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    La Rivolta Neo Fascista di Reggio e i Forconi 

    Tempo di lettura: 3 minuti

    Strani parallelismi tra la rivolta di Reggio Calabria del 1970 e la rivolta dei Forconi
    L’onda lunga della Reazione colpisce ancora. Nelle ultime settimane a mezzogiorno di Roma, nello specifico in terra siciliana, qualcosa si è mosso. Ma, è quasi inevitabile dirlo, si è mosso nella direzione sbagliata.

    Blocchi, tumulti e malumori hanno trovato la convergenza nelle manifestazioni e nei cortei dei vari Movimento dei Forconi, Forza d’Urto e altre “forze” di cui avremmo fatto volentieri a meno. I dissapori della gente del profondo Sud non emergono certo per la prima volta. Dolorosamente dobbiamo constatare che questi dissapori, come già altre volte, sono strumentalizzati e catalizzati da vettori di dubbia reputazione.
    Il caso, eclatante per giunta, cui ci vogliamo riallacciare è la triste Rivolta di Reggio Calabria. Conosciuta anche come Fatti di Reggio o Moti di Reggio, questa sommossa reazional-popolare è avvenuta fra il luglio del 1970 e il febbraio del 1971.
    Bisogna, comunque, per onestà intellettuale, operare un netto distinguo perlomeno sulle cause che portarono a quei “giorni di fuoco”, in contrapposizione agli attuali sommovimenti. In quegli anni un mix fra la strategia della tensione (la dittatura dei colonnelli in Grecia inizia nel ’67; l’impunita bomba a Piazza Fontana è del ’69) e la decisione, dopo aver istituito quell’anno gli enti regionali, di collocare il capoluogo a Catanzaro, rendevano il meridione, Reggio in particolare, una vera e propria polveriera. Oggi non c’è più il sostrato determinante della “strategia nera” di quegli anni. Bisogna ammettere, però, che crisi economica e criminalità organizzata abbiano fatto il resto.
    Particolarmente inquietanti, nonostante tutto, sono alcune minacciose analogie.
    Ricollegandoci a Catanzaro capoluogo, nel ’70, risulta emblematica un’osservazione. Quegli anni erano corrosi e percorsi da un infervorato, becero e inqualificabile campanilismo. Reggio migliore è più meritevole di Catanzaro. Cos’è cambiato oggi? Nulla.
    Ai giorni nostri i giochetti municipalisti da prima Repubblica sono stati spodestati da sentimenti irrazionali di superiorità fra una porzione d’Italia ed un’altra. Se a Nord impera il leghismo, a Napoli è sorto il Movimento Neo-Borbonico. In Sicilia, manco a dirlo, in questi casi non ci facciamo mancare nulla: Movimento per l’Autonomia, Noi Sud – Libertà e Autonomia, Forza del Sud e così via.
    I capipopolo sembrano ancor di più tornati in voga. Oggi condottieri sono fuoriusciti dagli autonomisti, esponenti di Forza Nuova, autotrasportatori che, ignari o meno, portano avanti le istanze della criminalità organizzata. Il sospetto, infatti, di infiltrazioni mafiose essere all’interno del trasporto su ruota di merci orto-frutticole non è di certo infondato. Ieri, cioè una quarantina di anni fa, il “portavoce” del popolo era tale Ciccio Franco, che di vagamente comico aveva solo il nome. Membro del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale (a volte ritornano), quest’uomo ebbe la sfrontatezza di riattizzare il fuoco mediante il recupero di un volgare slogan fascista quale fu Boia chi molla. Sfruttare il popolo, logorato dalla miseria e in preda alla più viscerale anti-politica, non poteva essere più semplice.
    Episodi di violenza, intimidazioni e minacce non sono mancati nemmeno ai giorni nostri. Un clima “quasi” da guerriglia. Quel “quasi” può essere tranquillamente omesso se torniamo con lo sguardo a Reggio. Scontri a viso aperto fra manifestanti e polizia, attentati dinamitardi, morti. Probabilmente legato al clima di “terrore nero” di quegli accadimenti (non saremo gli unici di questa opinione, anzi) è proprio l’attentato dinamitardo del 22 luglio del 1970. Teatro di questo mesto avvenimento fu Gioia Tauro, ed obiettivo fu il direttissimo Palermo-Torino (detto Treno del Sole). Il risultato: 6 morti, 66 feriti.
    Chi osò denunciare la situazione pagò con la vita, in circostanze misteriose. Di quel “misterioso” che divenne un classico della strategia della tensione. Cinque ragazzi, detti Anarchici della Baracca (Gianni Aricò, Annalise Borth, Angelo Casile, Franco Scordo, Luigi Lo Celso), perirono, forse deliberatamente speronati, in un incidente. Un fatto su cui ancor oggi non c’è nessuna chiarezza.
    Come sostiene Mario Guarino nel libro Poteri segreti e criminalità (2004) i cinque avevano stilato una documentazione che sosteneva l’infiltrazione di neofascisti di Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale per guidare la piazza all’eversione. Inoltre, il deragliamento del “treno del sole” sembrava che fosse stato causato da una carica esplosiva posizionata dagli stessi neofascisti in collaborazione con la ‘Ndrangheta.
    Concludiamo. A meno di un mese dall’inizio dei movimenti (sottolineiamo reazionari) siciliani ai più, magari, questo parallelismo fra i fatti storici reggini e quelli presenti potrebbe sembrare un po’ azzardato. E non vogliamo qui scomodare Nietzsche ed il suo Eterno ritorno dell’uguale, o i topoi dei corsi e ricorsi storici. Ma la situazione italiana alla deriva, ancor di più quella di un Meridione sempre più abbandonato a sé stesso, dovrebbe perlomeno farci riflettere un po’.
    Non serve a nulla piangere sul morto dopo che si è verificato il “fattaccio”. Se la Storiaesiste, ed è stato “sprecato” inchiostro per scrivere i libri di tale argomento, ci sarà pure un motivo. Apriamo gli occhi, chiamiamo le cose con il loro nome, e, soprattutto, accertiamoci bene quali sono le forze in gioco, prima di gridare alla Rivoluzione 

    di Simone Bellitto

     

     

         

     

    3 Risposte a La Rivolta Neo Fascista di Reggio e i Forconi

    1. Pingback: La “Rossa Primavera” del Meridione | Generazionezero.org

    2. Rafael

      Monti ed altri dicono bisngoa fare sacrifici , tutti ehhhhh , ma e8 facile fare sacrifici con 20 / 30.000 € al mese , il difficile e8 fare sacrifici con 1000 € al mese . ma come sono bravi i ns politici

       
    3. 76Fidel

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