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    Alessandro Magno e Aristotele: la dialettica dell’educazione. 

    Tempo di lettura: 3 minutiAlessandro Magno e Aristotele: la dialettica dell’educazione.

    Nella storia antica è possibile rintracciare una “relazione educativa” interessante, che vide confrontarsi due personalità destinate ad avere una grande influenza nella storia e nella cultura del mondo occidentale: nel 342 a.C. il filosofo greco Aristotele (Stagira,384/383 a.C.– Calcide322 a.C.), viene chiamato a Pella, alla corte di Macedonia per fare da precettore al futuro Alessandro III di Macedonia (Pella, 356 a.C. – Babilonia, 323 a.C.), meglio noto come Alessandro Magno, figlio quasi 15enne del re Filippo II; il sovrano che in quel momento detiene l’egemonia sull’Egeo, ha una grande influenza sulle Poleis greche e rappresenta l’ultimo baluardo contro la pressione dell’Impero Persiano, a Oriente.

    Aristotele svolgerà questo incarico in modo ufficiale per circa tre anni, finché Alessandro, a soli 18 anni, sarà chiamato a partecipare alle spedizioni militari del padre.

    radici

    Stando a ciò che possiamo sapere da Plutarco, nelle sue “Vite Parallele”, il giovane Alessandro viene descritto come un allievo brillante, tanto che fu iniziato anche alle dottrine cosiddette “acroamatiche” (“ciò che si ascolta” dalla viva voce del maestro) e per questo “esoteriche” (“segrete”) alla massa, che rappresentavano il cuore più profondo del pensiero aristotelico e quanto di più avanzato si aveva a disposizione nel sapere del tempo.

    Lo stesso Plutarco riporta la citazione di una lettera che Alessandro inviò ad Aristotele dopo essere venuto a conoscenza della pubblicazione dei libri che, oggi, conosciamo con il nome di “Metafisica”;
    -“io preferirei distinguermi per la conoscenza delle cose più che per la potenza delle armi e di un impero”– alla quale il Maestro replicò sostenendo che il libro non presentasse “alcuna utilità né per insegnare né per imparare da soli questa materia” ma “per servire come traccia a chi è stato educato fin da principio secondo le teorie ivi esposte”.
    Già fin da queste prime battute è possibile percepire il rapporto dialettico tra i due, che quindi non fu privo di “fratture”, ma comunque sempre pieno di rispetto ed ammirazione quasi uguale a quella riservata al padre, tant’è che egli stesso confessava come “in grazia dell’uno viveva, in grazia dell’altro viveva virtuosamente”.

    La formazione di Alessandro fu plasmata sulla forma della tradizione greca e del suo ideale di giovane kalòs (bello) e agathòs (buono),  basata sulla lettura dell’Iliade della quale Aristotele preparò un’edizione, fornita di note, appositamente per lui denominata “esemplare della cassetta”, che egli portava sempre con sé; le fonti descrivono Alessandro come un ragazzo che amava per natura lo studio e la lettura, tant’è che durante la sua spedizione in Asia si fece inviare i libri dei principali tragediografi e dei poeti greci.

    Alessandro, succeduto al padre, divenne un sovrano tanto giovane  quanto potente (tanto da destare le invidie del giovane Cesare qualche secolo dopo), che in poco tempo riuscì a riprendere in mano la situazione all’interno della Macedonia, a ristabilire il suo potere in Grecia e ad aggiungere all’eredità di Filippo gran parte dell’Impero Persiano, spingendosi fino alle rive del Gange.
    Scelse di governare da Despota orientale allontanandosi definitivamente dall’ideale “repubblicano” di Aristotele, basato sulla “costituzione mista” tra il principio democratico d’indipendenza dal censo e il principio aristocratico dell’elezione (basata sul merito).

    Probabilmente  Aristotele serbava per Alessandro la speranza di farne un giorno un sovrano “illuminato” che, forse, avrebbe permesso di vedere realizzata l’utopia platonica dei filosofi al potere, ma alla fine Alessandro preferì (o fu costretto a) restare un potente, seppur effimero,  sovrano spegnendosi nel 323 a.C., a soli 33 anni, segnando la fine dell’età classica,  seguìto l’anno seguente dal suo più grande maestro.

     

    di Massimo Occhipinti

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