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    Il professore che difende Ciancio 

    Tempo di lettura: 4 minuti

    La condanna per “I Viceré”

    La prima sezione civile del Tribunale di Roma ha dato ragione a Report e ha rigettato la richiesta di risarcimento di 10 milioni di euro avanzata da Mario Ciancio Sanfilippo  nei confronti della Rai. L’editore ed imprenditore edile catanese ha mosso le proprie accuse contro l’inchiesta “I Viceré“, ma è stato condannato al pagamento delle spese processuali, che ammontano a 30000 euro. Secondo il giudice monocratico Colla “non emergono in alcun modo attacchi personali”.

    La mancata archiviazione nel processo per associazione esterna

    A settembre il gip Barone non ha accolto la richiesta d’archiviazione a carico di Ciancio nel processo in cui è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il 27 novembre vengono assolti in primo grado i giornalisti di Report. Il 28 il professore Pietro Barcellona verga un pezzo su La Sicilia, in cui si esprime contro le decisioni e i sospetti della magistratura nei confronti di Ciancio, in merito alla mancata archiviazione nel processo per associazione esterna.

    Lo stesso 27 , Ciancio scrive della sua condanna contro Report in una nota Ansa:

    ”Una decisione ingiusta, che non
    tiene conto delle dettagliate prove documentali e delle
    minuziose ricostruzioni espresse in giudizio” contro la quale
    ricorrera’ per avere ”avere riconosciuti i miei diritti”. Lo
    afferma il direttore e editore de La Sicilia di Catania, Mario
    Ciancio Sanfilippo, sul rigetto della sua richiesta di
    risarcimento per diffamazione alla Rai per l’inchiesta ‘I
    Vicere” dell’edizione del 15 marzo del 2009 di Report.
       ”Ho letto la sentenza del Tribunale di Roma che ha deciso in
    primo grado la mia causa contro Report – dichiara Mario Ciancio
    Sanfilippo -: e’ una decisione ingiusta, che non tiene conto
    delle dettagliate prove documentali e delle minuziose
    ricostruzioni espresse in giudizio. Io per primo, infatti,
    sostengo, e continuero’ sempre a sostenere, la liberta’ di
    informare e di criticare. Ma questa liberta’ non puo’ consentire
    insinuazioni, messaggi maliziosi od accostamenti ingiustificati
    con illeciti e la criminalita’. Mi sembra – sottolinea – che la
    sentenza non abbia colto le strumentalizzazioni e distorsioni di
    Report, fondandosi su un giudizio complessivo delle varie
    vicende invece che dei loro singoli passaggi. Mentre io –
    osserva – credo fermamente che nell’informazione i dettagli
    siano fondamentali: distorcerli oppure ometterli, come secondo
    me ha fatto la trasmissione del 2009 in mio danno, significa
    alterare la realta’ e violare l’onore e la reputazione delle
    persone coinvolte”.
       ”In ogni caso vado avanti – conclude Mario Ciancio
    Sanfilippo – perche’ e’ soltanto una sentenza di primo grado e
    quindi ho gia’ dato incarico a miei legali di proporre appello.
    Ci vorranno altri anni, ma sono convinto che la Corte di secondo
    grado ribaltera’ la decisione e riconoscera’ i miei diritti”.

    Accoglienza della reazione di Ciancio e di Barcellona

    Goffredo D’Antona, di Avvocati Liberi, ha espresso il proprio rammarico contro la posizione di Barcellona in una nota dal titolo “Il professor Barcellona su La Sicilia… il pressapochismo e l’ignoranza”, che qui riportiamo:

    Quando si da del pressappochismo a qualcuno, sarebbe opportuno studiare, leggere, sapere di cosa si sta parlando. Se no si corre il rischio che il pressapochismo  lanciato si trasformi ritorcendosi contro in ignoranza.

