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    Delirio notturno 

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    Da quando l’uomo ha memoria di sé ha sempre cercato di fottere il prossimo, di vincere comunque sia, di vivere la vita senza badar troppo alle proprie contraddizioni. Fingere ci appartiene. Omologarsi è la nostra condizione. Felicità e serenità sono traguardi banali per corridori senza volontà. A questo punto vorrei fare qualche esempio “concreto”. A volte, quando la mattina mi sveglio, mi viene voglia, dopo aver bevuto il caffè e aver fumato una sigaretta, di uscire così, in pigiama, senza voler pensare a tutto quello che mi sta intorno, agli sguardi allibiti della gente, alle loro facce sbigottite e infastidite, alla vergogna che proverebbero per me. “Non si può! Sei pazzo!”. A volte, durante la messa, vorrei gridare contro quella fiumara bigotta che ogni domenica sfila fra le panche della Chiesa, riceve Dio dentro di sé e, una volta uscita, lo sputa fuori condannando e umiliando coloro che non hanno la forza di reagire alla sua falsa morale, tradendo i principi stessi del loro Cristo che lottò contro i potenti e a favore degli ultimi. “Non si può! Sei pazzo!”. A volte vorrei non capire il mondo, fuggire, emigrare in quella terra lontana chiamata “fantasia” dove il non-senso abbia senso, dove l’utopia non sia un’illusione ma un qualcosa a cui tendere, dove potrei dire quello che penso senza remore né pudori. “Non si può! Sei pazzo!”. Di contro le guerre, le lobby di potere, il razzismo non solo etnico ma anche sociale, la retorica più spicciola, l’emarginazione più pericolosa (cioè quella “a prescindere”), l’“anticonformismo” dei piccolo borghesi sono all’ordine del giorno. “Questa non è pazzia!”. Vivere è tutto ciò che è insito nell’uomo, ma ognuno di noi vive in modo differente.

    “La nostra vera nazionalità è l’umanità” (Herbert George Wells).

     

    Di Alessandro Giuliana

     

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