Migranti, giovani, precari, ambiente|mercoledì, agosto 5, 2020
Ti trovi qui: Home » Ambiente » I randagi ai Pianetti

    I randagi ai Pianetti 

    Tempo di lettura: 4 minuti

    In Provincia di Ragusa di randagismo se ne sa qualcosa. Un tema piuttosto spinoso. Perché? Una turista tedesca venne ferita a contrada Pisciotto, tra Marina di Modica e Sampieri, il 18 marzo del 2009, dagli stessi cani che avevano aggredito a morte Giovanni Brafa, un bambino.
    Di certo i cani non

    Un dente di leone grande quanto un pugno

    sono scomparsi da queste parti. Nel capoluogo sono diffusi nella zona industriale. Sembrano, invece, essere scomparsi dalla zona vicino alla Questura. Ogni tanto si possono vedere dei signori che portano da mangiare ai branchi selvaggi. Non si bene il perché. Forse per compassione.
    Da qualche giorno a

    giaciglio

    Pianetti, il quartiere-dormitorio della media e piccola borghesia, sono stati avvistati alcuni canidi. Pianetti di problemi ne ha tanti, questo bisogna dirlo. Le discariche abusive, che sembrano essere in diminuzione, fanno da sfondo alla vita di tanti ragazzini lasciati a se stessi, nel nulla di piazzette e spiazzali. C’è il ripetitore della chiesa del Preziosissimo Sangue, contro cui il quartiere tentò una protesta, finita poi nell’oblio, anche per via della carenza di prove sulla dannosità delle onde elettromagnetiche nella zona. C’è la scuola media Quasimodo, dove sono morti suicidi due ragazzini, sette anni fa, preceduti da un altro negli anni ’90; la scuola è stata bruciata l’anno scorso, anche se al centro di un’attività di recupero sociale più o meno forte. Ci sono le droghe, di cui parla Carlo Ruta in “Ragusa sotto inchiesta”. Insomma, Pianetti è una ferita aperta su Ragusa, sulla Ragusa bene, che, a detta di alcuni cattolici della zona “è il quartiere della gente che pensa al lavoro” e poco ai figli. Più verosimilmente è un quartiere di una città senza politiche giovanili.
    Quando cala la frescura della sera, sulle strade larghe, sul loro asfalto, gli impiegati e le casalinghe si buttano nella pratica del jogging. Sta arrivando l’estate, bisogna confrontarsi con la prova costume. Corrono qua e là. Senza una meta precisa. Vicino al giardinetto che attende con ansia la potatura stagionale, c’è il terreno su cui sorgerà una nuova chiesa. Sono in tanti ad abitare da queste parti, è un quartiere popoloso. Ai bordi con la Nunziata, un quartiere ancora più

    giardinetto interno ai Pianetti

    periferico, sono molti i campi, le ciuse. Tra una casa e l’altra può capitare di ritrovarsi tra gli occhi un pezzo di campagna. Qui dieci anni fa era zona agricola, in prevalenza.
    Ci sono parecchi gatti da queste parti. Raramente si sono visti dei cani randagi. «I cani hanno acciappatu questioni con il mio» dice un ragazzo del quartiere «Uno di loro insegue le moto». Da queste parti il cane è una sorta di status symbol, ce l’hanno un po’ tutti ed è usanza comune portarlo a spasso nel tardo vespro. Lo testimoniano anche le decine di cacche sedute sui marciapiedi. «Il mio vicino ha chiamato i vigili, ma non li possono prendere finché non attaccano qualcuno» dice uno studente sulla vetina, con apprensione. Ma il rischio è anche per loro, perché se li può tirare giù una macchina.
    I cani dovrebbero essere tre. Ma forse ve ne sono degli altri. Uno di media stazza, pelo biondo e crespo, uno piccolo e nero, uno rossiccio, zoppo e con le zampe lunghe. Sembra che stiano in un’area del giardinetto vicino l’incrocio tra via Segni e via Irlanda. Lì è da un pezzo che non si tagliano gli arbusti. C’è un dente di leone grosso più d’un pugno. E’ difficile arrivare al centro del giardino, la via è ostruita. In alcuni punti sembra di vedere dei possibili giacigli utilizzati da poco proprio dai cani.
    Per adesso sembra che i cani non siano in zona, che si siano spostati. Che cosa li avrà

    fatti venire qui? Basta fare un giro su per via Falcone e vedere vicino ad una casa in costruzione, tatuata all’interno da scritte di vario tipo. Sono i conigli. Appena ci avviciniamo, uno scatta via tra i rovi, con la sua coda bianca. Qualcuno deve averli lanciati da queste parti, non si sa per quale ragione.
    La presenza dei roditori deve aver richiamato l’attenzione dei cani che vivono attorno alla grande cintura periferica di Ragusa. Se non i conigli, che cosa avrebbe dovuto far venire i randagi a Pianetti?

