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    PROSPETTIVE BANALI DI UN FUTURO QUALSIASI 

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    “Bisogna adattarsi e comprendere i cambiamenti del mondo. Bisogna essere flessibili”. Così, in una giornata uggiosa, il Direttore Generale dell’Università LUISS di Roma, Pietro Celli, disegna l’idea di giovane dei tempi moderni. L’incontro organizzato dal Liceo Scientifico “E. Fermi” ha avuto come protagonisti oltre al Direttore Generale Celli, dei rappresentanti di Confindustria, il Dott. Marco Anfuso e alcuni rappresentanti dell’università romana. “Flessibilità-prosegue Celli- non significa precarietà. Se vi dicono che la civiltà di oggi è la civiltà della conoscenza, è solo una visione parziale della realtà. Le conoscenze da sole non bastano, diventano obsolete. La civiltà di oggi è quella dell’intelligenza e la flessibilità è la media proporzionale tra le varie forme d’intelligenza: è l’ingegno di Ulisse, quello che risolve i problemi”.

    La strada del mondo del lavoro, oggi, è affollatissima ed è sempre più complicato riuscire a inserirsi, per questo “vale più il cogliere le occasioni che fare progetti”. L’invito all’essere imprenditori di se stessi e di riuscirsi a vendere al miglior prezzo sembra, per l’economista, la più semplice soluzione del problema, ma bisogna considerare il valore etico di tale proposta: l’uomo di domani, per vivere, deve essere merce? Inoltre questa soluzione stona con le affermazioni successive, soprattutto quando Celli parla della crisi etica e morale che la nostra società pare non voler nemmeno combattere. “Bisogna che (i giovani) siano irriverenti, bisogna saper proteggere le proprie idee”, non essere la generazione fluida che qualche filosofo ha teorizzato. “I soldati semplici, che stanno al confine, -prosegue Celli- devono saperne di più dei generali, perché il soldato al confine se aspetta l’ordine del generale, che sta in ufficio, è un uomo morto. E i nostri giovani sono soldati di confine. Avete (voi, giovani) il dovere e il diritto di investire su voi stessi. Cercate maestri e non professori. Un maestro è chi insegna ed educa alla vita, non un imbuto per travasare contenuti. La classe dirigente di oggi è vecchia e non riesce ad insegare nulla, per questo c’è bisogno che i giovani vadano a prendersi il proprio spazio, perché noi anziani non siamo riusciti a rendere questo mondo, il mondo comodo cui auspichiamo”. Che facciamo, rottamiamo?

     

    Simone Lo Presti & Alessandro Massari

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