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    Salvator Allende ospita Giuseppe Borbone e i caduti avolesi ma non c’è spazio per i caduti dell’Ottava Armata britannica 

    Tempo di lettura: 7 minuti

    ” Finché, domestica o straniera, voi avete tirannide, come potete aver patria? La patria è la casa dell’uomo, non dello schiavo “
    Giuseppe Mazzini

    Volevamo far riflettere come la storia, nonché la trasmissione delle proprie tradizioni, possa avere punti di vista differenti se non a volte contrastant,i riportando dei passi di testimonianze di guerra dell’alba di quel famoso giorno, il 10 luglio 1943, che rimase per sempre nella memoria di ogni avolese: lo sbarco anglo-americano per la libertà dal regime fascista.
    Ecco il primo passo che riassume la faccenda nel modo più completo e può aiutarci un quadro generale:

    Il 10 luglio 1943, verso le ore tre, i primi soldati anglo-americani sbarcavano in diverse spiagge della Sicilia sud-orientale, dando inizio all’operazione “Husky” che, dopo trentotto giorni, si sarebbe conclusa con l’occupazione dell’isola.
    La Sicilia era difesa dalla Sesta Armata italiana e da forti contingenti tedeschi. La Settima Armata statunitense sbarcò tra Licata e Scoglitti e l’Ottava Armata britannica tra Marza (ad ovest di Capo Passero) e Capo Ognina. Lo sbarco fu preceduto, durante la notte tra il 9 e il 10, prima da bombardamenti aereo-navali e dopo da diversi lanci di paracadutisti nella zona americana e di alianti in quella inglese. Avola, che era difesa dal 374° battaglione comandato dal maggiore Fontemaggi, verso le ore ventidue del giorno 9 fu bombardata da aerei inglesi che provocarono quarantanove vittime nei quartieri Stazione e Carrubella. I primi nemici che presero terra in territorio avolese, sconvolgendo i piani del Comando alleato, furono dei paracadutisti americani il cui lancio era previsto fra Gela e Comiso. Essi impegnarono il primo combattimento coi nostri soldati in contrada Archi. Verso le due e quarantacinque, sulle spiagge che vanno da Calabernardo a Capo Ognina, presero terra i primi commandos britannici, seguiti, verso le ore quattro, dai fucilieri del 151° battaglione che cominciarono a risalire il viale Lido. Nel frattempo, le nostre batterie costiere erano state neutralizzate dal fuoco delle navi da guerra nemiche che scortavano le navi da trasporto. Al termine del viale, nel punto di intersezione tra il corso e la via Nizza (la “porta” di Avola), sorgeva un fortino in cemento armato dal quale il fante Giuseppe Borbone (nato a Raddusa l’8 marzo 1913, medaglia d’argento alla memoria) impegnò a lungo il nemico, contrastandone eroicamente l’avanzata. Rimasto solo, continuò a far fuoco con la sua mitragliatrice, fino a quando non fu ucciso. Un centinaio di metri più avanti, dall’angolo tra il corso e la via Dante, un altro anonimo mitragliere impegnò coraggiosamente il nemico. Superato l’ostacolo, i britannici giunti all’incrocio tra il corso e la via Venezia, annientarono la resistenza di alcuni nostri soldati che avevano aperto il fuoco da un’improvvisata barricata sita nei pressi dell’incrocio tra via Venezia e via Cavour. Verso le sei e trenta gli inglesi arrivarono in piazza Umberto I e cominciarono a concentrarvi (nel quartino della Chiesa Madre) i prigionieri che andavano rastrellando, per poi smistarli verso le loro navi che li avrebbero inviati in lontani campi di concentramento. Molti di questi prigionieri torneranno in patria dopo alcuni anni, altri non torneranno più. E’ giusto sottolineare la generosità di tanti avolesi che salvarono centinaia di nostri soldati, nascondendoli in casa e fornendoli di abiti civili. Per contro, altri avolesi si abbandonarono ad atti di spregevole sciacallaggio “.
    ( Silvano C. Appolloni, ottobre 2003 da http://www.libreriaeditriceurso.com/avolastorie.html )

    Un altro passo scelto per ricostruire le nobilissimi azioni di quei giorni:

    ” […] Le prime truppe toccarono terra soltanto alle ore 04,10 e al sorgere del sole, ore 05,50, esse dovettero essere appoggiate dal fuoco navale per sottrarsi al tiro delle artiglierie italiane dislocate attorno ad Avola. Queste ultime vennero messe a tacere entro le ore 08,00 e quattro ore piùà tardi i fucilieri inglesi entrarono nella suddetta cittadina… A distinguersi in quella occasione, fu anche Giuseppe Borbone, un fante di Raddusa che, a costo della propria vita, rimandò di qualche ora l’ingresso del nemico nella città e per questo suscitò grande ammirazione tra la popolazione di Avola “.

