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    Offerta ppi lu Comuni di Leonforti! 

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    C’eni cu accampa ppi la Ramaliva, cu accampa ppi l’Addulurata, chi per il Munimento e chi, come il sindaco Giuseppe Bonanno, busserà a giorni alla porta dei leonfortesi per accampare ppi lu Cumuni di Leonforti.
    Alea iacta est: il dado è tratto! (Comu dissi Cesarinu quannu pigghiau ù Truppicuni). Con mesta rassegnazione il sindaco ha deciso di risanare le casse del comune attraverso una vasta campagna di donazioni (rassegnerà tutto il territorio, cioè a diri: paisi e campagni; sino alla sogliola di la Purtedda ò Casali). Dopo le festività di pasqua, appena aggiorna ù tempu, si parti. Pino si è comprato macari un paro di scarpi e una tuta di ginnastica novi per mettirisi in camminu e sirrari lu travu. La squadra è ormai pronta, i ruoli sono stati assegnati. L’assessore Grillo è addetto a tubbuliari alla porta (o alternativamente a suonare il campanello). Alla domanda: “Cu eni?” la assessora- profissiressa Salerno, fresca di messa in piega, risponderà: “Offerta ppi lu Cumuni…”. Pinuzzo, in tuta rigorosamente neroazzurra, imbrandirà il discorso per l’offerta e il vice sindaco Muratore, vestito in trench color fumo di Londra, arricogghierà i soldi e li passerà all’assessore Proto al quale è affidato, secondo delega, il compito di tesoriere.
    E caru miu: a mali estremi, estremi rimedi. La situazione eni ‘ntrubula e il sindaco Bonanno è disperato: “Non mi attrovo manco i sordi ppi pagari gli stipendi- pare abbia confessato agli amici mentre giocava a pinnacolo al club degli Over 35 in via Stazione- e dove me la sbatto ora la testa…?”. In effetti non c’è nemmeno un centesimo farso nelle casse del comune. Si sono asciucati macari li filinii e il comune eni juto a sordi a cridenza da estranei.
    Nel mese di carrivali, dove ogni sgherzo vali, il comuni li sordi si li è fatti ‘mpristari dalla banca. L’economo dell’Ente, Nicola Costa, aveva già raschiato a ripetizione con la martellina il fondo delle casse del comune e non aveva piscato manco il provolazzo. Allora eni juto come un dispiratu a rimbrottare al sinnacu che non c’erinu sordi mancu ppi pagari gli stipendi, e il sindaco Bonanno la prima porta a cui ha bussato è stata quella della banca per chidere 500 mila eviri a cridenza, iscrivendosi ancora una volta nel Death Note della banca Unicredit, megghiu sintuta dire come Banco di Sicilia.
    Entro l’anno, il comune di Leonforte dovrà ricucire la scopertura di 2 milioni e 600 mila euri dalla sacchina della banca.
    Accussì… debiti supra debiti… frusti supra frusti… tutti ‘nti li nostri carni comu l’ecce homu. Sulle nostre carni, come pure sulle spalle del sindaco Bonanno che si trova come un “cane vastoniato” visto che i debiti vengono da lontano. E propriamente da gestioni allegre degli anni passati. Non eni babbio se vi dico che al comune ogni sindaco che arriva trova sistematicamente i debiti del collega che lo ha preceduto. Insomma, eni una guallera che gira da un’amministrazione all’altra sino a quando la guallera scoppierà e si dichiarerà, urbi et orbi, il dissesto finanziario. E caro mio, è impervia la via che dovrebbe condurre al risanamento di un debito complessivo dell’Ente pari a 5 milioni di euro che, a dire del nostro sindaco Bonanno, dovrebbe corrispondere al buco di cassa del comune di Leonforte. Come si accucchiano 5 milioni di eviri…? A vogghia di tubbuliari porti…
    Intanto al comuni c’eni un’austerità senza precedenti. A parte questi fantomatici venticinque scecchi e un putru, non si vedono più circolare vacche grasse.
    A Leonforti tutti sanno che il comune eni indebitato e nei corridoi del palazzo dei bottoni da qualche mese si mormora alla vergogna. Ma detto alla paisana: “perché ci siamo ridotti cu li pezzi ‘nti lu culu?”. Perché come profferì durante un comizio in piazza Margherita il comunista Caloriu Sirna nei lontani anni ’50: “Il comuni di Leonforti eni un vignalazzu abbannunatu nelle mani di cu pigghia… pigghia…”. Qundi è da 62 anni che le casse del comune sono falcidiate da mani sventurate e, oggi come allora, a pagarne li frusti sono li cittadini leonfortesi. Proprio il popolo… Sempre il popolo; anche se verrebbe da chiedersi: ma non sono cittadini leonfortesi anche coloro che hanno condotto il loro comune sull’orlo del baratro? Non sono sulla stessa barca anche coloro che hanno attentato alla stabilità finanziaria del comune? No… Nanonsi!
    Non sono sulla stessa barca: “Quannu u vapuri cala a piccu ‘nti lu mari, affunninu i minchiuna e si sarbinu l’infami e li buttani” (Il comandante Schettino docet). Quelle persone che hanno la responsabilità del dissesto finanziario del Comune sono da tempo in salvo e, a differenza di Schettino, dormono su due guanciali, si trovano un bel conto in banca e vivono di rendita. Ormai da anni l’uomo ddo chianu a scola (piazza Quattro Novembre) si chiede: come minchia si sono prosciugate le casse del comune?
    Punto primu: i trasferimenti regionali sono stati ridotti al lumicino e quindi non si può sfarziari;
    Punto secunnu: il comune eni indebitato per contenziosi alimentati da avvocati sanguisuga;
    Punto terzu: eni talmenti indebitato che nun può pagari mancu li stipendi.

    La zia Maria

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