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    Scoprendo Benni 

    Tempo di lettura: 6 minuti

    Catania, interno di una grande e luminosa libreria, la folla aumenta proporzionalmente all’attesa che si percepisce. Il pubblico è molto vario, ma su tutti spiccano i tanti, tantissimi, giovani, tutti trepidanti, sorridenti e soprattutto interessati ad ascoltare un grande della letteratura italiana contemporanea e, per i tempi che viviamo e l’importanza che viene data alla cultura,questa è già di per sé una notizia.

    Tutto pronto quindi, anzi no, manca Lui, manca Benni… e intanto qualcuno tra il pubblico continua ad immaginare il momento in cui potrà finalmente conoscere e  parlare con l’uomo di cui finora aveva solo apprezzato l’abilità e la genialità nello scrivere. L’immaginazione però ad un tratto è interrotta, lui è arrivato! Si fa strada tra la confusione, si siede, è pronto a parlare: eccolo, Stefano Benni!

    Di fronte a noi un uomo cresciuto a pane e tempesta, che sembra estraneo all’atmosfera caotica e nevrotica della città, ancora legato nonostante gli anni e le esperienze di vita alla piccola cittadina dove è nato e cresciuto:un mondo più autentico e proprio per questo più profondo. Il suo è uno sguardo saggio, segnato da mille storie, che però sembra sempre accennare un lieve sorriso.

    Quello che inizia non è solo la presentazione di un libro, è un dibattito tra autore e pubblico e il Sig.Benni ci tiene a metterlo in chiaro fin dall’inizio: vuole parlare ma vuole anche ascoltare.

    Tutto inizia dal suo nuovo libro:”La traccia dell’angelo”, libro che lo stesso Benni definisce diverso dal solito, meno comico e più triste, sincero perché scritto in un momento oscuro della sua vita in cui ha preferito esprimere ciò che aveva dentro. In questo senso il libro è molto autobiografico,  forse il piu’ autobiografico in assoluto tra tutti i suoi libri: spesso nel personaggio principale (Morfeo) si nasconde la figura dell’autore e, anche se la componente comica è meno presente rispetto ad altri libri, proprio attraverso una caustica e spietata satira Benni trova il modo di lanciare, pagina dopo pagina, la sua dura critica verso le grandi multinazionali farmaceutiche (per noi, generazione farmaco-dipendente, sara’ dura comprare anche una semplice aspirina dopo aver letto questo libro, provare per credere!).

    Il libro comunque ha come tematica centrale la sofferenza: quanto e come si soffre, per scoprire poi se la sofferenza qui descritta è quella che noi tutti proviamo comunemente: una sofferenza legata alla malattia, una malattia soprattutto dell’anima.

    Per Benni però “La traccia dell’angelo” parla anche e soprattutto di angeli, intesi non in senso tradizionalmente cattolico (Benni è laico), ma come entità che vengono in nostro aiuto nel dolore, figure che non sempre arrivano puntuali e anzi ci lasciano spesso aspettare, ma che proprio per questo sono meravigliose. “Un angelo puo’ essere anche una persona” dice Lui,e così nel libro troviamo due angeli, per fare in pari uno uomo e uno donna, figure frutto dell’immaginazione, eppure così meravigliosamente vicine al reale. L’autore sembra particolarmente orgoglioso di una delle sue due creazioni: l’angelo uomo, Gadariel, destinato forse ad apportare una grande modifica al nostro concetto di “angelo” poiche’ completamente contrario all’iconografia tradizionale: è’ un’ “uomo” folle, ubriacone e anche irascibile.”Io mi sono ribellato a Dio perche’ poteva fare di piu’”[…]”la vera solitudine non si dimentica mai”[…]”l’inferno lo accendiamo noi qui in terra”[…]” Credi in me, sono il tuo angelo cattivo”…queste sono alcune delle frasi pronunciate da Gadariel alla sua uscita dal manicomio dov’era internato: una parte del libro che, non a caso, Benni ha voluto leggere. Quest’ultimo piccolo momento, come un trailer cinematografico, chiude la presentazione de “la traccia dell’angelo”  e segna l’inizio di un dibattito tra autore e pubblico, di cui noi di “Generazione Zero Sicilia” facciamo parte.

