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    No TAV e 41 Bis: La “democrazia delle patrie galere”- Italia peggio del Myanmar? 

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    L’articolo 41 Bis della legge numero 354 del 1975, riguarda alcune misure sul “carcere duro”, riservato a detenuti in custodia per reati di criminalità organizzata, terrorismo o eversione. Il modo cui tale norma può essere adottata o meno, per boss mafiosi o semplici manifestanti che comunicano il loro dissenso è questione completamente differente.

    Mettiamo intanto al loro posto i tasselli di quest’arzigogolato puzzle.

    Il 26 gennaio di quest’anno, vale a dire pochi mesi fa, sono stati arrestati in Val di Susa, durante le manifestazioni del movimento No TAV, alcuni militanti che da anni si battono contro lo sviluppo dell’improbo corridoio di alta velocità che dovrebbe collegare Torino e Lione.

    In questi tre mesi di bolgia infernale chiamata detenzione, uno dei manifestanti arrestati, Giorgio Rossetto, ha denunciato le condizioni in cui lui e gli altri manifestanti reclusi si sono trovati, loro malgrado, all’interno del carcere di Saluzzo, in provincia di Cuneo.

    Causa il sovraffollamento della struttura (problema che si può tranquillamente applicare alle condizioni generali degli istituti penitenziari di tutta la penisola), Rossetto, assieme ad altri detenuti, vive la sua detenzione in attesa di giudizio in una vera e propria “gabbia”. Cunicoli che offendono la dignità umana diventano veri e propri surrogati della celeberrima “ora d’aria”.

    Detenuti comuni (nel caso di Rossetto, uomini che hanno la loro unica colpa nell’esternare il proprio sacrosanto rifiuto alle “cattedrali nel deserto” del nuovo millennio), dunque, che vivono in veri e propri bracci di isolamento degni di tumuli che sembrerebbero reclusori arditi persino per il più efferato dei serial killer. Costruzioni degne di quel “braccio della morte” che spesso vediamo nelle fiction americane sui condannati a morte. Più che reali, oltre lo schermo, purtroppo, sia in quel caso che in questo che stiamo citando.

    Un gruppo di persone, come ha documentato il giornale Il Manifesto, composto dall’associazione di volontari Antigone, assieme al filosofo nonché euro-parlamentare dell’Italia dei Valori Gianni Vattimo, Eleonora Artesio della Federazione della Sinistra e Fabrizio Biolè del Movimento 5 Stelle, ha chiesto immediatamente al Ministero della Giustizia un’ispezione. Ed ovviamente il movimento valsusino ha dichiarato piena solidarietà ai militanti arrestati, oltre al proposito di continuare la denuncia delle condizioni inusitatamente aberranti di tutti i detenuti delle “patrie galere” italiane. Una nazione in cui approssimativamente quasi un centinaio di internati all’anno decide di togliersi la vita, per sfuggire all’incubo di quest’anticamera dell’Inferno.

    La cosa più inquietante di questa storia che vi abbiamo appena raccontato è quanto sia facile violentare e reprimere il dissenso nel nostro paese, e di quanto sia simile la punizione dei dissidenti a quella delle peggiori case di detenzione di Myanmar.

    La linea ad alta velocità, sulla quale abbiamo già intessuto numerose critiche, è senza dubbio qualcosa di inaccettabile. Basti pensare a come esperti del calibro di Luca Mercalli, Angelo Tartaglia e Ivan Cicconi (solo per citare qualche nome), in collaborazione con la comunità montana Valsusa, abbiano reso carta straccia, vivisezionandone le affermazioni, i proclami di altri “tecnici” di professione, vale a dire quelli del Governo Monti. Costoro si sono prodigati nella stesura di 14 punti per attestare la validità del progetto TAV, 14 punti l’uno più mendace dell’altro.

    Il governo di centrodestra portoghese ha abbandonato il progetto TAV, nel caso particolare la frazione del corridoio 5 riguardante la linea Kiev-Lisbona, a causa della crisi economica quasi irreversibile. Un progetto pantagruelico come questo rischierebbe, a quanto è riportato, di far sprofondare definitivamente la situazione già precaria di uno degli stati (assieme a Grecia, Spagna e mettiamocelo bene in testa, Italia) più colpito dalla crisi economica globale europea.

    Avremo una, seppur tardiva, illuminazione, come quella portoghese, o ci accorgeremo dell’enormità dei danni solo a misfatto compiuto?

     

     

    Simone Bellitto

    About the author: Simone Bellitto

    Simone “Bob” Bellitto. Nato a S.Agata di Militello (ME) nel 1987. Nato e cresciuto sul giornale on-line “Megaron”, ha collaborato e collabora a giornali on-line quali “Dietrolequinte”, “La Zanzara”, “Abits” e da maggio 2011 a “Generazione Zero” di cui attualmente è redattore nonché operaio in prima linea. Ha partecipato come redattore al progetto europeo “Generazione Zero Sicilia“, finanziato dal programma “Gioventù in Azione”. Scrive di storia, spazio civile, ingiustizie di vario genere e entità. Appassionato di cinema e musica, ha riversato per intero la sua passione per il sociale e per il buon giornalismo nel progetto di Generazione Zero, per una Sicilia migliore o perlomeno più informata.

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