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    Il potere delle ecomafie 

    Tempo di lettura: 3 minuti

    Ecomafie. Esatto, non avete letto male. E’ proprio “ecomafie”. Ormai da tempo le mafie, specialmente quelle italiane, hanno creato questo nuovo tentacolo, che si va ad aggiungere agli altri riguardanti il narcotraffico, il racket delle estorsioni (pizzo e usura), il contrabbando, il traffico di armi, la tratta degli esseri umani, lo sfruttamento della prostituzione. Andando a formare così un vero e proprio organismo ben distribuito in tutti quei settori che fruttano ingenti proventi illeciti. Il business delle ecomafie, può essere raggruppato in quattro categorie principali: il ciclo dei rifiuti, il ciclo del cemento, le zoomafie e le archeomafie.

    Il ciclo dei rifiuti. E’ una delle attività, che in questo ambito, fruttano di più. Praticamente con questo termine si va ad indicare l’insieme delle politiche atte al fine della gestione dei rifiuti, partendo dalla loro produzione fino alla sorte finale, comprendendo quindi: raccolta, trasporto, trattamento (riciclaggio o smaltimento) e anche, l’eventuale riutilizzo umano. All’interno del rapporto annuale di Legambiente riguardante le Ecomafia, si trovano cifre esorbitanti. “Nel 2009 si è registrato un aumento significativo delle infrazioni accertate dalle forze dell’ordine, che sono passate da quota 3.911 del 2008 a 5.217, con un incremento del 33,4%.” Come ogni anno a guidare la classifica delle regioni si trova la Campania, che negli ultimi anni ha registrato un vero e proprio record di reati accertati, ben 810 inoltre, 1.048 persone denunciate, 68 persone arrestate e 366 sequestri effettuati. A seguire sul secondo gradino del podio si trova la Puglia, con 735 infrazioni accertate a cui si vengono ad aggiungere 583 persone denunciate, 12 arresti e 486 sequestri. Per finire, al terzo posto, si trova la Calabria con 386 reati, la Sicilia, 364 reati e la Toscana con 327 reati.

    Il ciclo del cemento. Altrettanto quanto il ciclo dei rifiuti, si viene ad affermare come una delle attività più redditizie per le Ecomafie. Esso consiste direttamente nella produzione, e il successivo uso di questo materiale. “Il ciclo illegale del cemento nell’anno appena passato è stato ancora una volta uno dei piatti forti dell’ecomafia. È, infatti, finito al centro di infinite trame criminali che hanno avuto per protagonisti i più efferati clan mafiosi, ma anche imprenditori, funzionari e dipendenti pubblici, rappresentanti politici. Un malaffare che si riproduce sempre uguale a se stesso e che sta facilitando la cementificazione selvaggia e la devastazione del territorio.” Inoltre sempre dalla relazione stilata da Legambiente, si trovano dati sconcertanti. Rimane immutato il podio della classifica sul ciclo illegale del cemento. Come ogni anno, purtroppo anche in questo caso, la Campania si conferma al primo posto con 1.179 reati accertati, 1.827 denunce, ben 9 arresti e 529 sequestri. Al secondo posto la Calabria con 905 reati, 931 denunce, 4 arresti e 387 sequestri. Al terzo posto il Lazio con 881 reati accertati 1.219 denunce e 360 sequestri.

    Zoomafie. E’ uno degli ultimi tentacoli che si è venuto ad aggiungere alla “piovra mafiosa”. Riguarda il traffico illecito di animali, non necessariamente vivi anche imbalsamati, come il caso che si era verificato nel gennaio 2010 dove la Guardia di Finanza bloccò un traffico di animali imbalsamati all’ aeroporto “Falcone Borsellino” di Palermo. I principali scopi per i quali avvengono questo tipo di traffici, nazionali, ma soprattutto internazionali sono le sperimentazioni che vengono fatte sugli animali all’estero ove le leggi in argomento sono meno severe rispetto a quelle vigenti nella nostra penisola. Un secondo fine sono le corse clandestine oppure le lotte, le prime perlopiù di cani e cavalli, le seconde esclusivamente di randagi. “Le province di Caserta, Napoli, Palermo e Bari, Foggia e Ragusa sono quelle più esposte al rischio di traffico illegale di randagi. Sfruttando il trabocchetto delle convenzioni, un canile che ospita 1000 randagi con una diaria di 7 euro ciascuno può contare in un guadagno di circa 2,5 milioni di euro l’anno” si legge sul sito “Terra Nauta”, che ha dedicato un intero articolo all’argomento delle zoomafie.

    Archeomafie. Con il termine archeomafia si vuole indicare l’attività dei gruppi criminali organizzati, di stampo mafioso e non, che trafficano illegalmente opere d’arte, operando così a danno del patrimonio storico, archeologico e artistico. Dal rapporto annuale di Legambiente, si legge che in Italia sta aumentando considerevolmente il numero di traffici illeciti riguardanti il commercio di reperti archeologici, quadri, sculture, libri, orologi. Una delle regioni a più alto tasso di trafugamenti e furti in materia è il Piemonte,a seguire Lombardia e Lazio. Uno dei casi più emblematici e importanti si verificò a Los Angeles al Getty Museum. La responsabile acquisti Marion True era venuto in possesso di una quantità di opere d’arte ed archeologiche trafugate in Italia e Grecia. Parte integrante del bottino era anche la Venere di Morgantina rubata in Sicilia ed acquistata dal museo nel 1988, ed alcuni affreschi provenienti da Pompei.

    Davide Giuliani

    2 Risposte a Il potere delle ecomafie

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    2. Ciaucescu

      E poi dicono che in italia non funziona niente.Dovrebbe essere il governo ben organizzato come la mafia.

       

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