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Luciano Bruno racconta Librino (Dossier “Catania Infame”) 

Tempo di lettura: 5 minuti

Intervista all’interprete del monologo di grande successo “Librino”

 

Parlando delle politiche, dei piani regolatori, quali sono le ragioni storiche per cui Librino si trova nella situazione attuale ?

Parlando delle politiche, fermo restando che nel PRG ((Piano Regolatore Generale) di Luigi Piccinato erano previste delle aree di zona F (edilizia convenzionata o sovvenzionata o a carattere economico e popolare), l’amministrazione dell’epoca, insieme ai potenti dell’epoca, decisero che a sud ovest di Catania doveva nascere la “Città satellite”.

Il progetto venne affidato all’architetto giapponese Kenzo Tange, il quale pianificò Librino come una città perfettamente collegata a Catania, con tutti i servizi necessari. Il progetto di Tange non era fatto solo di palazzi, secondo Tange la costruzione del posto doveva avvenire per nuclei e attraverso tappe successive, cioè costruire un nucleo, renderlo autosufficiente in tutto e per tutto sia riguardo ai servizi sia per la vivibilità, e poi procedere alla costruzione degli altri nuclei. Invece la legge del 18 aprile 1962 ha solo in una volta stanziato parecchi miliardi per la costruzione di Librino, quindi una politica corrotta e incompetente ha dato gli appalti a costruttori  mafiosi che nella sua realizzazione ci hanno speculato, facendo il percorso inverso rispetto a quello indicato dal progettista. Quindi attualmente Librino è ancora incompiuta.

La storia del quartiere sappiamo che è stata stravolta negli anni : puoi spiegarci com’era Librino fino a qualche decennio fa ?

Partendo dal presupposto che la parte sud ovest di Catania era un borgo rurale con il famoso vigneto di Terreforti  con aranceti e uliveti e con masserie, una fra queste villa Fazio, la configurazione naturale del territorio è stata a mio avviso deturpata da una antropizzazione non equilibrata, fatta solo di interessi politici, economici e mafiosi, che non ha tenuto conto del preesistente. Negli ultimi decenni purtroppo il mio quartiere è totalmente cambiato, degradato, abbandonato da tutte le istituzioni sia di destra che di sinistra, e quindi anche dallo Stato.

La povertà riscontrata da tempo nel quartiere in che modo è stata trattata dai partiti politici ? Vi sono stati sperperi nella gestione e nell’attuazione del piano regolatore ? I sindacati vi hanno appoggiato?

Non solo le istituzioni vigenti, ma anche i vari partiti o i vari sindacati, non hanno preso in carico la questione di Librino come quartiere abbandonato e povero, vi operano solo alcune associazioni ma sono troppo poche per poter risolvere i problemi di Librino, collegati come ho detto agli sperperi nell’attuazione del PRG,  ossia:  mancanza di strutture e servizi, mancanza di luoghi di aggregazione (un campo di calcio è stato da poco costruito in viale Bummacaro con i soldi degli stessi abitanti), il proliferare della malavita che approfitta della mancanza dello Stato, dispersione scolastica e devianza giovanile.

Nella situazione ambientale Librino è segnata dalla brutalità dell’incuria e della distruzione. La situazione è irreparabile ? Quali sono le ragioni, le cause, di tutto questo ? Quale risposta è possibile dare ad un simile degrado ?

E’ vero che a volte vi sono azioni di vandalismo, o di gruppi di ragazzi che in branco si divertono a distruggere, ma non sempre queste provengono dagli stessi abitanti, si potrebbe anche supporre che i vari appaltatori siano essi stessi interessati alla “distruzione” per una “ricostruzione”. La situazione non è, però, irreparabile, a patto che la politica, le istituzioni, il comune e gli abitanti facciano ognuno la propria parte.

Un confronto, un’istantanea: quali sono i lati più incresciosi e quelli più nobilitanti del quartiere ?    

I lati più incresciosi sono l’abbandono totale da parte delle istituzioni se pensiamo che in un quartiere come Librino c’è la centrale di Polizia che alle otto sera chiude, e che Librino è diventata la centrale dello spaccio e, purtroppo, della violenza, per cui a volte anche i minori vengono irretiti in questo sistema.

La parte più bella di Librino, a mio avviso, è un’associazione che si chiama Iqbal Masih che ha fondato la squadra di rugby “Briganti Librino”.

Esistono spazi sociali, proposte educative per lo sviluppo e la ripresa del quartiere? Gli abitanti hanno voglia di reagire alla situazione in cui si trovano ? Si sentono protetti e tutelati dalla polizia ?