    Il Sig.Benni si dimostra simpatico e dalla battuta facile proprio come i suoi libri lasciano immaginare. Ride, sorride e scherza, la sua vittima preferita è (chissà perché!) Berlusconi, tuttavia durante la lunga chiaccherata arriva a trattare svariati argomenti. Parla della sua giovinezza, di quando giocava a calcio da semi-professionista e di come un infortunio al ginocchio abbia chiuso le porte ad un futuro da calciatore per poi consegnarlo alla scrittura. Ci racconta di come la sua prima maestra sia stata la narrazione orale tipica dei bar, dell’influsso che i libri di E.A.Poe hanno avuto su di lui. Rievoca la sua amicizia con Fabrizio De Andre’, mostra la sua ammirazione per Stanley Kubrick, e incredibilmente lo scopriamo anche intenditore (quasi uno studioso) dei cartoni di Walt Disney!!!

    Così va’ avanti una lunga e piacevole conversazione in cui abbiamo la possibilita’ di rivolgergli personalmente alcune domande:

    Sig.Benni,come definirebbe il suo stile e il suo linguaggio?

    “A me piace lavorare sul linguaggio e sul comico, con quest’ultimo credo si riesca meglio ad esprimere con distacco il dolore. Per me il contrario di comico e’ indifferente, poiché comico e tragico non sono antitetici, anzi: credo che in ogni comico ci sia sempre una punta di tragicita’… I comici hanno questa contraddizione interna, nei loro libri, riga dopo riga, vi e’ continuamente alternanza tra tragico e comico(e cita come esempi di cio’ Kafka e Poe n.d.r.). Per quanto riguarda il linguaggio, beh, credo che l’italiano sia una lingua di bastardi, meravigliosamente bastarda, e per bastarda intendo mista, musicale. Io voglio semplicemente usare tutte le note di questa musica, nonostante ci sia sempre il rischio di essere sovrabbondanti, ma in questo il maestro e’ Gadda che riesce nei suoi libri a raccontare storie anche molto dolorose con un linguaggio tutto suo.”

    Perche’ la scelta di una forma destrutturata nella maggior parte dei suoi racconti?

    -“Il mio scrivere ha tante possibilità, a volte mi piace una trama lineare (come ne “la traccia dell’angelo”), ma nella maggior parte dei casi preferisco la forma del racconto breve, anche perché il racconto non offre grandi possibilita’ di errore dato che la storia e’ piu’ concentrata e cosi’ maggiore dovrebbe essere, almeno in teoria, la concentrazione del lettore”

    Il trailer del film “Bar sport” entusiasma ed invoglia ad andare al cinema a vederlo, ma pensa che sia davvero possibile ricreare cinematograficamente il suo originale universo letterario, il linguaggio e lo spirito del libro?

    Una domanda del genere il Sig.Benni se l’aspettava, e allora sorride con un pizzico di amarezza sul viso, il film l’ha gia visto (purtroppo). Non vuole essere cattivo ma sa che parlando apertamente potrebbe esserlo, molto (e chi ha visto il film puo’ dargli ragione), cosi’ si limita a poche parole: “Personalmente non ho partecipato alla realizzazione del film ma auguro a regista, attori e tutta la produzione il meglio, anche se un film e’ sempre molto diverso da un libro, e cosi’ anche stavolta”.

    In un racconto come “Papà va in tv” de “L’ultima lacrima” si intravede un’anticipazione della moderna societa’ dei reality show, si e’ trattato di una coincidenza o di una sua intuizione?

