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Il cuore dell’Europa batte a sinistra 

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La rinascita di Sinistra

Che la sinistra radicale in tutta Europa (i compagni, termine di cui oggi tutti hanno paura) stia rinascendo, piano piano, dalle ceneri di una “democrazia” che da tanto ormai puzza di vecchio e marcio, è un dato di fatto: basta dare un’occhiata alle recenti elezioni e movimenti avvenuti nei Paesi Europei da questa primavera ad oggi.
A condizionare infatti ormai il voto, non è nemmeno tanto la proposta di un partito piuttosto che un altro, o l’ideologia, ma è la famigerata crisi che, dal 2009 circa, ha posto le nostre vite in un’altra dimensione, quasi non vivessimo in un mondo reale. Il voto espresso come protesta sembra essere ormai l’unica condizione di politica reale maggiormente auspicata; a questo si collega il fatto che gli elettori ripudino i partiti “moderati”- per modo di dire-  e le loro idee, le stesse che hanno condizionato il ventennio ’90-anni duemila.
Attenzione però: ad essere sulla cresta dell’onda, non sono solo i partiti di sinistra estrema: a muovere i primi passi dopo anni di dissimulante sonnolenza, sono quelli di estrema destra, l’estrema destra che si fa piacere alla gente grazie alla promessa di riforme sociali, di allontanamento dalle banche, la stessa che si ispira al fascismo e al nazionalsocialismo, la stessa destra che spesso e volentieri picchia e si appropria di eroi che non le appartengono.

I dati

Vediamo un po’ di dati reali, partendo dalla Spagna: in Andalusia, i popolari, guidati da Rajoy, pur superando i socialisti, non ottengono i voti necessari per guidare un governo, obiettivo raggiunto invece dalle sinistre, che  mettono insieme Partito Socialista Spagnolo (PSOE) e Izquierda Unida, coalizione all’interno della quale primeggia il Partito Comunista Spagnolo. Nelle Asturie il risultato non cambia: Izquierda Unida, già forte in questo territorio, raggiunge il 13.7% e i socialisti arrivano ad essere il primo partito. Non ultimo il successo avuto in Galizia, dove la sinistra radicale ha conseguito il 14% dei consensi. Risultati importanti per fare un quadro chiaro, dopo la vittoria delle sinistre in Belgio e Repubblica Ceca, risalenti al mese scorso.

In Repubblica Ceca, proprio ad ottobre si sono tenute le elezioni e dove, anche qua, cavalcando la massiccia protesta generale, si è vista un’irrefrenabile staccata delle sinistre, con la vittoria della coalizione dei socialisti (CSSD) e dei comunisti (KSCM).

Anche guardando la situazione della Germania il risultato è analogo, la SPD malgrado non riesca ancora a battere il partito democristiano tedesco, (30% a fronte del 34%) è in ripresa. Bene invece Linke, che resta intorno al 16%, malgrado la perdita di 5 punti percentuali, causata senza dubbio dal forte astensionismo, e dal partito dei Pirati, accomunato spesso al modello grillino.

Spopola nelle piazze francesi invece Melanchon, leader del Front de Gauche, che si aggirava intorno al 14% durante la campagna elettorale, ma che ha concretizzato solo l’11% dei consensi; emblematica la presenza di 100mila persone alla Bastiglia questa primavera, al comizio delle presidenziali.

La situazione greca, invece, oltre ai problemi in politica economica, conosce profonde differenze rispetto agli altri paesi europei. Non sono i socialisti ad avere la meglio stavolta, ma tutti i partiti che stanno a sinistra del partito socialista, che si colloca sotto il 10%, mentre la somma delle percentuali dei comunisti sfiora il 40%. Dato difficile da concretizzare, vista la scarsa propensione dei comunisti ortodossi (il KKE) ad allearsi con le altre forze, vedi Siryza e la Sinistra Democratica.

E in italia, com’è la situazione?

Diciamo che in Italia per certi punti di vista non è per niente dissimile dalle situazioni che si sono viste negli altri paesi dell’Unione. Da una parte, c’è il tracollo completo delle destre moderate e dei cattolici, vedi le scissioni e i fallimenti del berlusconismo; dall’altra, il palese fallimento delle politiche di Monti, realista peraltro nell’ammettere la poca efficacia delle proposte da lui stesso applicate.
Per quanto riguarda la sinistra moderata, (i comunisti in Italia restano intorno ad una soglia abbastanza bassa) le ultime elezioni siciliane, sono state una chiara dimostrazione in piccolo del panorama politico nazionale. In ascesa, è forse la figura del PD,  che ha conquistato, però, solo un margine di scarto ridottissimo nei confronti dei suoi avversari; il quadro che è venuto fuori vede come indiscusso protagonista Grillo e l’astensionismo, tra l’altro, arrivato in Sicilia stessa al 53%.
Come si accennava prima, si può percepire più un voto di protesta che altro, ma atto lo stesso a denunciare e a mostrare in tutta la sua terribile realtà, come le politiche neoliberiste adottate dai “tecnici”- o chi per loro- abbiano fallito. Sembra che  l’austerity e il libero mercato siano ora solo delle utopie ancora più surreali del comunismo.

 

Sebastiano Cugnata

About the author: Sebastiano Cugnata

Sono nato a Ragusa il 23 Luglio 1992. Ho conseguito la laurea in Filosofia all'Università di Catania. Nel dicembre del 2011 ho avuto l'opportunità di far parte della redazione di Generazione Zero.

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