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    Tirocinio al liceo 

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    Se nel corso della mia carriera scolastica ho periodicamente fatto il proposito di non studiare mai più, dopo la maturità, qualcosa come la filosofia, e questo proposito era strettamente legato con il ripudio del mestiere dell’insegnante, del quale vedevo tutte le afflizioni riversate sulla categoria degli alunni; come tutti i migliori propositi è stato sconfessato una volta iscritto ad un corso di laurea che, dopo varie peripezie, è risultato essere proprio di filosofia e dalla mia decisione di svolgere, nel semestre appena trascorso, un periodo (seppur molto breve) di tirocinio al fianco di un professore al liceo scientifico, dove qualche anno addietro ho conseguito il diploma, naturalmente sotto il tutoraggio di quella che fu la mia insegnante di storia e filosofia per tre anni (in merito ai quali vorrei sospendere ogni giudizio assiologico).

    Poiché ritengo che la maturità si abbia molto tempo dopo averla conseguita, due anni e mezzo di studi in un’istituzione ufficiale mi hanno condotto a prendere coscienza del fatto che, anche le carriere universitarie più brillanti, sono scandite da periodiche indigestioni di libri che vengono poi letteralmente vomitati nel corso degli esami, senza che peraltro ci sia nessuno a tenerti la fronte a mo’ di conforto, e che una volta chiamato dottore uno dei principali possibili impieghi è proprio quello dell’insegnamento, praticamente connaturato a qualsiasi disciplina filosofica; da qui mi sono spesso interrogato sulla sensazione di ritrovarmi di fronte ad una classe a dover svolgere una lezione, dopo non aver fatto altro per un periodo abbastanza lungo della mia vita che imparare e ripetere pagine e pagine di interi libri.
    La mia esperienza universitaria mi ha mai posto di fronte ad un’eventualità del genere?

    La risposta è no.

    Così guidato dallo stesso impulso che mi fece scegliere l’università, il corso di laurea ed un periodo di studi all’estero questa volta, nostalgico di quell’adrenalina, scelsi il tirocinio.
    Sconfortato preliminarmente dalle pratiche burocratiche che accompagnano decisioni di questo tipo e mettono in contatto due istituzioni meridionali, riuscì finalmente a completare i moduli di firme e timbri di vari uffici e personaggi, non sempre disponibili e pronti a recepire le richieste dell’ente partner o del sottoscritto.

    Tuttavia riuscì ad iniziare la mia sperimentazione professionale, e per circa un mese alternai i giorni di presenza ai corsi universitari e i giorni di presenza in diverse classi di liceo (terza, quarta e quinta) innanzitutto con evidenti ripercussioni sui miei stati veglia e di sonno, e sui miei impegni di studio.

    Le prime volte che entravo in una classe furono sicuramente accompagnate da una sensazione di imbarazzo (che fu costante seppur tuttavia attenuato anche in seguito) e dalla percezione che anche i ragazzi avrebbero dovuto abituarsi alla novità della mia presenza.

    Inizialmente venivo accolto quale spettatore chiamato saltuariamente in causa dall’insegnante, che conservava l’attenzione su di sé e confortava la mia presenza silenziosa, per cui mi recavo sereno dalla parte opposta degli stessi banchi che una volta avevo occupato io; quando, una mattina, la professoressa dovette allontanarsi dalla terza classe e “consigliò” agli alunni di rivolgermi eventuali dubbi sulla lezione precedente (su Platone).

    Molto scettico sull’accoglimento di questa indicazione pensavo tra me e me: “e ora?”;

    tuttavia con mia grande sorpresa i ragazzi mi tempestarono di domande risultandomi pertanto molto interessati, cosa che alleviò l’attesa.
    Lo stesso si verificò in quinta, ma con una reazione diversa: mi furono offerti dei biscotti fatti da loro…l’importante era occupare quel tempo.

    L’aspetto più difficile di questa esperienza erano le interrogazioni e soprattutto il momento della votazione, alle quali la professoressa mi coinvolgeva in maniera sempre più attiva: dovevo considerare la tensione degli alunni, ai quali mi sentivo ancora simile, non soltanto nel contenuto delle domande ma anche nel modo di porgerle; non volevo risultare antipatico ( e ciò probabilmente è stato un limite) e soprattutto non volevo incidere sulle loro prestazioni e le loro medie.
    Risultato: proponevo dei voti che sistematicamente, e  direi giustamente, venivano cambiati dalla professoressa; in sostanza credo di non essere ancora pronto a dare un giudizio, soprattutto su parti di programma alle quali non avevo nemmeno assistito nel momento in cui erano state svolte.

    Tuttavia ho compreso l’importanza e le difficoltà dell’insegnamento, e soprattutto la delicatezza del compito che si è chiamati a svolgere da insegnanti.

    Un aspetto da cui ho tratto molto beneficio e compiacimento è stata la decisione dell’insegnante di affidarmi la spiegazione di un intero argomento in ogni classe, forse l’incarico più importante ma nel quale ho percepito degli ostacoli meno insormontabili.

    Ho riassunto, semplificato, rivisto e corretto svariate volte le lezioni che avevo preparato per ogni classe, dove mi sono sentito abbastanza seguito, se non altro perché sarebbero stati interrogati proprio su quello che sarebbe uscito dalla mia bocca; per cui tutto veniva accuratamente annotato.

    Era difficile ridestare l’attenzione dopo i cambi dell’ ora senza adeguate sollecitazioni e se in un primo momento ho avuto l’impressione di essere risultato incomprensibile, ho trovato abbastanza presto un’intesa e un modo di fare che, almeno spero, non mi abbia reso troppo noioso.

    Era un piacere parlare e sentirsi ascoltato, percepire l’interesse testimoniato dalle domande e soprattutto scrivere sulla lavagna; che prima di allora avevo usato soltanto per scrivere i buoni e i cattivi e qualche segno matematico inconcludente.

    A conclusione di tutto, non sono sicuramente pronto, ma ho almeno accresciuto un po’ della mia consapevolezza e della mia esperienza; sono soddisfatto perché ho arricchito la mia visione del mondo e accumulato aneddoti che rievocano la mia goffaggine e la mia eroicità da teatro dell’assurdo.

    Massimo Occhipinti

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