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    MUOS, LA PROTESTA SI ESTENDE. LA POLITICA ALLA FINESTRA 

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    “La mia amministrazione – dice il primo cittadino di Niscemi Giovanni Di Martino – ha sempre cercato di tutelare la comunità, senza giochi o giochini. Questo vale anche per il problema Muos”.
    Questa, l’opinione che, da diversi mesi, il sindaco del Pd esprime soprattutto dopo la ripresa di una più intensa azione di protesta nella cittadina nissena.
    Dal ricorso, rigettato, al Tar di Palermo, alla notifica, proprio dalle sue mani, di un’ordinanza di sospensione dei lavori direttamente ai responsabili della base Usa di contrada Ulmo: Di Martino ha cercato di allontanare dal suo capo possibili critiche sulla gestione del rapporto con le autorità militari a stelle e strisce.
    Anche perché le elezioni di primavera iniziano a premere e qualsiasi mossa sbagliata potrebbe incidere su un’eventuale riconferma del suo mandato.
    “Noi non ci fidiamo più di nessuno – dicono direttamente dalle assemblee del movimento No Muos – abbiamo scelto di agire senza alcun referente politico. Il 25 novembre saremo a Palermo e sotto le finestre dell’Assemblea regionale ribadiremo il nostro no al Muos, ai militari, alle guerre, che non ci appartengono né ci apparterranno mai”.
    Ma il problema della politica inizia a far discutere anche dentro il movimento: accettare il sostegno, anche solo lessicale, di rappresentanti partitici o proseguire come movimento che non si guarda indietro?
    Gli aderenti, dopo il lungo corteo che il 29 ottobre ha percorso gli 8 chilometri che separano il centro cittadino dalla base militare, hanno, negli ultimi mesi, riportato alla luce del sole una battaglia che, in molti, ritenevano già persa.
    “Adesso o mai più – dicono – noi andiamo avanti per la nostra strada e, stranamente, anche la politica istituzionale inizia a svegliarsi. Abbiamo, nell’ultimo periodo, lavorato per essere movimento, abbiamo incontrato tante entità che, da anni, fanno opposizione sulle strade di questa regione. Sono loro che hanno scelto di darci una mano, di sostenerci”.
    Palermo, quindi, sarà la prossima tappa della protesta.
    “Le risorse non sono così ampie – ammettono – ma vogliamo tentarci”.
    Contro il Muos ma anche in opposizione ad un sistema che ha permesso molto alle autorità statunitensi.
    Intanto, all’interno della base di contrada Ulmo: i lavori per l’istallazione delle antenne proseguono, senza tenere conto di ordinanze sindacali o decisioni della giustizia amministrativa.
    Il Muos, per le tute mimetiche Usa, è denaro e il denaro non va mai sprecato: soprattutto, quando si parla di guerra.

    Di Rosario Cauchi

     

     

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