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    Dossier “Street Art attack Catania” – Parte III 

    Tempo di lettura: 3 minuti

    Scusatemi, forse non è solo colpa mia

    “L’urlo travolse il sole,
    l’aria divenne stretta
    cristalli di parole
    l’ultima bestemmia detta”

                                                                        15-02-2012 Paternò (CT), imprenditore 57enne;
    26-02-2012 Firenze, piccolo imprenditore 64enne;
    09-03-2012 Noventa di Piave (VE), falegname 60enne;
                       Taranto, commerciante 60enne;
    15-03-2012 provincia di Lucca, donna 37enne;
    20-03-2012 Sospirolo (BL), imprenditore edile 53enne;
    27-03-2012 Trani, imbianchino 49enne;
    04-04-2012 Roma, imprenditore 59enne;
    12-04-2012 Altivole (TV), agricoltore 53enne;
    13-04-2012 Donnalucata (RG), imprenditore agricolo 28enne;
    22-04-2012 Bosa (OR), artigiano edile 52enne.

    Questa è solo una parte di quel girotondo di suicidi avvenuti nel corso di quest’anno in Italia per problemi legati alla crisi economica che stiamo vivendo. Un’azienda, campi coltivati, una bottega, una casa, un’arma, una vita sull’orlo del baratro (o sul fondo?), una famiglia da mandare avanti, una corda, debiti, una lettera lasciata, crediti mai riscossi, disoccupazione. Questi gli elementi che li accomunano tutti. Per dare un messaggio di denuncia sociale contro questi gesti estremi che lasciano sgomento in chi li apprende, la notte tra il 16 e il 17 Maggio 2012, un gruppo di giovani catanesi che si firmano L.S.D.  hanno simbolicamente impiccato sul ponte di Tondo Gioeni un fantoccio che portava in petto la scritta: “LA VITA E LA LIBERTÀ DI UN UOMO NON PASSANO ATTRAVERSO IL LAVORO”.  Apprendo questa notizia da una lettera anonima, nella quale è spiegato il perché del gesto, precisando che dietro non ci sta nessun attacco politico. Parole dopo parole l’indignazione di questi ragazzi passa attraverso citazioni letterarie, squarci di cinema surrealista e richiami ad opere artistiche.

    Il fantoccio sul ponte di Tondo Gioeni

    È uno sfogo. Un chiaro NO verso la piega che sta prendendo la società di oggi. In  una delle scene, di quello che è considerato il film più significativo del periodo surrealista, “Cane Andaluso” di Luis Buñuel e Salvador Dalí, Buñuel stesso, dopo aver guardato la Luna, affila un rasoio e si avvicina a una donna seduta, alla quale tiene ben aperto l’occhio sinistro; nella scena successiva taglia l’occhio in due. L’obiettivo è far vedere allo spettatore ciò che non ha mai visto o, semplicemente, non ha voluto vedere. Prendendo spunto dalla forte carica emotiva e allegorica di quest’emblematica scena, gli artisti hanno voluto, attraverso un gesto forte, rivolgersi alla loro città con quest’installazione. Che sia un caso che il fantoccio sia rimasto paradossalmente con un braccio alzato e la mano attaccata alla strada? Oppure è un chiaro segno per voler dire NO, IO VADO NELLA DIREZIONE OPPOSTA. E qui arriva la riflessione: qual è la direzione opposta? I ragazzi si chiedono, così come fece Gauguin nell’omonima tela, Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? Una possibile via di cambiamento, potrebbe essere, secondo loro la natura. Citano “Libertà come stile di vita” di Tom Hodgkinson,  un libro dove si parla di come avidità, competizione, solitudine sono entrate con violenza nella vita di tutti i giorni a discapito di libertà, allegria, soddisfazione e responsabilità che, invece, stanno scomparendo.

    Cambiare si può, dice l’autore, basta smettere di essere consumatori e iniziare a essere creativi. Come? Imparando da sé a coltivare ortaggi e frutta, impastare e cuocere ciò ci cui si ha bisogno, cercare di ridurre le spese futili di televisori super accessoriati, satellitari e multi-tematiche. Insomma, un ritorno alle origini potrebbe essere un piccolo passo verso la libertà individuale e quindi verso la felicità. Dagli atti estremi di uomini senza più forza di andare avanti, dal gesto artistico e molto significativo di questi ragazzi, dalla loro voglia di dare un segnale attraverso i loro pensieri nasce in me un riflessione: l’Arte in qualsiasi sua forma è la spinta e il mezzo per  affermare il proprio dissenso verso la società, per scuotere le menti dormienti, per proporre soluzioni.

    Thanks to L.S.D.

    Di Federica Monello

    About the author: attilio occhipinti

    Nato a Ragusa nel 1989, sono laureto in Filosofia presso la Facoltà degli studi di Catania e in Comunicazione e Cultura dei Media all'Università degli studi di Torino. Dall’aprile 2011 scrivo su Generazione Zero, all’interno del quale ho ricoperto la carica di direttore editoriale dall'agosto 2013 fino a settembre 2014. Per circa un anno sono stato il responsabile delle risorse umane, ruolo che mi ha permesso di coordinare i rapporti tra gli autori e i collaboratori. Mi sono occupato di diversi temi curato nei miei articoli, dall'ambiente, alla politica, passando per i tanti problemi che affliggono gli studenti, i precari e gli immigrati. I miei articoli sono apparsi su I Siciliani giovani, rivista mensile di antimafia, mentre in passato ho collaborato con il mensile d’inchiesta Il Clandestino con permesso di soggiorno. Dal 2016 coordino le attività di ufficio stampa dell'Associazione Generazione Zero.

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