    In una nota all’interno del passo possiamo capirne di più circa l’eroe della giornata:

    ” Giuseppe Borbone venne insignito, in memoriam ad honorem, della medaglia d’argento con la seguente motivazione: […] A corto di munizioni non desisteva dalla lotta fino a quando, colpito mortalmente, cadeva abbraciato alla sua arma destando la sua più grande ammirazione nella popolazione e negli stessi nemici. Avola 10 luglio 1943 “.
    ( C. M. Daidone, Avola. Storia della città,  CMD, pp.185-186 )

    Un altro ricordo di quel ” glorioso ” giorno per l’esercito italiano viene riassuntato in quest’altra testimonianza:

    ” Si vide che per il corso Vittorio Emanuele, la principale arteria del paese, saliva una colonna lunghissima di uomini multicolori e di ingenti mezzi sbarcati, costituiti da carri blindati, motozattere, jeep ecc… Non mancarono episodi di altissimo eroismo, tra cui è da ricordare il sacrificio di un umile soldato Giuseppe Borbone, il quale tentò l’impossibile, nell’opporre una tenacissima resistenza ad un nemico sproporzionalmente superiore per numero di uomini e di mezzi… Quell’eroico fante… mitragliere addetto al fortino sito all’imbocco della Avola di allora (cioè all’incrocio tra il viale lido, corso Vittorio Emanuele, via Nizza e via Siracusa) tenne ferma la brigata britannica, per circa due ore, con una vecchia mitragliatrice (risalente alla prima guerra mondiale)… “
    (G. Pignatello, Avola dalla preistoria al duemila, pp. 472-476)

    Dopo quei gloriosi e memorabili giorni, dopo un cinquantennio, si è dibattuto molto sul mantenere il ricordo nelle nuove generazioni della valorosa azione dell’umile fante Giuseppe Borbone e dei caduti avolesi della seconda guerra mondiale. Cosa giusta e nobile! E in che modo si è pensato di ricordare? Con un progetto di costruzione di un monumento commemorativo in piazza Salvador Allende.
    In città, saputo del progetto, il partito dei denigratori-scivolatori ovvero il partito di Quella statua non s’ha da fare e il partito dei favorevoli patrioti-occupati si è subito scontrato circa la fattibilità della costruzione con tanto di batti e risposta su giornali locali. Alla fine il partito dei favorevoli patrioti-occupati ebbe la meglio e il monumento è stato portato al termine in tempi da record.

    Riportiamo ancora un altro piccolo esempio della grande effervescenza di pochi anni fa:

    ” Può darsi che il programmato monumento a Giuseppe Borbone ed ai caduti avolesi della seconda guerra mondiale non fosse esteticamente valido… Mi dolgo – e non poco – per altre motivazioni che attengono al significato etico del monumento. Chi denigra l’iniziativa sino a considerarla vergognosa è incappato in un brutto scivolone… Giuseppe Borbone nel luglio del 1943 non si trovava alle porte di Avola, verso il mare, con la sua casamatta e con la sua mitragliatrice, per caso. C’era perché aveva ricevuto legittimamente una consegna e ci rimase sino alla fine, essendo rimasto fedele a quella consegna. Per quanti credono negli ideali che possono spingere l’obbedienza sino all’olocausto Giuseppe Borbone è sempre là a difendere Avola dall’esercito possente che si apprestava ad occuparla. RicordarLo a chi non conosce, ricordarlo alla gioventù godereccia che passa da lì per sciamare a bordo di rumorose e di inquinanti cavalcature, può significare rendere onore a chi si sacrificò ritenendo, anche a torto, di doverlo fare. Significa esaltare chi sacrifica fino all’estremo i suoi valori per quelli legittimamente espressi dalla collettività in un determinato momento storico “.
    ( Intervento di M. Tarantino su Gli Avolesi nel mondo, anno 5 n. 1, gennaio 2007, p. 28 )

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Oggi che cosa conoscono veramente le nuove generazioni?Oggi che cosa conoscono le nuove – le vecchie generazioni di cosa significhi quel monumento?A chi è dedicato?

