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    Avola ha avuto un’idea (Dossier “Qualcosa è cambiato?”) 

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    C’ho un’idea è un’associazione nata poco più di un mese fa ad Avola (Sr). Sono tutti ragazzi che si sono organizzati per il bene della loro città. Li abbiamo ascoltati.

    Quali sono state le motivazioni che vi hanno spinto a fondare l’associazione “C’ho un’idea”?
    Ringrazio Generazione Zero da parte mia e di tutti i componenti di C’ho un’idea per l’opportunità concessa. Il laboratorio culturale politico (LCP) C’ho un’idea nasce ad Avola il 27 maggio del 2012 dopo un iter di tre mesi circa di chiacchierate tra i membri dell’attuale direttivo. Tutti giovani, anche di mentalità. Quella nuova mentalità che recentemente anche nel pallone nazionale ci manca. Le elezioni amministrative cittadine di maggio e la politica locale in generale ci hanno confermato l’idea e la necessità di uno spazio, un luogo in cui lasciare ogni preconcetto, ogni pregiudizio, interesse personale e soprattutto di spenderci per il bene comune. Credo che il non saper ascoltare la gente comune sia un male di questa società e della politica moderna, locale e nazionale. Quella politica che aspira al nuovo per poi perdersi nel nuovo-riciclato.

    I ragazzi di C'ho un'idea di Avola

    Una molla verso la condivisione, il dialogo tollerante, le scelte possibilmente condivisibili da tutti a maggioranza, che secondo me non sono altro uno dei tanti modi per l’attuazione della Democrazia. Un segnale democratico, e che tende verso l’acquisizione di quelle esperienze del perfetto politico, è la stessa idea dei “ruoli” non tradizionali (presidente come il sindaco, il segretario come il vice sindaco, e gli assessorati con le rubriche più importanti della gestione civica). Anche questa intervista sarà un’intervista dentro l’intervista, perché questo è il nostro spirito, che ci caratterizza e ci distingue. Come mi ha riferito il segretario dell’associazione, Vincenzo Dugo, in merito all’idea iniziale, il tutto nasce dalla voglia, comune a molti giovani, di intraprendere un percorso sperimentale di una nuova politica, basata sul rispetto reciproco, sulle idee, sulle proposte, sulla legalità, sulla trasparenza e sulla partecipazione attiva di TUTTI. Dal modo di intendere la POLITICA come “unione di molti privati cittadini per il bene comune della collettività e quindi del territorio” è nato questo stupendo progetto, che è stato in grado di mettere da parte i divari ideologici di ogni componente, dando la possibilità di un confronto e di un dialogo continuo sui problemi e sulle tematiche sociali, civili, culturali e politiche. Per Giovanni Agricola, presidente del Direttivo, – la motivazione principale è stata quella di non sentirmi più “figlio” a 20 anni di questa classe dirigente che dovrebbe occuparsi del mio paese. Classe dirigente che apparentemente sembra essersi rinnovata… e invece! – quasi a ribadire ulteriormente già quello precedentemente detto.

    Di cosa vi occupate?
    L’Associazione ha lo scopo di promuovere la partecipazione attiva dei giovani alla vita sociale, culturale, politica, economica e civile della città. Per fare ciò, nell’attività dell’associazione sono contemplati eventi di vario tipo, raccolte firme, sensibilizzazioni, promozione di referendum cittadini, relazioni, progetti vari, con scopo quello di portare alla luce i maggiori problemi della nostra comunità e trovarne le soluzioni, tramite idee e proposte innovative e applicabili. Scopo dell’associazione è il ricambio generazionale della classe dirigente e politica; ricambio che si baserà sui principi di competenza amministrativa, trasparenza, legalità, indipendenza politica e intellettuale da ogni preconcetto di sorta. Questo è quanto si trova nell’art. 2 dello statuto approvato dai membri del direttivo. In una semplice parola, autoformazione politica e culturale. E La politica e la cultura sono ovunque nella nostra società moderna. Fare della realtà politica una realtà a portata di tutti, far sentire ciascuno artefice della vita della propria città, avvicinare la politica all'”every man”, è quanto dichiara Giuseppe Pernagallo, assessore dell’associazione delle politiche sociali. Questo mi dà lo spunto per delineare l’abisso tra il progetto e i partiti politici.

