i suoi avversari abbiano pasticciato con il loro gulliver?
    «Macché. Loro sono furbi. Sfuggirebbero a qualsiasi miliziano, se fossero ladri. Per fortuna non sono ladri e sono politici, membri illustri della nomen… Della classe politica di questa grande patria».

    Perché è rimasto così a lungo fuori dalla scena politica?
    «Non sono rimasto fuori. Semplicemente, sono diventato un concetto, un concetto penetrante, importante, fin dentro alle ossa di tutti i dirigenti migliori di tutti i partiti cosiddetti postcomunisti. E’ stato il concetto a farsi carne: questo sono io e non certo una qualche prova tangibile che il transumanesimo abbia funzionato».

    Per un periodo Stalin ha servito come marinaio nella marina mercantile russa

    Per un periodo Stalin ha servito come marinaio nella marina mercantile russa

    Dopo aver cercato la parola “transumanesimo”, siamo tornati all’attacco- blandamente e pacatamente-. Si diceva che lei è stato già designato segretario: questo ci risulta impossibile, incredibile… Il nostro amatissimo ci interrompe.
    «Contro le avversità, marciare, caro amico. Se non crede all’impossibile in un tempo in cui Matteo Renzi è la sinistra in Italia, come può non credere alla mia nomina a segretario?»

    Beh, efficace. Passiamo a qualcosa di più interessante: dando per scontato che lei è il nuovo segretario, prima di passare alle consuete domande sul suo programma, vorremmo chiederle a che cosa servirà fare le primarie.
    «Non servirà a niente. Ma ci teniamo a salvare le apparenze»

    Mi scusi, allora, perché concedere un’intervista a noi, un’intervista in cui dice apertamente come stanno le cose?
    «Perché mi diverte, ma soprattutto perché non vi ascolta nessuno. Leggendo, penseranno ad un pezzo di satira o qualcosa del genere… E poi mi piace sempre venirvi in aiuto quando non fate in tempo a concludere un articolo serio e dovete tappare un buco. E questo anche per il vincolo d’amicizia che mi lega al Megadirettore, il quale parla così bene di voi…»

    Ci dica, che cosa ne pensa dei suoi… Comprimari…Ehm, insomma, dei candidati?

    Dopo il cosiddetto crollo del Comunismo, Stalin è stato costretto a fare il mestiere della statua

    Dopo il cosiddetto crollo del Comunismo, Stalin è stato costretto a fare il mestiere della statua

    «Niente. Uno dice cose che non farà mai, un po’ troppo trozkista, mi riferisco a Civati. Cuperlo mi piace molto, ma non è me e questo è il suo maggiore difetto. Gli altri non me li ricordo o non me li voglio ricordare. Avevamo bevuto molta vodka il giorno in cui scrivemmo il copione delle primarie».

    Quanto a Berlusconi…
    «Le solite chiacchiere, io ho sempre preferito il vestito marrone scuro di Achille Occhetto e avrebbe vinto di certo lui, se avesse indossato un vestito grigio. Dopo quel periodo, l’ho perso un po’ di vista, anche se ho orecchiato qualcosa dalle chiacchiere d’apparato. Ma devo dire che mi piace un poco l’idea della fascia rossa della lega anti-sesso e che la vorrei applicare a tutte le donne che si rifiutano di farlo: si immagini che cosa penso della vita di Berlusconi…»

    Segretario, che cosa c’entra lei con il Pd?
    «Le larghe intese, le poltrone, la democrazia (ride, ndr)…»

    Il nostro affezionatissimo tira una gran boccata dalla pipa e ci indica un poster con una scritta in russo. C’è un uomo con un piccone. Che cosa vuol dire? «Che ve ne dovete andare, se non volete fare un altro mestiere». Ma vuol dire che ce ne dobbiamo andare dall’Italia? «No, dovete andarvene da casa mia!».

     

    Giulio Pitroso

    About the author: Giulio Pitroso

    Giulio Pitroso, nato nel 1989 a Ragusa. Laureato in Lettere Moderne a Catania, in Culture Moderne Comparate a Torino. Ha collaborato con Il Clandestino con Permesso di soggiorno, Sciclipress, IlMegafono.org. Ha diretto dalla sua fondazione Generazione Zero Sicilia fino al luglio 2012. Dallo stesso anno è presidente di Generazione Zero. I suoi articoli sono stati ripresi su Liberainformazione e i Siciliani giovani.

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