    A questo penso mentre leggo  un articolo del quotidiano la Sicilia,  dove il prof. Barcellona, commenta , con quel termine, l operato di un  Giudice,  ovviamente nell’ambito della vicenda Ciancio.

    E’ di tutta evidenza che il prof. Barcellona non abbia letto  l’ordinanza del G.i.p., in fondo lo ammette  lui stesso,  egli si basa, e lo scrive infatti,   su un comunicato dei giornalisti che lavorano per La Sicilia.

    Ora attestare stima per il proprio datore di lavoro è un conto, e quindi comprendo il prof. Barcellona,  ma attribuire scrivere cose non vere su un provvedimento che forse non è stato neanche letto, non solo non è comprensibile, ma è grave.

    Il prof. Barcellona  afferma e rileva che il giudice ha rigettato per due volte la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura etnea.

    Ora io capisco che i Giudici hanno un  grande potere, ma ancora non riescono a fare il miracolo della duplicazione degli atti. Dico questo perché se allo stato la Procura di Catania ha avanzato una sola richiesta di archiviazione, come avrebbe fatto il buon Giudice  a non accoglierla due volte ?

    I casi sono due  o questo Giudice sta facendo appunto i miracoli o il prof. Barcellona non sa quello che scrive. E se io opto per la seconda, perché il professore parla di rigetto della richiesta di archiviazione, termine rigetto, che non ricordo che esista nel nostro codice di procedura penale.

    Un piccolo errore di procedura penale, comprensibile, data l età del professore che ha studiato  il vecchio codice di procedura penale.

    Leggo  che il giudice avrebbe ordinato “ ulteriori accertamenti per verificare la linea editoriale del  giornale  favorevole ad esponenti di spicco di Cosa Nostra. “

    Ma dove ha letto il professore Barcellona questo passo ?  Ne è sicuro ?

    Abbiamo premesso che lui non ha letto l ordinanza, il suo sdegno non nasce dalla lettura di questa ma dal comunicato dei giornalisti. E che  non abbia letto l’ ordinanza lo si ricava anche dagli errori procedurali che il professore compie nell’articolo.

    Leggo allora il comunicato dei giornalisti de LA Sicilia e neanche li c’ è questo passo.

    I giornalisti  sostengono  di non aver mai ricevuto pressioni o altro, non parlano dell’approfondimento di nuova indagini, me che mai sulla linea editoriale.

    E allora ?

    Per quale motivo una firma importante  de La Sicilia, scrive cose non vere, cose che non sa ?

    Ognuno può darsi la riposta che crede.

    Quando si mistifica la realtà, o quando  si scrive senza sapere, non è solo difendere il proprio datore di lavoro, è qualcosa di peggio.

    Caro professore il suo passato  e il suo presente,  da lei cosi ben citato, non la esonera di studiare, di documentarsi prima di scrivere qualcosa. Il pressappochismo è una brutta cosa, ma l’ ignoranza, la mistificazione dei dati processuali è ancor più brutta.

    Goffredo D’Antona

    Contro le parole del professore si è espresso anche Sebastiano Gulisano in un articolo nell’ultimo numero de I Siciliani Giovani. Articolo visionabile in forma estesa sul sito di Gulisano.

     

    Giulio Pitroso

     

    About the author: Giulio Pitroso

    Giulio Pitroso, nato nel 1989 a Ragusa. Laureato in Lettere Moderne a Catania, in Culture Moderne Comparate a Torino. Ha collaborato con Il Clandestino con Permesso di soggiorno, Sciclipress, IlMegafono.org. Ha diretto dalla sua fondazione Generazione Zero Sicilia fino al luglio 2012. Dallo stesso anno è presidente di Generazione Zero. I suoi articoli sono stati ripresi su Liberainformazione e i Siciliani giovani.

    2 Risposte a Il professore che difende Ciancio

    1. Pingback: Indagato Mario Ciancio Sanfilippo | Generazionezero.org

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