    Avola ha bisogno di un cambiamento? Perché?
    Avola ha bisogno di un vero cambiamento, perché la classe dirigente che si è succeduta negli anni ha fallito inesorabilmente. “Noi giovani abbiamo deciso di unirci insieme per far sì che il vecchio modo di fare politica cambi radicalmente”, è quanto afferma Paolo Artale, assessore allo sviluppo economico e lavoro, agricoltura, industria, commercio. Come non dargli torto. Per Francesca Campisi, la tesoriera del gruppo, “C’ho un’idea nasce dalla voglia di cambiamento. Dalla stanchezza di sentirsi dire che niente può cambiare”. C’è quindi la voglia di muoversi, di dimostrare che qualcosa si può e si deve fare – quasi a dimostrare che non è né un autoconvincimento, né una suggestione di gruppo ma una speranza che, se si vuole, si può cambiare. Una città che ha molte associazioni; gruppi giovanili che dovrebbero fare cultura proprio nell’ultimo mese prima delle elezioni di turno per poi scomparire come sono velocemente nati; strutture e servizi dimenticati; un museo civico e il patrimonio culturale nel dimenticatoio; il turismo che non decolla; le spiagge sporche e l’odissea del depuratore che non è tutt’ora partito; il problema delle discariche abusive; e tante altre problematiche che aspettano da decenni delle soluzioni che sono alla fine semplici. Il cambiamento – secondo Simonetta Scionti, assessore alla cultura dell’associazione – di cui ha bisogno Avola sta, sia a livello teorico, sia pratico, nel concetto stesso di politica, che andrebbe intesa non come attività fatta di intrighi, alleanze e altri fattori oscuri, – che non risolvono i problemi veri delle persone – ma come interesse e cura per il bene pubblico.

    I giovani sono una grande risorsa e rappresentano la possibilità di un futuro meno incerto. Come hanno risposto all’appello?
    Ci siamo subito messi a lavorare subito dopo le elezioni di maggio, svincolati da qualsiasi partito locale, liberi e quasi anarchici. L’idea del progetto è piaciuta subito a tutti, giovani e anziani della città. In molti ci hanno chiesto delucidazioni sul progetto. In molti hanno espresso il desiderio di partecipare alle nostre attività. Un paio di associazioni cittadine giovanili hanno chiesto pure di collaborare insieme. Credo, come il resto del gruppo, che oggi è molto importante creare una “rete” di movimenti, associazioni, singoli per il buon senso. Avevamo paura che già il sentire dire il nome “politica” avesse allontanato i giovani, nel clima dell’antipolitica imperante, ma non è stato così.

    Quali sono stati finora i risultati raggiunti e cosa si può ancora fare?
    Ci tenevo a precisare che la nostra filosofia è quella dei piccoli passi e del poco svolto da ciascun cittadino. Nonostante sia passato pochissimo tempo, se per caso ci giriamo in dietro, molta strada è stata fatta dal gruppo.  Sono stati presentati tre progetti: uno sul rilancio dell’agricoltura locale con l’istituzione del mercatino del contadino; un altro sulla riqualificazione dei quartieri periferici e un terzo progetto più pratico perché ha previsto la riqualificazione di un campetto di basket pubblico con la sistemazione dei canestri rotti da vandali. L’associazione ha poi svolto una riunione pubblica con gli interessati al progetto e sta accogliendo nuovi giovani. Tutti troveranno lo spazio per potersi impegnare e gli stessi “ruoli”, precedentemente descritti come una novità, sono dei ruoli per poter organizzare al meglio il lavoro. C’è tanto da fare ma ci impegneremo, a piccoli passi, a cercar di cambiare in meglio la nostra polis. Ognuno di noi nel suo piccolo può iniziare a cambiare le cose, – mi suggerisce la tesoriera Francesca, – e soprattutto, l’unione fa la forza. Più persone che lottano per la stessa causa hanno più possibilità di riuscita. Questo è scopo di C’ho un’idea: proporre idee e tentare di farle vivere lavorando tutti insieme. E credo che quella filosofia del poco, ha già dato tanti frutti insperati e in poco tempo e in una realtà difficile come quella avolese. Chi l’avrebbe mai detto?

    I ragazzi di C’ho un’idea

    Marco Urso (ha raccontato la storia dell’associazione, Presidente di C’ho un’idea)
    Giovanni Agricola
    Vincenzo Dugo
    Francesca Campisi
    Simonetta Scionti
    Giuseppe Pernagallo
    Paolo Artale

    Intervista di Attilio Occhipinti

    About the author: attilio occhipinti

    Nato a Ragusa nel 1989, sono laureto in Filosofia presso la Facoltà degli studi di Catania e in Comunicazione e Cultura dei Media all'Università degli studi di Torino. Dall’aprile 2011 scrivo su Generazione Zero, all’interno del quale ho ricoperto la carica di direttore editoriale dall'agosto 2013 fino a settembre 2014. Per circa un anno sono stato il responsabile delle risorse umane, ruolo che mi ha permesso di coordinare i rapporti tra gli autori e i collaboratori. Mi sono occupato di diversi temi curato nei miei articoli, dall'ambiente, alla politica, passando per i tanti problemi che affliggono gli studenti, i precari e gli immigrati. I miei articoli sono apparsi su I Siciliani giovani, rivista mensile di antimafia, mentre in passato ho collaborato con il mensile d’inchiesta Il Clandestino con permesso di soggiorno. Dal 2016 coordino le attività di ufficio stampa dell'Associazione Generazione Zero.

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