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    Colonialismo italiano 

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    Il colonialismo e l’imperialismo, ed è lapalissiano dirlo, sono senza dubbio una delle piaghe più oscure della storia moderna del nostro mondo. Basti pensare a come interi popoli, vedi le popolazioni indigene nordamericane o i Maya e gli Incas nel Sud America,
    sono stati completamente sterminati dall’arrivo delle popolazioni europee nel “Nuovo Mondo”. Come tanti altri mali è stato esportato da tutti gli altri paesi europei, chi più chi meno, soprattutto dalla seconda metà del XIX secolo in poi. A questa logica inauditamente perversa non si è sottratta nemmeno la nostra nazione italiana.

     

    L’Italia aggredisce il corno d’Africa

    Esattamente sarà dopo il 1861 e la relativa “unità” d’Italia che questo processo vedrà la luce. Già intorno agli anni ’80 del secolo, con i governi Depretis e Crispi, inizialmente si era guardato con favore ad un’eventuale colonizzazione dei paesi del sud-est asiatico ancora non “occupati” da altre potenze. Vista comunque, per il rifiuto britannico di concessioni, l’impossibilità di attuare questo tipo di iniziativa nella suddetta area, lo sguardo fu immediatamente spostato verso le zone relative al “Corno d’Africa”, dando l’avvio ad una vera e propria invasione nei confronti delle popolazioni straniere, sulla falsariga di un nazionalismo retorico molto diffuso. La penetrazione in Eritrea e Somalia, comunque, fu meno facile del previsto: l’arroganza italiana perpetrata nelle guerre di Eritrea prima, e di Abissinia poi, furono costellate da pesantissime disfatte nelle battaglie di Dogali (1887) e Adua (1889). L’Italia dovette per il momento rinunciare alle sue mire espansionistiche nella zona, avendo comunque già ottenuto notevoli possedimenti nella zona:la Somalia, ad esempio sarà protettorato italiano dal 1889 e nel 1905 diverrà anch’essa una colonia.

     

     

    L’Italia attacca la Libia e la occupa sanguinosamente

    Con l’avvento del XX secolo le politiche di espansione iniziarono ad essere proposte ancora con più veemenza: è del 1911, sotto il governo Giolitti, che occupò le zone della Tripolitania e della Cirenaica in Libia. In mezzo a questi eventi, quasi a fare da spartiacque, ci sarà la Prima Guerra Mondiale, che lascerà profonde ferite nella nazione e nella coscienza italiana: il passo, purtroppo, da questa condizione a quella dello sprofondamento nel ventennio del regime fascista è breve. E la recrudescenza e la fase più oscura del Colonialismo Italiano è proprio quella che va dal 1922 al 1947, con la dissoluzione delle colonie italiane avvenuta alla fine della Seconda Guerra Mondiale. In Libia la definitiva conquista fu effettuata fra il 1925 ed il 1934, con perdite umane numerose nel contingente italiano, ma una vera e propria ecatombe nella popolazione libica, sia che essi erano appartenenti ai ribelli oppure semplicemente civili. Per divellere la guerriglia in Cirenaica ricorsero a metodi di rappresaglia disumani contro la popolazione locale, la tribù dei senussiti, accusata di appoggiare il ribellismo, che venne anche confiscata dei propri beni e di una trentina dei propri capi spirituali, deportati in Italia. Inoltre per impedire i rifornimenti dall’Egitto, il generale Rodolfo Graziani fece innalzare una lunga barriera di filo spinato lunga 270 chilometri al confine. Come se non bastasse, circa 100.000 libici furono deportati in campi di concentramento nei territori di Bengasi e di Sirte, e durante la marcia estenuante che li portò in questi terribili luoghi perirono in 10.000.
    Un piccolo appunto merita Mahmoud Jibril, capo del CNT di ribelli nell’odierna guerra civile in Libia, che ha sostenuto recentemente, di fronte al ministro della difesa italiano, Ignazio La Russa, quanto fosse stato indolore il colonialismo italiano.

    Aggressione dell’Etiopia
    Spostandoci un po’ più a Sud di questo sventurato mondo, nel 1936, a termine della sanguinosa Guerra d’Etiopia, protratta dalle milizie italiane fasciste capitanate da Graziani e da Pietro Badoglio, grazie anche all’utilizzo di armi e sistemi decisamente ripugnanti e brutali (uso di gas tossici come l’iprite e, addirittura, anche l’inquinamento delle falde acquifere in alcuni villaggi) fu costituita l’Africa Orientale Italiana, comprendenti Eritrea, Etiopia e Somalia Italiana. Anche quest’altro famigerato obiettivo fu raggiunto.

    Accenno ai crimini nei Balcani e giorni nostri
    L’ultimo atto di conquista prima della Guerra sarà quello operato in Albania, con l’occupazione militare avvenuta senza grandi difficoltà nel 1939. L’Italia anche qui, iniziò una dura politica di persecuzione e oppressione delle popolazioni slave presenti in Kosovo e Macedonia, puntando sull’esasperazione del conflitto interetnico, che portò all’eliminazione fisica o all’esilio di intere comunità contadine. Sono gli ultimi scampoli di una feroce aggressione al mondo da parte della potenza militare fascista, prima del crollo fortunatamente sopraggiunto del regime al termine del conflitto mondiale. L’Italia perderà tutti i suoi possedimenti, ad eccezione della Somalia, in affinazione “fiduciaria” fino al 1960. Un’altra pagina orribile della storia poteva considerarsi conclusa. Purtroppo, l’alleanza con gli Stati Uniti dal secondo dopoguerra in poi, ci ha visto comunque colpevoli di favoreggiare l’espansionismo a stelle e strisce in tutto il mondo della potenza americana. Ma, stavolta, non rimane nemmeno il ruolo di potenza europea: il ruolo sarà solo quello dell’imbelle fantoccio, nelle mani di un burattinaio senza scrupoli, in totale asservimento a giochi, quelli speculatori economici/finanziari, forse ancora peggiori di quelli tronfi di becero nazionalismo della prima metà del Novecento.

    Simone Bellitto

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