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    Dossier Street Art attack Catania-parte I 

    Tempo di lettura: 5 minuti

    Tra monumenti spiagge e caos cittadino, insolite decorazioni offrono uno spunto per un sorriso e una riflessione.                                                                                                                                                      

    Prova a fare un giro per la tua città, tristi mura e palazzine in decadenza godono oggi di una bella e nuova facciata grazie ad artisti che hanno deciso di riappropriarsi degli spazi cittadini per dire la loro attraverso spray, aerogrammi, stencil, proiezioni video e sculture. Questa è la nuova arte della generazione zero: Street art, ovvero arte di strada.  Potremmo definirla l’evoluzione del writing o l’Arte che incontra gli spazi pubblici. Cosa la differenzia dal writing e cosa l’accomuna? La differenza sta nel non uso di spray e bombolette e nel soggetto che non è più lo studio delle lettere e delle scritte; l’analogia sta invece nel modo di operazione e nell’uso dello spazio pubblico. Ma come mai nell’era di internet e dei social network l’arte che va alla maggiore è un arte del tutto anonima e che si appropria degli spazi pubblici, spesso dimenticati in favore della rete? Andare controcorrente? Esprimere un dissenso? Rendere l’arte fruibile a chiunque anche a chi la snobba? Le risposte a queste domande potrebbero essere tutte positive o al contrario tutte negative.  Per capire bene bisogna iniziare ad analizzare innanzitutto la nostra realtà, quella in cui viviamo tutti i giorni, quella catanese.

    Faccio un giro verso il lungomare e mi fermo a San Giovanni li Cuti, tra gli scogli, su cui turisti e non approfittano del sole per una bella tintarella, scopro un allegro e del tutto singolare scoglio a forma di coccinella. È una vista inusuale che mette allegria nell’animo di chi la guarda, smorzando per un attimo il grigiume di una località marittima inglobata da quella cittadina che non versa, ahimè, in ottime condizioni di pulizia. Mi sposto verso il centro, ripercorrendo il lungomare, in una piazzetta, dove vedo ragazzi che armati di pattini scorazzano, scorgo dei simpatici omini lego e mi accorgo che in realtà sono dei paletti per impedire l’ingresso ai veicoli. Riprendo il mio giro e arrivo nella famosa Piazza Teatro Massimo, rinomata da noi universitari che la popoliamo nelle ore notturne. In uno degli accessi dei vicoli che da via San Giuliano portano alla piazza, uno dei blocchi per le auto è diventato un contagiante e coloratissimo smile; procedendo verso via Landolina scorgo un’altra coccinella di un rosso fiammante che offre sorrisi a chi la incontra. Sparsi per il centro storico i pomelli dei cestini di rifiuti in ghisa sono dei vivacissimi insetti. Cassonetti dei rifiuti stracolmi di rifiuti ironizzano il loro sporco uso con un sorriso o con espressioni buffe. Panchine trasformate in api, cassette della posta in stile floreale, parchimetri rivisitano il popolarissimo Pacman. Se giri un po’ per le varie zone della città, da Vulcania a piazza Roma a via Santa Maddalena, scorgi un po’ ovunque le tracce di questo artista. Armato di tutto l’occorrente, appropriandosi della notte, ha voluto personalizzare, abbellire e sdrammatizzare con ironia piccoli e  talvolta anche banali oggetti urbani che nel quotidiano non avrebbero colpito la nostra attenzione.

    Vi starete chiedendo: chi è? Sto parlando di Vlady Art, questa è la sua firma. A differenza di molti suoi “colleghi” che operano nell’anonimato, lui non nega la paternità alle sue opere. Nato nel 1974 a Satania (come la rinomina in un cartello stradale), dopo il diploma artistico parte alla volta di Milano per frequentare l’Accademia di Brera, gira l’Europa fermandosi in Finlandia per studi e in Irlanda per lavoro, nel 2008 rientra nella città etnea. Incontro telematicamente lo street artist e mi racconta un po’ la sua storia. La sua scelta di fare street art è stata casuale, incoraggiata dalla curiosità per la Land Art e dal ritrovarsi a fare lavori all’aperto. Afferma palesemente di non provenire dal mondo dei graffiti.  Scopre così il mondo dell’Arte di strada. Vlady Art mi dice che ci sono due modi per intendera l’arte di strada: in senso lato street art è tutto, dai graffiti agli stencil ai poster pubblicitari. L’altro è ritenere tutto ciò che non è graffiti, arte urbana. La street art è un’esperienza sociale non intimistica che non avrebbe senso senza un pubblico; cercare di arrivare a tutti è il suo obiettivo, per dare notorietà alla sue opere e non alla sua persona. Parlando del panorama catanese, dice che il confronto con le altre realtà urbane non regge per la mancanza di un elemento basilare. Mentre altrove troviamo la presenza di quartieri del tutto singolari rispetto ad altri perché popolati solo da giovani, da minoranze, da gruppi sociali ben definiti che possono essere uniti da stessa cultura o etnia; a Catania non c’è nulla di tutto ciò perché la struttura sociale è totalmente diversa. Vlady Art non è solo street art ma è tutto quello che è arte e se gli chiedi quando ha iniziato a fare arte risponde che non ha mai smesso. Tanti sono i progetti che lo vedono protagonista: irriverenti cartoline hanno dato vita al progetto “Greetings Catania” nelle quali troviamo un insolito modo di rappresentare Catania, non spiagge, monumenti, oggetti e pietanze tipiche della zona. Ma, altrettanti elementi tipici come scene di vita quotidiana: veicoli in pessime condizioni e potenzialmente pericolosi che stazionano in zone centrali, tutti i tipi di infrazioni che è possibile commettere a bordo del proprio mezzo; scritte di  spasimanti romantici sui muri; zone a divieto di balneazione piene zeppe di ombrelloni e quant’altro; palazzi mezzi decadenti e tendopoli rom in pieno centro cittadino. Far sorridere e riflettere al tempo stesso è il suo obiettivo. Questo è anche un modo per far entrare a 360° l’arte nella società, perché l’arte ispira, cambia le persone e misura il progresso di una società. L’ultima sua affermazione è emblematica in quanto riassume la filosofia di vita di una persona che ha fatto dell’arte a tutto tondo la sua vita: “Vi consiglio un modo per giudicare una casa: i libri, la musica, le tele e una bicicletta all’ingresso”.

    Thanks to Vlady Art

    Di Federica Monello

    About the author: attilio occhipinti

    Nato a Ragusa nel 1989, sono laureto in Filosofia presso la Facoltà degli studi di Catania e in Comunicazione e Cultura dei Media all'Università degli studi di Torino. Dall’aprile 2011 scrivo su Generazione Zero, all’interno del quale ho ricoperto la carica di direttore editoriale dall'agosto 2013 fino a settembre 2014. Per circa un anno sono stato il responsabile delle risorse umane, ruolo che mi ha permesso di coordinare i rapporti tra gli autori e i collaboratori. Mi sono occupato di diversi temi curato nei miei articoli, dall'ambiente, alla politica, passando per i tanti problemi che affliggono gli studenti, i precari e gli immigrati. I miei articoli sono apparsi su I Siciliani giovani, rivista mensile di antimafia, mentre in passato ho collaborato con il mensile d’inchiesta Il Clandestino con permesso di soggiorno. Dal 2016 coordino le attività di ufficio stampa dell'Associazione Generazione Zero.

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