Purtroppo le proposte educative sono ancora insufficienti, al di fuori di alcune scuole lì presenti, fatto salvo come dicevo per l’Iqbal Masih, che è anche spazio di aggregazione e doposcuola pomeridiano. Per quanto riguarda la polizia c’è una sorta di odio sociale verso gli “sbirri”, forse perché gli abitanti non si sentono effettivamente protetti da loro, lì chi offre “protezione” e “lavoro”, purtroppo, è la mafia.

Che ne pensi della protesta delle persone del palazzo di cemento relative allo sgombero dell’anno scorso ? E’stato davvero colpito il traffico di droga ?

Lo sgombero del palazzo di Viale Moncada 3 (palazzo di cemento), dal mio punto di vista, è stato uno sgombero di interesse tra politica locale e imprenditoria; è vero che lo stabile versa in condizioni igienico-sanitarie molto precarie, ma una cosa di cui si è vantato il Sindaco è che con lo sgombero ha ripristinato la legalità, cosa assolutamente non vera perché basta farsi un giro per i viali di Librino per rendersi conto che ancora lo spaccio purtroppo persiste.

Librino rappresenta un punto fondamentale nel collegare Catania al resto della Sicilia ? I centri commerciali limitrofi al quartiere che ruolo detengono all’interno della politica cittadina ?

Venendo dalla SS 417 verso Catania all’ingresso sud- ovest  si arriva al “Pigno”, tale strada risulta del tutto al buio di sera ed anche pericolosa, il benvenuto alla città con un’immensa e improvvisa  luminaria lo danno le insegne del centro commerciale “Porte di Catania”.

Dopo trent’anni è stato aperto un nuovo sbocco che collega Librino al Corso Indipendenza pagato dalla Icom proprietaria del centro commerciale “Porte di Catania”; quindi, direi di sì, i centri commerciali hanno una grossa influenza sulla politica della città.

Dal tuo punto di vista, quali possono essere le manovre per risanare la situazione ?

Dal mio punto di vista una progettazione partecipata sarebbe una soluzione oppure, più drasticamente, una evacuazione di massa e la dinamite! E successivamente una ricostruzione, seguendo i criteri e anche le leggi, però!

Sul Teatro Moncada: in che situazione si trova?

Il Teatro Moncada  inaugurato sia dall’ex sindaco ed ex ministro degli interni Enzo Bianco sia dall’ex sindaco Umberto Scapagnini, è stato poi del tutto abbandonato e vandalizzato, quindi con uno sperpero di denaro pubblico ingente. Attualmente è ridotto peggio del palazzo di cemento.

Scuola : si sta fornendo un’educazione adatta a creare una coscienza civile nei più giovani ?

Insomma , visti i risultati ancora bisogna trovare le strategie vincenti, ma anche la scuola, come unica fonte educativa presente nel territorio, purtroppo non sempre possiede tutti gli strumenti.

Ci sono delle iniziative per combattere la delinquenza, per togliere i giovani dalla strada ? Vi sono giornali di denuncia, delle attività sportive di pedagogia culturale ?

Le iniziative ci sono ma sono pur sempre limitate, ci sono alcuni luoghi che potrebbero essere usati come luoghi per creare aggregazione, tipo il San Teodoro, che è stato purtroppo vandalizzato.

Quelle poche associazioni sportive che vi sono fanno i salti mortali per togliere i ragazzi dalla strada.

C’è un giornale di denuncia a Librino che si chiama “La Periferica”, diretto da Riccardo Orioles.

Qual è secondo te, Luciano, la chiave di volta per distruggere i mille stereotipi borghesi su Librino e sulla sua gente ?

Portare i borghesi a Librino e fargli vedere  con l’immaginazione cos’era Librino.

Quali sono i motivi che ti hanno spinto a realizzare il monologo “Librino” ? Che ricezione ha avuto? Hai centrato lo scopo che ti eri prefisso ?

Gli scopi che mi hanno portato a recitare Librino principalmente sono due: la mia voglia di raccontare (e di raccontare di nuovo a me stesso) cos’era Librino prima del progetto di Kenzo Tange; denunciare tutti gli errori che sono stati fatti sia a livello politico sia a livello economico. Modestamente credo che lo spettacolo abbia avuto una buona ricezione a livello nazionale, tant’è che è stato scritto un articolo di sette pagine su D di Repubblica, inoltre lo spettacolo ha vinto nello scorso maggio il Mediterranean Experiences Festival. Unica nota dolente è che per vincere il premio ho partecipato al concorso recitando in una scuola a Reggio Calabria,  mentre nelle scuole della mia città, e in particolar modo in quelle del mio quartiere, non ho avuto ancora modo di esprimermi.

 

Natale Anastasi

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