    Nelle nostre scorse inchieste ci siamo accorti che il concetto di giovane – anziano ha poca importanza perché né il giovane né l’anziano hanno, a volte, buona memoria. Per nostra fortuna la scrittura ci consente in questo caso di immortalare per sempre gli eventi e strapparli dalla morsa del tempo che tutto cancella, stravolge, sbiadisce.

    Il caso ha voluto che il nostro eroe avesse prima del monumento in questione già una bella via intitolata e dimenticata da vecchi e giovani… Una strada abbandonata al proprio destino. Eppure era un destino di medaglia d’argento al valore militare!

     

    ” È un errore grandissimo pensare che la storia debba consistere necessariamente in qualcosa di scritto: può consistere benissimo in qualcosa di costruito, e chiese, case, ponti, anfiteatri possono raccontare le loro vicende con la chiarezza di un libro stampato, se si hanno occhi per vedere “ diceva Eileen Power.

    Ebbene, il monumento del partito dei favorevoli patrioti-occupati, sicuramente per motivi di spazio o non sappiamo per quale altro arcano motivo, è stato posizionato nel posto sbagliato (mitragliere addetto al fortino sito all’imbocco della Avola di allora cioè all’incrocio tra il viale lido, corso Vittorio Emanuele, via Nizza e via Siracusa, vi ricordate?) sicuramente per trasferire il ricordo più in basso, nella attuale piazza Salvador Allende, dove nel ’43, c’era solo campagna aperta!

     

    Ci rendiamo conto che la storia a volte tira dei brutti scherzi o usando le parole di Voltaire ” La storia è una burla che i vivi giocano ai morti “.
    Con tutto lo spazio che c’era e, forse era consigliata anche rispettare gli eventi e gli ” eroismi ” di tutti, proprio in una piazza intitolata a un martire (Allende) di un golpe organizzato dalle forze armate cilene guidate dal generale Augusto Pinochet doveva posizionato il monumento in questione? Un altro semplice nostro pensiero, che non ci faccia passare sempre per polemici, ci impone di riflettere su una bellissima frase di Nikolaus Pevsner riguardo il modo di scrivere la storia: ” La storia si fonda su criteri di scelta e di valori, e di fronte a questo impegno ed ai pericoli del soggettivismo e dell’arbitrio, lo storico deve por mente al proposito di Ranke di descrivere gli avvenimenti «esattamente come si svolsero». Se lo storico fa suo questo proposito con la serietà che si conviene, e con tutte le conseguenze che ne derivano, egli deve sentirsi impegnato ad applicare nel suo compito di scelta e di valutazione non semplicemente i criteri del suo tempo, ma piuttosto di giudicare ogni epoca col metro dell’epoca stessa ” e i passi prima riportati ce ne danno esempio.
    Lo scrivere storia come il saper tramandare. Che poi l’italiano scambi i fascisti per difensori della patria e gli Alleati per occupanti, sarà la lettura di un buon testo di storia a toglierci il dubbio dei fatti e farci capire che nel nostro paese la storia la scrivono i perdenti! Sarebbe davvero bello che il peso dei crimini di quella guerra sia non solo sulle spalle del povero Allende ma anche di tutti i caduti avolesi e dell’eroe Giuseppe Borbone ricordando pure tutti i nomi dei numerosissimi morti dell’Ottava Armata britannica, sterminati “eroicamente” da una mitragliatrice della prima guerra mondiale. Sarebbe un atto di fratellanza, di ricordo complessivo dei fatti, di ulteriore esattezza storica. Sempre se il nostro obiettivo è il tramandare gli eventi alle nuove generazioni!

    Sono pronto a resistere con ogni mezzo, anche a costo della vita, in modo che ciò possa costituire una lezione nella storia ignominosa di coloro che hanno la forza ma non la ragione. (dall’ultimo discorso radiofonico, 11 settembre 1973)

    Salvator Allende

     

    Collettivo Sigona Scibilia

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