    “In effetti non si e’ trattato di una coincidenza, avevo gia’ allora capito che purtroppo la televisione ha solo un’anima: quella dell’audience, e solo a questa è fedele. Essa sfrutta e gioca proprio sul nostro spirito tanto sadico quanto masochista.”

    In “Il bar sotto il mare”possiamo pensare ad un suo tentativo di confrontarsi con diversi generi e stili letterari? E se cosi’ fosse, potremmo allora inserire “Oleron”(uno dei racconti del libro,n.d.r.) nel genere fantastico “alla Poe”?

    “Si, e’ vero, con “Il bar sotto il mare” ho effettivamente fatto un omaggio alle mie principali fonti d’ispirazione e ai miei modelli letterari. Poe e’ uno di questi, egli e’ forse il mio principale maestro: in lui ho sempre particolarmente ammirato la varieta’ degli stili, la sua capacita’ di spaziare dalla poesia al racconto grottesco, dell’orrore o anche giallo. D’altronde Poe è presente anche nell’immagine di copertina e “Oleron” si puo’ benissimo considerare un racconto appartenente al genere fantastico, piu’ specificatamente dell’orrore, scritto alla maniera tipica del grande scrittore americano”.

    Sig.Benni, nel suo scrivere attinge di piu’ dalla sua immaginazione o dalle sue doti di abile osservatore?

    “Questa e’ una domanda bella ma difficile! (sorride, non se l’aspettava proprio! n.d.r.).Beh, diciamo che nel momento in cui osservo io sto gia’ immaginando. Osservare e immaginare per me non sono due momenti antitetici né cronologicamente separati, sono piuttosto contemporanei. Non traduco mai la realta’ termine per termine, la riporto nelle pagine dei miei libri sempre attraverso il paradosso e l’esagerazione. Anche ne “La traccia dell’angelo” parlo del reale, ma mai in modo propriamente realistico, e lo faccio attraverso figure, come ad esempio gli angeli, che pur essendo frutto della mia immaginazione, non sono poi cosi’ tanto staccate dalla realtà.”

    A questo punto il Sig.Benni smette di parlare, si guarda intorno e sorridendo domanda ad alta voce: “Che ne dite se adesso si va a mangiare qualcosina?”…Gia’, si e’ fatto tardi ,ma il tempo è volato e anche questa conversazione, come tutte le cose belle, sembra esser durata troppo poco.Vorremmo chiedere ancora tante cose, ci sarebbe ancora molto da scoprire e da ascoltare, ma non e’ un problema per noi aspettare… perche’ magari Benni qui a Catania ci torna e chissa’, forse anche presto!

    Per adesso resta la soddisfazione per aver conosciuto una persona sincera, senza peli sulla lingua, che scherza ma sa anche esser serio e profondo. Un uomo tanto semplice quanto incredibilmente geniale, che ci ricorda come tutti, persino quei ragazzi che sognavano un tempo di esser calciatori, possano scoprirsi poi grandi scrittori, piano piano e credendoci sempre di più.

    Catania, interno di una grande e luminosa libreria, la folla ora diminuisce, tra i giovani presenti c’e’ chi aspetta l’autografo sul libro preferito, chi invece la foto, chi una semplice stretta di mano… e intanto il Sig.Benni non solo ha mantenuto le aspettative che come bravo scrittore aveva creato in noi , ma le ha addirittura superate.

    Chiudiamo con un interrogativo del Benni amante-studioso di Walt Disney, magari qualcuno provera’ a dare una risposta bella tanto quanto la domanda:

    “Vi siete mai chiesti perche’, pur essendo Pippo e Pluto entrambi cani, Pluto cammini a quattro zampe, porti il guinzaglio e stia nella cuccia e Pippo invece sia bipede, vestito e dorma nel letto???”

     

    di Federico Salvo

    Per saperne di più leggi l’articolo di Simone Rinaldi

     

     

     

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