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    Vicissitudini Della Telenecrofilia 

    Tempo di lettura: 2 minutiUna moda cominciata, trent’anni fa, con una serie di reportages in tempo reale su un bambino scivolato in una cisterna proprio mentre stava scivolando il governo, e presto divenuta una vera e propria icona del nostro inimitabile stile: stiamo parlando dell’adorabile abitudine, da parte dei nostri telegiornali, di regalarci emozionanti rendiconti sul lutto più in voga del momento. Da quando il business dell’informazione ha capito quanto i nostri animi mediterranei fossero sensibili alla cronaca nera, infatti, il teleschermo è diventato un ameno teatrino, nel quale maschere svariate e coloratissime, rappresentanti ora la madre infanticida, ora il vicino maniaco, ora la cugina mortalmente invidiosa, inventano per noi spettacoli sempre originali. Assistiamo, giorno dopo giorno, al dipanarsi di una telenovela sul dramma di una famiglia dal cognome fallico, quand’ecco che, proprio mentre stiamo ormai perdendo interesse per la vicenda, la notizia della morte di un magnate rinnova e accresce lo sconforto esistenziale che  ci opprime di fronte alla caducità delle umane speranze.

    “Perché, perché”, si ripete commosso e sgomento un cassintegrato, “perché proprio Steve Jobs ha dovuto abbandonarci? Ma noi serberemo per sempre nel cuore ciò che tu sempre ci hai sempre spronato a fare. Per te saremo folli, per te saremo affamati!”. “Ormai non ci si può fidare neanche della famiglia, non c’è più morale” borbotta un’anziana signora, considerando, a quanto sembra, il progressivo alleggerirsi della sua pensione non tanto importante quanto il caso Scazzi. E che dire dei lunghi mesi durante i quali il volto della Franzoni è apparso quotidianamente in
    programmi-salotto pomeridiani o in semplici telegiornali? Siamo fiduciosi che a livello nazionale non stia succedendo, oggi come allora, assolutamente nulla che fosse altrettanto degno di nota.

    Tutto ciò accade perché, dall’Etna al Cervino, bisogna conoscere per filo e per segno ogni pettegolezzo che sappia di sanguinoso e perverso, e se muore un personaggio famoso, da Taricone a Jobs a chiunque altro, è quasi un dovere morale partecipare al lutto collettivo che, come un’onda, sommergerà tra i suoi flutti qualunque altro pensiero.

    Al lettore lasciamo, a questo punto, la libertà di trarre le considerazioni che preferisce; noi ci riterremo più che soddisfatti dopo aver sottolineato che, arrabbiandosi scompostamente per questo o quel crimine, il singolo individuo non fa che distrarsi da realtà, per quanto meno ricche di colpi di scena, a lui più vicine.

    E qui ci fermeremo, reputando superfluo dilungarci sul compito dell’informazione in una democrazia, sui suoi potenziali rischi, sulle attuali condizioni dell’informazione in Italia.

    Carlo De Nicola

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