     

    Giulio Pitroso

    5 Risposte a I randagi ai Pianetti

    1. Sergio

      Caro Giulio, onestamente il tuo articolo mi sembra un pò vano e superficiale, capisco che di cani ne sai quanto io di giornalismo, però non posso non farti notare che il problema non sono 3 cagnolotti che girano per pianetti, bensi il randagismo e le sue vere cause, fai un articolo sull’obbligo di chippare i cani, quello si che è il vero problema, inoltre dei randagi in una zona urbana difficilmente cercano cibo caciando i conigli che nessuno ha introdotto, come scrivi tu, a meno che l’articolo non si riferiva al randagismo dei conigli, vivono li e 3 cani di cui uno zoppo, trovano molto più sostentamento, e a fatica zero gravitando attorno agli umani. Ci manca solo che qualche benpensante Ragusano, decida, leggendo il tuo articolo, di prendere una bella polpetta farcita di veleno e fare giustizia da solo. Occhio a cosa scrivete e a come lo scrivete.

       
    2. laura

      Ciao Giulio. un gruppetto di 3 cani non è pericoloso, lo diventa quando è sopra i 14. E quello di sampieri era formato da un branco di ben più di 14 cani. come ben documentato dalle leggi sul randagismo esiste anche la figura del cane di quartiere. Sono appunto dei cani senza padrone che però non risultando pericolosi possono stare benissimo in libertà. L’unica cosa che dovrebbero fare i vigili è multare quei proprietari che non raccolgono gli escrementi dei propri cani. ps. non ho capito molto la parte sui coniigli. a presto e un abbracci forte

       
    3. Giulio

      Cari lettori,
      se mi sono soffermato a descrivere questa storia è perché i residenti si sono lamentati dei pericoli che i cani possono rappresentare. Il problema è in incubazione e potrebbe esplodere. Prevenire dovrebbe essere meglio che curare.

      Mi rendo conto che il lettore medio di questa testata è piuttosto esigente e parlare di questa storia può apparire piuttosto off topic. A questo non avevo pensato e mi scuso con chi non ha ritenuto l’articolo all’altezza del resto.

      Però sentivo il bisogno di raccontare questo adesso, prima che ci possano essere dei risvolti negativi.

      Grazie ancora
      Un caloroso abbraccio

       
      • laura

        Il problema è già sotto controllo. come dicevo i cani devono andare al canile solo se mordaci. E se lo fossero già ci sarebbero andati di sicuro perchè ci sarebbero state denunce, referti medici ecc… l’emergenza si avrebbe solo se i randagi formassero un branco.. e per fare un branco dovrebbero essere più di 14 e loro non lo sono..L’unica cosa che deve fare il comune per arginare il problema randagismo è sterilizzare e castrare i cani randagi. Su questo secondo me si dovrebbe soffermare la nostra attenzione. Questo è previsto dalla legge. I cani dopo l’avvenuta sterilizzazione devono essere reimmessi nel loro territorio. Ps. ho visto uno di quei cani, ti passano acconto e nemmeno ti guardano.. como si può pensare che siano pericolosì? Vi ricordate di giulio il cagnolino randagio che è stato ucciso a ibla da dei bastardi che non avevano come passarsi la giornata? Era un cane dolcissimo, non aveva mai dato fastidio a nessuno l’unica sua colpa era di non avere dei proprietari lì a difenderlo…Purtroppo come dici tu ai pianetti ci sono persone che non hanno altro da fare che potare il giardino,prepararsi alla prova costume e portare a spasso il cane senza preoccuparsi di raccoglierne gli escrementi, quindi è normale che data la loro superficialità nonchè maleducazione si infastidiscano della semplice presenza di quei cagnolini indifesi la cui unica colpa nonchè sfortuna è quella di non avere un proprietario che si occupi di loro.

         
        • Giulio

          Non si può non essere d’accordo con quello che scrivi, Laura.
          Speriamo però che il fenomeno non degeneri

    Aggiungi commento