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    Veronika decide di morire di Paolo Coelho 

    Tempo di lettura: 3 minutiQuando spuntano scrittori come Paolo Coelho vieni quasi voglia di smettere di abbandonarsi ai piaceri della letteratura. Di fronte a libri come Veronika decide di morire (a quando il premio titolo trash dell’anno? Perché solo in questo caso darei settecento stellette a Coelho) sarebbe meglio dare il nostro cervello in pasto ai reality show o alla propaganda di qualche dittatorello basso, calvo e grassoccio che deciderà qualche giorno, di punto in bianco, di mandarci a morire in massa in qualche guerra per l’affermazione dell’inalienabile diritto all’orgasmo maschile sempre e dovunque.

    Ma bando alle premesse ad alto tasso di inutilità, passiamo alla recensione. Allora Veronika è una ragazza slovena… e qui già verrebbe da dirsi perché uno scrittore brasiliano dovrebbe ambientare un suo libro in Slovenia: non lo so, perché non in Tagikistan o alle Isole Andamane? Non si sa, comunque sia, la nostra eroina decideveronika-decide-di-morire-paulo-coelho- di tentare il suicidio e grazie a Dio si trova in Slovenia e non in Sicilia, perché in Slovenia le trovano un posto letto in un ospedale psichiatrico finché non troverà la veramente vera voglia di vivere, mentre se stava in Sicilia al quinto capitolo ancora doveva arrivare l’elisoccorso.
    Ora, la nostra arriva in questo ospedale psichiatrico che è forse l’unico al mondo ad avere applicato la legge Basaglia, perché è un posto fantastico: hanno tutti la camera singola, i dottori sono sinceri ed appassionati, le infermiere angeliche ed appassionate (e nessuna ha una tresca documentata con il primario), nessuno prende psicofarmaci e per tutto il libro è primavera. La cosa più fantastica di questo ospedale psichiatrico però sono i malati: in questo ospedale psichiatrico non si sente mai parlare di bipolari, schizofrenici paranoidi, maniaci ossessivi compulsivi, demenza multinfartuale, depressione… qui i malati di mente sembrano usciti dalle barzellette di Pierino: c’è quello che si crede Napoleone, c’è il poeta, c’è l’incompreso, c’è il fin troppo romantico: viene da chiedersi allora in quale paradiso sia stato Coelho o se egli abbia semplicemente scambiato la sua esperienza all’Agenzia delle Entrate per una al manicomio.
    Ma il bello dei libri di Coelho non è ovviamente il crudo realismo delle sue opere, ma la filosofia che c’è dietro. Coelho infatti è capace di vendere vagonate libri disquisendo sui fondamentali quesiti che si pone l’umanità da secoli, come “è meglio andare al mare o in montagna?”, oppure “stasera slip o perizoma?”, o meglio ancora “gliela chiedo al primo appuntamento o aspetto un altro po’?”. Il meglio di sé Coelho lo dà quando trova finalmente delle risposte per i drammi filosofici dei suoi lettori: il nostro autore infatti è capace di essere più scontato del finto filosofo di “Quelli della notte“, il mitico Catalano, solo che lui fa sul serio (almeno credo). Sarebbe capace di rapare ettari di foresta pluviale per stampare carta su cui scrivere innumerevoli capitoli in cui arriva alla fondamentale conclusione che “l’amore è bello”, “vivere è pure sempre meraviglioso”, “quando c’è sole è allora una bella giornata”, “se mia moglie si trucca di nuovo dopo anni vuol dire che mi mette le corna”. In Veronika decide di morire non si smentisce: il profondo significato dell’opera è che la follia in fondo in fondo non esiste, è solo un modo alternativo di vedere le cose (vallo a dire alle vittime dei serial killer). Ovviamente a rivelare l’arcano sono gli amici folli di Veronika, i quali hanno tutti una verità fondamentale da fare sorbire alla nostra eroina (vabbè che solo le piante non hanno una mazza da dire di “intelligente” in questo libro, a parte Veronika ovviamente).
    Consigliatissimo se trovate intelligenti le Winx.

    22 Risposte a Veronika decide di morire di Paolo Coelho

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