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    Lea Garofalo – Requiem per una donna coraggiosa 

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    Una eroina di un romanzo storico

    Alcuni personaggi sono piccoli senza essere grandi. Altri, nel compiere dolorose scelte personali, riescono a essere nel loro piccolo grandi. Altri, purtroppo, trovano la loro grandezza e visibilità in una morte atroce, frutto delle coraggiose scelte che ne hanno determinato l’improbo esito. Lea Garofalo, in una spaventosa indifferenza perpetrata dalle istituzioni, è stata una coraggiosa eroina. Simili a quei personaggi dei romanzi storici che scelgono la strada più irta e lo fanno a testa alta e con coraggio. Lea è stata brutalmente rapita, seviziata, torturata e infine ammazzata e deturpata il 24 novembre del 2009. Ha pagato le sue coraggiose scelte, fra le quali opporsi al sistema ‘ndranghetistico messo in atto dal marito, Carlo Cosco, e cercare di assicurare una vita diversa alla figlia Denise, con il prezzo più caro. Poco più di un paio di migliaia di frammenti ossei in fumo hanno riempito la sua bara. Le barbarie della ‘ndrangheta non si fermano di fronte a una madre che ha rinunciato alla propria libertà in nome di un futuro migliore per la propria prole. La signora Garofalo rimane il più fulgido esempio di come non tutti riescono a chinare il capo di fronte alle assurde e inaccettabili leggi della malavita.

    Lo Stato assente

    Non è certo nostra intenzione alimentare vuota retorica. Fa, però, uno strano effetto vedere l’assenza dello stato centrale a dei funerali così simbolicamente importanti. A Piazza Beccaria, a Milano, fra le tante persone comuni accorse alle esequie vi erano, quali personaggi pubblici, soltanto il sindaco Giuliano Pisapia e il fondatore dell’associazione Libera, don Luigi Ciotti. Una piazza gremita, ma priva, nonostante tutto, di uno Stato istituzionale, lontano, sempre più, dalle questioni del paese reale, dalle prevaricazioni che persone normali subiscono quotidianamente. Quasi una bestemmia contro una divinità qualsiasi quell’essere lì, quel mettere alla gogna il vigliacco gesto di un malavitoso senza cuore e senz’anima. L’insieme di persone comuni e di associazioni contro la criminalità organizzata, comunque sia, erano una moltitudine viva e presente. In dimostrazione di ciò, abbiamo sentito Martina Mazzeo, esponente dell’associazione Stampo Antimafioso, che ci ha gentilmente lasciato una dichiarazione sull’argomento:

    Il funerale civile per Lea Garofalo rappresenta un momento molto importante per la città di Milano. Rappresenta una tappa di un percorso iniziato ormai due anni fa con la prima udienza del processo contro i Cosco, il clan calabrese accusato dell’assassinio di Lea. Ricordo quando due anni fa in aula non c’era nessuno a seguire. Nessuno se non noi di Stampo e la testata Narcomafie, con la giornalista Marika Demaria. Abbiamo subito capito l’importanza simbolica e concreta di questa vicenda: non possiamo affermare di fare giornalismo sul fenomeno mafioso al Nord – ci siamo detti – se non raccontiamo la storia di Lea, testimone di giustizia uccisa dalla ‘ndrangheta proprio qui, a Milano, nella nostra città. Poi qualche mese dopo l’inizio del processo si sono aggiunti i ragazzi che avrebbero fondato il Presidio Libera Lea Garofalo con il preciso scopo di sostenere Denise, la figlia di Lea e di Carlo Cosco, uno degli accusati dell’omicidio. Ragazzi a cui dobbiamo molto; se siamo in questa piazza, adesso, è grazie alla loro caparbietà, al loro spirito di iniziativa. Oggi, però, a differenza di due anni fa, le persone ci sono. Nessuno, ieri. Almeno duemila, oggi. È vero, ha ragione don Ciotti quando ci richiama tutti alla responsabilità di “scegliere, di scegliere di più”; ma ha una ragione anche questa piazza, che piange e sventola bandiere e si fa carico dell’impegno di vedere, sentire e parlare. Il 19 ottobre passerà alla storia come la giornata in cui Milano ricorda collettivamente Lea Garofalo nelle stesse ore in cui per le strade di Sedriano, cittadina nell’ovest milanese, sfila un corteo di protesta contro il sindaco Alfredo Celeste, arrestato per corruzione. Un corteo di protesta contro la ‘ndrangheta. Sedriano è il primo comune lombardo sciolto per infiltrazione mafiosa. Sedriano, Milano, Lea Garofalo: tre simboli di riscatto, di lotta, di moralità violata e riconquistata. O da riconquistare, con la promessa, come ammonisce don Ciotti, di “stare tutti dalla stessa parte”. Scriveva Ester Castano tempo fa: “Se la mafia si organizza, anche l’antimafia deve farlo”. Mi sembra che questo stia avvenendo.

    Non esistono parole migliori per dare un senso ad una vita qual è stata quella di Lea Garofalo. La dimostrazione lampante di come esistano cuore ed anima nella lotta contro la mafia: l’opposizione alla logica nauseabonda delle cosche di qualsivoglia appartenenza criminale è l’unico viatico possibile per sradicare questo immane aborto dal suolo italiano. La morte non è la fine. Una vita senza alcuna opposizione alle ingiustizie è peggiore di qualsiasi nulla eterno concepibile.

    Simone Bellitto

     

     

     

    About the author: Simone Bellitto

    Simone “Bob” Bellitto. Nato a S.Agata di Militello (ME) nel 1987. Nato e cresciuto sul giornale on-line “Megaron”, ha collaborato e collabora a giornali on-line quali “Dietrolequinte”, “La Zanzara”, “Abits” e da maggio 2011 a “Generazione Zero” di cui attualmente è redattore nonché operaio in prima linea. Ha partecipato come redattore al progetto europeo “Generazione Zero Sicilia“, finanziato dal programma “Gioventù in Azione”. Scrive di storia, spazio civile, ingiustizie di vario genere e entità. Appassionato di cinema e musica, ha riversato per intero la sua passione per il sociale e per il buon giornalismo nel progetto di Generazione Zero, per una Sicilia migliore o perlomeno più informata.

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