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    La FdS: “L’aeroporto è morto” 

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    Ha fatto bene l’on. Digiacomo a interrompere subito lo sciopero della fame.

    Il rischio concreto della dissoluzione fisica  del deputato di Comiso c’era tutto, purtroppo, però l’aeroporto di Comiso resterà una cattedrale nel deserto delle infrastrutture di questa provincia.

    Il Muos di Niscemi lo ha ucciso nella culla, con la complicità della classe dirigente di questa provincia.

    Altro che Bersani che telefona a Passera che a sua volta telefona al viceministro alle infrastrutture Ciaccia che ritelefona a Passera che chiama  Bersani che poi tranquillizza il digiuno Digiacomo.

    I fatti sono evidenti. Già nel 2007 la zona di Niscemi veniva individuata come sede di un impianto di sistema satellitare militare della Marina degli Stati Uniti (MUOS) così potente da interferire con i sistemi di controllo dell’aeronautica civile. Nel frattempo a Comiso sbarcava D’Alema nella famosa inaugurazione. Quello è stato il primo e l’ultimo volo che la pista ha ospitato.

    Mentre la realizzazione del sistema  MUOS prendeva forma e si concretizzava, le speranze che l’aeroporto di Comiso decollasse prendevano le sembianze del miraggio. I fatti: nel  rapporto ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) 2010 l’aeroporto di Comiso veniva sì inserito ma nella classificazione veniva definito  a pag. 27 come infrastruttura complementare  cioè “scalo che per la ridotta estensione dei bacini di traffico risulta rispondere ad una domanda di traffico locale, in zone remote o non adeguatamente servite da altri scali e che pertanto svolgono un servizio complementare alla rete”.

    Nella sughereta di Niscemi i lavori del MUOS proseguivano e aumentava la consapevolezza dell’inevitabile interferenza con le strutture aeroportuali. Sempre nel 2010 compare un artico su La Repubblica del 18 agosto dove il presidente dell’ENAC, Vito Riggio, dichiara: “ … in un momento particolare come questo, in cui si parla tanto di federalismo, lo Stato non potrà più farsi carico degli oneri che gravano sugli aeroporti minori”. Subito dopo cita il caso emblematico di Comiso: “si tratta di una struttura nuova, pronta per essere inaugurata dopo quattro anni di lavori e un investimento di 53 milioni di euro. Ma siamo fermi: quella è una pista che non apre proprio…”.

    Mentre  a Niscemi i lavori per il MUOS proseguono concretamente, a Comiso, la danza delle responsabilità e  i ciclici annunci di apertura dell’aeroscalo assumono l’aspetto della farsa dimostrata ampiamente da una trasmissione de La7 che mette in luce l’inadeguatezza di un’intera classe dirigente.

    Il digiuno dell’onorevole Digiacomo e la rassicurante sequenza di telefonate Bersani, Passera, Ciaccia ….  vengono smentite dal nuovo piano nazionale degli aeroporti.

    Infatti, su edilizia e territorio del Sole 24 Ore del 6 aprile scorso, riguardo anche all’aeroporto di Comiso, si rende noto che il ministro Passera a giorni porterà il nuovo piano al Cipe per il varo definitivo di questo strumento che prevede per gli scali di servizio, come Comiso, di dotarsi entro tre anni di una gestione economica sostenibile senza trasferimenti di risorse pubbliche.

    Un Comune in dissesto, una Regione con la finanziaria impugnata dalla Corte dei Conti, l’assenza totale di infrastrutture rende l’aeroporto inappetibile agli investimenti privati. Tutto questo sommato alla realizzazione ormai in fase avanzata del MUOS rende impossibile l’apertura dell’aeroporto. Il linguaggio tecnicistico di Passera e C. è un cortese ma sostanziale invito alla chiusura.

    Ora la certezza che l’aeroporto di Comiso non aprirà giunge dalla decisione di dirottare il traffico aereo di Catania a Sigonella, quando nel mese di novembre p.v., l’aeroscalo catanese chiuderà per un mese per lavori di ristrutturazione della pista.

     

    Ciò che è evidente non si può nascondere:  l’aeroporto, lo sviluppo del territorio, gli investimenti di tanti piccoli imprenditori del turismo e di tutto l’indotto che poteva svilupparsi attorno alla struttura sono stati sacrificato sull’altare delle esigenze militari, il tutto con il placet silenzioso di una intera classe dirigente che parte da Digiacomo, che governa alla Regione, e arriva a Passera.

    About the author: Giulio Pitroso

    Giulio Pitroso, nato nel 1989 a Ragusa. Laureato in Lettere Moderne a Catania, in Culture Moderne Comparate a Torino. Ha collaborato con Il Clandestino con Permesso di soggiorno, Sciclipress, IlMegafono.org. Ha diretto dalla sua fondazione Generazione Zero Sicilia fino al luglio 2012. Dallo stesso anno è presidente di Generazione Zero. I suoi articoli sono stati ripresi su Liberainformazione e i Siciliani giovani.

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