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    ‘Ndrangheta in Piemonte: appuntamento al 22 novembre 

    Tempo di lettura: 3 minutiCerto che Torino in questo periodo è davvero strana. Scorgi dei raggi di luce e ad un tratto, proprio quando stai per strofinare le lenti degli occhiali da sole sulla camicia, te ne penti ed esci rapidamente dalla tracolla l’ombrello che avevi comprato il giorno primo in piazza Castello, alla modica cifra di 5 euro (3 euro se sai trattare col venditore). Mi avevano detto che l’autunno era così in questa città. Ora capisco. Leggendo la data che compare sul display del telefonino, realizzo che sono trascorsi più di due anni dall’inizio del processo Minotauro. Di questo processo, all’epoca, sinceramente non me ne avevano parlato. L’ho scoperto solo quest’anno, non appena sono arrivato a Torino. Ricapitolando: a) Torino il bel tempo dura poco; b) c’è la ‘Ndrangheta. Tutto chiaro, buono a sapersi.

    Nicodemo Ciccia, quello nuovo

    C’è una data da segnare sul calendario: 22 novembre. A Torino, quel giorno, si chiuderà il primo grado del processo Minotauro per i 75 imputati che hanno optato per il rito ordinario. Il processo, tanto per rinfrescare la memoria, vede coinvolti gli intrecci e gli affari della ‘Ndrangheta in Piemonte. Un inciucio, perdonate il francesismo, che non risparmia politica, edilizia, estorsioni, appalti, droga e gioco d’azzardo.

    Nicodemo Ciccia

    Nicodemo Ciccia

    Lo scorso mese di ottobre la Corte d’appello ha inflitto 400 anni di carcere (un numero che rispecchia, più o meno, gli anni chiesti in primo grado) alle 62 persone che scelsero il rito abbreviato. Il 15 ottobre, invece, c’è stata l’ultima udienza del rito ordinario. In aula, dopo il dibattito, ecco il colpo di scena: per la Procura ci sarebbero da ascoltare e considerare le rivelazioni di un altro collaboratore di giustizia, tale Nicodemo Ciccia, già condannato, interrogato fino al giorno prima dell’udienza. Le parole di Ciccia si aggiungerebbero a quelle dei “due” Rocco, Varacalli e Marando, i quali, il primo soprattutto, hanno contribuito  alla riuscita dell’operazione Minotauro che, ricordiamo, è  scattata nel giugno 2011.
    Per la Procura, nelle dichiarazioni di Ciccia, ci sono fatti e dati rilevanti. Il problema è che per essere ammessa la sua testimonianza deve essere considerata necessaria dal collegio e, naturalmente, la difesa deve acconsentire (art. 523 del codice di procedura penale).
    Ciccia parla di riti di affiliazione e dei metodi usati, metodi intimidatori; parla dell’esistenza della locale di Cuorgné e di altre locali in Piemonte. (per il termine “locale” si veda il glossario)
    Ha mosso accuse verso alcuni imputati in rito abbreviato; parla di due tentate estorsioni e di consegne di armi nel carcere dal capo della locale tramite ambasciata. Ha rivelato ulteriori rapporti tra mafia e politica.
    Finita la presentazione, la Procura ha riferito una certa importanza nelle rivelazioni di Ciccia, così il collegio ha chiesto alla difesa se fosse possibile leggere l’interrogatorio. La difesa acconsente.
    L’udienza si è poi conclusa con il collegio che ha fissato per giorno 17 ottobre (cioè due giorni dopo l’udienza), al palazzo di giustizia intitolato a Bruno Caccia, la data in cui dirà se la testimonianza sarà accettata o meno. E così è stato: il collegio ha rigettato, però, la richiesta della Procura, ritenendo le parole di Ciccia non di “eccezionale rilevanza”.

    Così, Minotauro, si avvicina ad un appuntamento decisivo. Un ultimo colpo di scena aveva smosso l’ambiente, ma poi tutto è sfumato e, adesso, non ci resta che aspettare il 22 novembre. Dopo questo giorno, chissà: d’altronde si tratta solo della sentenza di primo grado e il labirinto è, per antonomasia, tortuoso ed imprevedibile. Oggi, tanto per cambiare, il tempo è incerto.

    Attilio Occhipinti

    About the author: attilio occhipinti

    Nato a Ragusa nel 1989, sono laureto in Filosofia presso la Facoltà degli studi di Catania e in Comunicazione e Cultura dei Media all'Università degli studi di Torino. Dall’aprile 2011 scrivo su Generazione Zero, all’interno del quale ho ricoperto la carica di direttore editoriale dall'agosto 2013 fino a settembre 2014. Per circa un anno sono stato il responsabile delle risorse umane, ruolo che mi ha permesso di coordinare i rapporti tra gli autori e i collaboratori. Mi sono occupato di diversi temi curato nei miei articoli, dall'ambiente, alla politica, passando per i tanti problemi che affliggono gli studenti, i precari e gli immigrati. I miei articoli sono apparsi su I Siciliani giovani, rivista mensile di antimafia, mentre in passato ho collaborato con il mensile d’inchiesta Il Clandestino con permesso di soggiorno. Dal 2016 coordino le attività di ufficio stampa dell'Associazione Generazione Zero.

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